Guignol (2001-2012)

Il mondo è pieno di ottimi gruppi che purtroppo rimangono “nascosti”. Per forza di cose mi è più facile accorgermi di quelli italiani e in tanti anni non mi sono mai risparmiato per cercare di migliorare la loro condizione. Con i Guignol mi aspettavo di ottenere di più, ma pazienza: già il fatto che siano ancora in circolazione e continuino a pubblicare dischi – il prossimo arriverà a febbraio – e suonare dal vivo è un buon risultato. Della band milanese ho recensito in pratica tutto, con l’eccezione dell’ultimo album Abile labile (non perché non mi sia piaciuto: a volte capita che non ce la si faccia) e dell’EP del 2009 Canzoni dal cortile. Ripropongo qui l’intera sequenza dalla segnalazione di un demo fino ad Addio cane del 2012, mentre per il successivo Ore piccole (2014) c’è da cliccare qui.
Come accaduto nel 2000 con i Sycamore Trees, anche quest’anno Il Mucchio ha selezionato una band emergente e priva di contratto discografico per esibirsi a Sonica, il popolarissimo festival organizzato dal Comune di Misterbianco (Catania). A rappresentarci saranno i Guignol, gruppo milanese i cui brani (in italiano) “hanno come filo conduttore la difficoltà di vivere situazioni e rapporti nell’alienazione e nell’illusione di qualche piccola rivincita morale”. Vivamente consigliato il loro ultimo CD-R con sei tracce, Passo d’uomo, dove la band propone un efficace cocktail di influenze che, per ammissione degli stessi musicisti, abbracciano tra gli altri Nick Cave, Lou Reed, Bob Dylan, Tom Waits, Mark Lanegan, Joseph Arthur, Fabrizio De André, Vinicio Capossela.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.445 del 5 giugno 2001

Sirene
(Toast)
Ci sono sempre piaciuti parecchio, i Guignol. Anche quando erano tra i numerosissimi emergenti che ci inviano senza grande convinzione i loro demo, trovandosi inaspettatamente in uno dei compact che ogni due mesi assembliamo per i nostri abbonati e sul palco di “Sonica 2001” quali rappresentanti del Mucchio. Scontata, dunque, la nostra soddisfazione per il fatto che il quintetto milanese abbia finalmente raggiunto il traguardo dell’esordio discografico con questo EP e che in esso sia compreso Profondo blu – il brano a suo tempo scelto per la nostra compilation – ovviamente in una versione più matura e curata sul piano tecnico.
Sirene, allora: quattro episodi all’insegna di un rock d’autore dai toni inquieti e dalle atmosfere in qualche modo solenni, dove si amalgamano vaghi influssi della gloriosa new wave degli ‘80 e riferimenti chissà quanto consapevoli al miglior rock contemporaneo, dal Nick Cave meno eccessivo ai Calexico più scuri; il tutto a sostenere liriche torbide e a tratti quasi scabrose declamate con suggestiva enfasi, nelle quali si percepisce un’atmosfera di disagio e il desiderio di esorcizzarla – o, magari, di compiacersene – attraverso una precisa e lodevole ricerca estetica. Difficile indicare preferenze tra la succitata Profondo blu, che del disco è il momento più pacato e avvolgente, e gli altri tre pezzi – Nudo e crudo, Romeo e Giulietta… verso il mare e Come veleno – che al contrario puntano su strutture più robuste e incalzanti; meglio, quindi, non porsi questo genere di problemi e lasciarsi trasportare dal turbine emotivo ed emozionante dei Guignol, livido e surreale come il quadro di Chagall che fa bella mostra di sè sulla copertina anteriore e sfocato – ma nel senso buono del termine – come la fotografia della band collocata all’interno.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.547 del 23 settembre 2003

