Universal Daughters

“E questo che roba è?”, si domanderanno credo in parecchi. La risposta è semplice: un disco bello e particolare, che figura anche nella mia playlist del 2013 e sul quale mi fa piacere (ri)portare nel mio piccolo un po’ di attenzione. Dategli una possibilità.

Why Hast Thou Forsaken Me?
(Santeria)
In epoca pre-Internet un disco come questo non si sarebbe potuto fare, o quantomeno la sua realizzazione sarebbe stata faticosa e dispendiosa, con contatti iniziali non facilissimi, nastri multitraccia spediti per posta convenzionale e un’infinità di piccoli e grandi ostacoli pratici. Grazie alla rapidità della Rete, oltre che alla fama internazionale conquistata dai Jennifer Gentle con i due album marchiati dalla Sub Pop (a proposito, The Midnight Room ha ormai cinque anni sulle spalle: non sarebbe ora di un “vero” nuovo disco?), Marco Fasolo – che dell’instabile band padovana è l’unico titolare – ha potuto togliersi uno sfizio non da poco. Che poi, a ben vedere, non è esattamente uno sfizio, dato che i proventi di Why Hast Thou Forsaken Me? saranno devoluti a un’organizzazione che fornisce aiuto a bambini gravemente ammalati. E non è neppure l’ennesima robetta un po’ zoppicante sotto il profilo artistico, anche se le premesse – in scaletta solo cover, peraltro quasi sempre di pezzi non proprio famosi – legittimerebbero qualche dubbio.
La verità, nuda e cruda? I risultati, in bilico fra assortite radici a stelle e strisce – gospel, soul, country, pop alto… – e avviluppati in un’aura antica e appena spettrale, sono straordinariamente intriganti e godibili: per la “regia” di Fasolo e del produttore Jean-Charles Carbone, per la perizia dei loro fiancheggiatori (da Alessandro “Asso” Stefana a un paio dei Mamuthones) e per un fantastico parterre de roi di cantanti dove si alternano – uno per brano – Chris Robinson, Jarvis Cocker, Mick Collins, Alan Vega, Baby Dee, Mark Arm, Lisa Germano, Stan Ridgway, Swamp Dogg, Steve Wynn, Gavin Friday e i Verdena. Why Hast Thou Forsaken Me? è uno scrigno di sorprese, una magia rétro nella quale la “psichedelia” è attitudine invece che musica. Fatevene stregare.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.705 dell’aprile 2013

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