Andrea Laszlo De Simone

Ieri sera al Monk, nell’ambito del Rome Psych Fest, “prima” assoluta nella Capitale per Andrea Laszlo De Simone. Un’ora di concerto, con le canzoni di Uomo donna – lo splendido album d’esordio dell’artista torinese – proposte in chiave più compatta, aggressiva e diversamente intensa. Questo è quanto ho scritto mesi fa del disco, che naturalmente farà bella mostra di sé nella mia playlist personale del 2017.

Uomo donna
(42)
Evitiamo di fare nomi, ma vista la quantità di immondizia più o meno di successo generata nell’ultimo paio d’anni dal giro cantautorale cosiddetto indie, sarebbe legittimo guardare ogni emergente con sospetto, magari chiudendosi il naso per sfuggire eventuali tanfi pestilenziali. Non avrebbe invece senso far calare una paratia stagna davanti a ogni nuova proposta, perché così facendo si perderebbero gioielli come questo esordio ufficiale di Andrea Laszlo De Simone, che non è esattamente un ragazzino imberbe (alle sue spalle diverse esperienze, compreso un primo album semiclandestino prodotto in proprio cinque anni fa, Ecce Homo) ma che è stato in grado di conservare la freschezza e la positiva incoscienza tipiche di chi fa musica perché vuole/”deve”, fregandosene di seguire l’onda alla ricerca di facili consensi. Poi, è ovvio, per realizzare qualcosa di valido serve il talento… dote che, nel caso dell’artista torinese, sembra però essere presente in quantità notevoli.
Dodici brani per quasi un’ora e venti di durata complessiva, con ben cinque che superano i sette minuti, “Uomo donna” è un brillante, fantasioso, imprevedibile viaggio in una sorta di pop multiforme e visionario nel quale confluiscono un bel po’ di elementi: psichedelia, progressive, beat, elettronica povera e colonne sonore, calati nel contesto di una canzone d’autore dal chiaro respiro battistiano. E non a caso quello del Lucio nazionale è il primo nome citato come riferimento – assieme a Domenico Modugno, Verdena, Beatles, Tame Impala, Claudio Rocchi e Iosonouncane – nel comunicato stampa della sempre illuminata 42 Records; e il bello è che nel disco si può trovare davvero di tutto, senza freni inibitori e senza che il risultato – a scanso di equivoci, ricco di splendide melodie – dia mai l’impressione dell’accozzaglia incoerente o confusa. Forse non per tutti, ma a suo modo magico.
Tratto da AudioReview n.390 dell’agosto 2017

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Andrea Laszlo De Simone

  1. Sono andata a cercare l’album e l’ho trovato davvero interessante, non mi resta che dedicargli la giusta attenzione, la musica non va solo ascoltata e lasciata andare, ma fortunatamente esiste ancora chi ci porta a leggerne il significato di parole e suoni. Grazie come sempre!

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