Guignol
(Lilium)
Nostri “protetti” dai giorni ormai lontani del demo Passo d’uomo, i Guignol sono finalmente giunti al primo album, che si è avvalso della produzione artistica di un veterano del rock nazionale quale GianCarlo Onorato. Più che sensibile la crescita ispirativa e interpretativa al confronto con il l’EP Sirene edito nel 2003 dalla Toast: oggi, il quintetto milanese si rivela assai più convinto e convincente nel suo rock d’autore torbido e ombroso, alla cui caratterizzazione contribuiscono in modo determinante le malsane fantasie blues disegnate dagli strumenti – da sottolineare il fascino delle trame di chitarra slide e organo Farfisa – e le performance vocali in odore di teatralità del leader Pierfrancesco Adduce. Un disco assai intenso, questo Guignol, figlio di un’indole narrativa visionaria e spesso minacciosa, sulla cui seducente espressività ha certo pesato il notevole lavoro di rifinitura e cesello compiuto su suoni e parole…. a partire da Il branco, che inaugura la scaletta con morbide efferatezze che sarebbero piaciute al Nick Cave degli ‘80, per giungere al più pacato adattamento italiano di Story Of Isaac di Leonard Cohen, che la suggella avviluppando in armonie mesmeriche e “misticheggianti”.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.618 del gennaio 2006

Rosa dalla faccia scura
(Lilium)
Esponenti tra i più personali del cosiddetto rock d’autore, i milanesi Guignol confermano quanto di buono avevano realizzato nel mini Sirene e nell’omonimo album di due anni fa, spingendo la propria creatività verso sintesi più mature e ardite. Seguito in studio, come nel precedente CD, da GianCarlo Onorato, il quintetto capitanato dal bravo Pier Adduce ha ulteriormente preso le distanze dalla classica forma canzone, allestendo paesaggi ancor più torbidi e fantasiosi: nelle trame sonore, aperte a soluzioni imprevedibili pur nel costante riferimento a un deviatissimo blues-folk di impronta metropolitana, così come nei testi declamati con maggiore o minore enfasi, altrettanto pregevoli nello sposare tensioni, ansie, cupezze e intriganti visioni. Una voce abbastanza fuori dal coro, quella dei Guignol, e anche per questo meritevole – non bastassero le sue complesse e insinuanti alchimie di note e parole – di tutta l’attenzione possibile.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.645 dell’aprile 2008

Una risata ci seppellirà
(CasaMedusa)
I Guignol esistono da oltre dieci anni, e prima di questo Una risata ci seppellirà hanno realizzato due album e altrettanti ep: un percorso che, seppur dipanatosi un po’ ai margini della scena indie, non ha mancato di raccogliere consensi e permettere alla band milanese di ritagliarsi un suo spazio. Nei dieci episodi qui messi in fila, Pier Adduce e compagni non si sono affrancati dalle atmosfere livide e dai toni enfatici che da sempre caratterizzano il loro approccio: li hanno però inseriti in un contesto r’n’r più abrasivo e vivace del solito, accostandogli testi meno contemplativi e più orientati verso una critica socio-culturale che è assieme ricercata e pungente. Dal torbido intreccio è scaturito un rock d’autore senza dubbio efficace, una sorta di garage-blues – decisivo, in tal senso, l’ampio uso dell’organo – dotato di buon impatto fisico così come della facoltà di insinuarsi a livelli più profondi; nuove sfumature, insomma, per un gruppo preparato e serio, che al fighettismo trendy e ad ogni genere di fumo negli occhi preferisce, pur sapendo di condannarsi in tal modo a un ruolo nulla più che di culto, l’onestà intellettuale e una sana, rassicurante (?) sostanza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.670 del maggio 2010

Addio cane!
(Automatic)
Quattro album e due ep in dieci anni di attività discografica non sono pochi e denotano, se non il valore assoluto di un progetto, almeno una notevole determinazione da parte dei suoi artefici nel farlo crescere e, se possibile, incrementarne i consensi. Per quanto concerne i Guignol, va detto, i risultati pratici sono stati purtroppo inferiori alle legittime attese, vista la qualità di un rock d’autore fortemente influenzato dal blues e dunque immerso in atmosfere notturne oltre che autorevole a livello di testi: possibile, dunque, che il titolo – geniale: provate a leggerlo ad alta voce, rispettando l’assenza della virgola fra le parole che lo compongono – riveli la volontà del quartetto milanese di ritirarsi dalle scene. Se andasse così sarebbe davvero un peccato, soprattutto alla luce della bontà di queste undici canzoni scure ma non tetre, scarne ma non povere, avvolgenti ma scosse da vibranti tensioni rock, oniriche ma legate al quotidiano, tendenzialmente letterarie ma non pretenziose, un po’ austere ma godibilissime.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.696/697 del luglio/agosto 2012

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