Maisie (2002-2009)

Quella dei Maisie è un’esperienza fuori dal comune e (anche) per questo molto interessante, finora concretizzatasi in una mezza dozzina di dischi (il nuovo, Maledette rockstar, sarà in circolazione dal 19 gennaio) e parallelamente nella ricca produzione dell’etichetta autogestita Snowdonia (scopritela qui). A meno che il mio ampio archivio non stia occultando qualcosa, dei “ragazzi” ho finora recensito tre album: gli ultimi, con l’esclusione di quel Morte a 33 giri (2005) che del lotto è forse il migliore… e vai a capire perché non ne ho scritto.

Music Is A Fish Defrosted
With A Hair-Dryer
(Snowdonia)
“La musica è un pesce scongelato con un asciugacapelli”: con un titolo così è difficile attendersi qualcosa di normale, specie considerando che i titolari dell’operazione sono i Maisie e il marchio che la sponsorizza è quello, rinomato per “eccentricità intelligente”, della Snowdonia. In questa circostanza, comunque, la coppia Cinzia La Fauci/Alberto Scotti è andata ancor più al di là della norma, limitandosi a comporre i brani per affidarne poi l’interpretazione al tastierista francese Falter Bramnk o, in un paio di casi, ad altri musicisti amici: una scelta certo bizzarra ma premiata da risultati senz’altro apprezzabili, sia in termini – come dire? – di estetica sonora che per quanto riguarda gli equilibri tra attitudine “alla ricerca” e godibilità della proposta.
Ben lungi dall’essere un’opera all’insegna del nonsense, o magari uno di quegli inascoltabili (e vuoti) deliri cari ai sostenitori del rumorismo filo-industrial, Music Is A Fish Defrosted With A Hair-Dryer è invece un policromo e spesso affascinante collage di sperimentazioni “pop”: a volte anche molto allucinato, il che non guasta affatto, ma per lo più giocato sugli intrecci di melodie e sull’elemento sorpresa. Menzione speciale per canzoni – sì, vere e proprie canzoni – quali I’m Swinging, Uxoricide Waltz o Sun Burns In Pink Air, che spiccano tra assortite citazioni pseudo-lounge, sigle cinematografiche e teatrini dell’assurdo che piacerebbero ai maestri Residents.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.476 del 5 marzo 2002

Bacharach For President,
Bruno Maderna Superstar!
(Snowdonia)
Da qualche tempo, i Maisie di Alberto Scotti e Cinzia La Fauci – cioè i responsabili di quella bizzarra ma geniale etichetta/entità spirituale che ha nome Snowdonia – sono diventati più accessibili. Non che si siano messi a proporre suoni convenzionali, figuriamoci, ma certo la loro formula si è fatta meno “di rottura” e più insinuante; sempre brillante, comunque, nel centrifugare assieme elementi stilistici diversi ma non per questo antitetici – colonne sonore, rock, jazz, assortite avanguardie non necessariamente elettroniche e soprattutto pop reale e surreale – con risultati (molto) spesso affascinanti per creatività, equilibrio estetico e efficacia evocativa.
Delle ultime tappe di tale percorso, inevitabilmente sotterraneo non solo per causa di forza maggiore ma anche per scelta, testimonia Bacharach For President, Bruno Maderna Superstar!, raccolta di canzoni in inglese – ben diciannove, per una durata totale di oltre settantuno minuti – che si destreggiano con intelligenza e gusto tra lucidi deliri sintetici ed elettroacustici in un tripudio di melodie e ritmi “mutanti” creati per lo più dalle macchine di Alberto e seguiti dalla voce asciutta ma suggestiva di Cinzia, con un frenetico ma mai confuso avvicendarsi di ospiti a rendere l’insieme ancor più eclettico, imprevedibile e – ebbene, sì – altamente godibile. Musica da piano-bar? Magari sì, ma di quella che si potrebbe ascoltare in un locale extraterrestre – da Quark, su Deep Space Nine? – dove si incontrano le più bizzarre razze. Benvenuti al party alieno, divertimento assicurato.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.532 del 6 maggio 2003

Balera metropolitana
(Snowdonia)
Da quando esistono, ormai una buona dozzina d’anni, i Maisie non hanno certo lesinato in bizzarrie e colpi di scena, e questo loro nuovo lavoro – addirittura quarantaquattro tracce suddivise in due CD – non smentisce la fama del combo messinese, che con la graduale conversione a sonorità meno spigolose e ai testi in italiano ha reso la sua formula ancor più efficace e intrigante. Fra intrecci di ritmi anche ballabili e melodie di più o meno ampio respiro, campionamenti fantasiosi, alternanza di voci soprattutto femminili, soluzioni elettroniche (dal volto umano), versi spiazzanti e a volte caustici, ospiti inaspettati (Flavio Giurato e Mario Castelnuovo), assortite concettualizzazioni e persino una cover di Pippo Franco, il “teatrino dell’assurdo” di Alberto Scotti e Cinzia La Fauci si conferma un’esperienza straniante e stimolante. Nonché portata avanti con lucidità e talento, alla faccia dei superficialotti che in essa vogliono vedere solo il pur articolato trastullo ludico di due pazzoidi.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.659 del giugno 2009

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