Peter Perrett

A sessantacinque anni, l’ex frontman degli Only Ones ha pubblicato il suo primo, vero album da solista, un album di commovente bellezza che mi ha spinto a contattarne l’autore per un’intervista. Sono partito da lì per scrivere una lunga – ben otto pagine – e appassionata monografia che racconta interamente la sua storia, dai primi ’70 a oggi. Il numero di “Blow Up” che la contiene, quello di novembre, sarà in edicola per pochissimi giorni ancora, e dunque chi fosse interessato corra in edicola… altrimenti gli toccherà ordinare l’arretrato, perché quell’articolo qui sul blog non lo recupererò mai.

How The West Was Won
(Domino)
Può essere dura, la vita dell’eroe di culto. Specie se hai pubblicato l’unica canzone che ha scolpito il tuo nome nella storia – Another Girl, Another Planet: fra l’altro, nemmeno una vera hit – all’avvio della tua carriera; specie se il rapporto troppo disinvolto con la droga ti ha regalato una malattia seria come la broncopneumopatia cronica ostruttiva; specie se, per le difficoltà di gestione della tua vita, ti sei impegnato per farti rimuovere dalla memoria collettiva realizzando solo cinque album in quattro decenni: tre come leader degli Only Ones, concentrati fra il 1978 e il 1980, uno del 1996 dietro la sigla The One, e ora questo esordio in proprio giunto due mesi dopo aver spento – un miracolo, alla luce dei fatti – le sessantacinque candeline. Chiunque abbia a cuore la mitologia r’n’r, retorica compresa, non potrà non vedere in How The West Was Won una splendida vicenda fatta di dettagli significativi. Uno su tutti, che nella band che accompagna Perrett ci siano i suoi due figli; un altro, che il brano selezionato come seconda anteprima, An Epic Story, omaggi Zena Kakoulli, la donna che dal 1969 divide con il Nostro gioie e dolori. Sì, insomma, parliamo di uno di quei dischi che si farebbe fatica a non adorare, figuriamoci a maltrattare, anche se fosse merda.
La splendida notizia è che How The West Was Won non è merda, nient’affatto. D’accordo, all’inizio lascia un minimo interdetti con il quasi-plagio di Sweet Jane della comunque piacevole title track, ma passo dopo passo incuriosisce, intriga e poi conquista con il suo perfetto equilibrio fra morbidezza e vigore, con il suo rock’n’roll accattivante, con la magnetica “slackness” del canto, con le sue azzeccate digressioni psych (come resistere alle fragranze narcotiche di Living In My Head o di Take Me Home?). Siamo ovviamente nel campo del classic rock più genuino e non plastificato, fra echi volontari di Lou Reed (mai mancati, nella musica di Perrett) e presumibilmente involontari dei Primal Scream (facile immaginare Sweet Endeavour o Something In My Brain in bocca a Bobby Gillespie), nonché di tante altre cose belle, antiche ma sempre attuali. In cabina di regia c’è Chris Kimsey, a più livelli sound engineer dei Rolling Stones nei ’70 e negli ’80, ed è in qualche modo un cerchio che si chiude. Alla grande.
Tratto da Blow Up n.230/231 del luglio/agosto 2017

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Categorie: recensioni | Tag: , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Peter Perrett

  1. PaoloRep

    Suonare con i propri figli a sessantacinque anni, dopo una vita che definire tribolata e’ poco, deve essere un’esperienza da strappare il cuore. E traspare in maniera vivida dal disco. Ho letto il tuo articolo dopo aver gia’ consumato il disco e lo avevo gia’ scritto anch’io, uguale, parola per parola, pubblicandolo nel mio cuore. Questo mi inorgoglisce un po’ e mi conferma, ancora una volta, di quanto siano vicine le nostre sensibilita’. Grazie a Perrett. “Another Man Another Planet”.

  2. Ugo Malachin - rawkin' dog

    Grazie Federico, un grande album e suona come deve suonare un CD, non come il 99% di quelli, per me, inascoltabili, usciti dal 1997 ad oggi! Domani faccio il rip di England’s Glory, quello uscito su 5 Hours Back, del quale mi ero scordato l’esistenza …

  3. Mauro

    La prima volta che l’ho ascoltato, How the West Was Won, ho pensato: bello! Poi l’ho riascoltato. E riascoltato e riascoltato con una frequenza da altri tempi ed ho cambiato giudizio: Capolavoro!!!

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