Trax, 1981-1987

Negli anni ’80 mi fece molto piacere seguire nel dettaglio l’avventura della Trax, curiosa organizzazione allestita dal compianto Piermario Ciani, Vittore Baroni e (quasi subito) Massimo Giacon. Di cosa si trattasse è spiegato nelle righe che seguono e dunque non mi ripeto: mi limiterò a dire che questi (allora) ragazzi operavano con filosofia da Internet quando il Web era solo nei libri di fantascienza. Approfitto però della pubblicazione del doppio vinile antologico Trax Test (Excerpts From The Modular Network 1981-1987) da parte dalla Ecstatic Recordings di Londra (la prima tiratura di cinquecento esemplari è già esaurita, ma si attende una ristampa) per recuperare dai sacri archivi una monografia che scrissi in occasione della chiusura del progetto e le recensioni d’epoca dei dischi in vinile. Pochi, perché la Trax produceva soprattutto cassette.
“All For Art and Art For All”, tutto per arte e arte per tutti: basterebbe forse questa semplice locuzione a sintetizzare la filosofia della Trax, anomalo microcosmo produttivo’ operante nel campo della musica, delle immagini e della parola scritta che per sei anni si è mosso con notevole vivacità ed encomiabile coerenza delineando “tracce” (trax, appunto) e percorsi di cultura sotterranea. Con Last Trax, lussuoso libretto + 7” EP questa singolare organizzazione ha deciso di chiudere i battenti, e anche il sottotitolo del lavoro (Resoconto finale del progetto Trax) non lascia adito a dubbi sul fermo intento dei suoi responsabili di sospendere l’attività; questo breve articolo, però, non va inteso come la solita celebrazione postuma, la solita querula commemorazione, il solito commento critico-infonnativo infarcito di vuota retorica; pur se estinta come organismo “ufficiale”, infatti, la Trax continua a essere – attraverso le policrome intuizioni creative dei suoi singoli adepti – una realtà del tutto efficiente, dalla quale è realistico attendersi sempre nuove sorprese. Alla base di questa operazione giornalistica c’è dunque solo il desiderio di offrire al lettore una sorta di prontuario che serva da sprone alla conoscenza di un qualcosa di imprevedibile e stimolante, di cui ben pochi – o, almeno, è lecito credere – avrebbero potuto sospettare l’esistenza. Perché, al di là di qualunque considerazione artistica, quelli della Trax mi sono da sempre maledettamente simpatici, con le loro teorie sulla libertà di espressione e sulla sua indipendenza da questioni meramente speculative. In un mondo concreto fino al più ributtante cinismo, è bello avere ancora la possibilità di credere nella vittoria dell’Utopia.
La Trax è nata dal desiderio di riempire un vuoto, ovvero di stabilire dei ponti di comunicazione con il resto del mondo pur continuando a vivere in cittadine di provincia dove non succede mai nulla di interessante. Una comunicazione che non fosse però fredda e a senso unico, ma che potesse avviare un dialogo con altre persone, produrre dei frutti. Già dalla metà degli anni Settanta avevo iniziato a esporre alcuni miei collage, ma non ero per niente soddisfatto del rapporto di inevitabile distacco che c’è fra l’artista, il critico che ne analizza l’opera, il gallerista, gli abituali visitatori dei vernissages. Essendo cresciuto con ascolti e letture di una cultura alternativa, sentivo la necessità di muovermi in modo più libero ed elastico. Nel 1977 ho scoperto l’esistenza della Mail Art (arte postale), ovvero di altre persone sparse per il pianeta che Ia pensavano più o meno come me. Trax è un progetto multimediale aperto che incamera modalità della Mail Art, creando lo stesso efletto di corto circuito che questa provoca nell’ingranaggio del mercato dell’arte (chiunque può partecipare e diventare artista, le opere vengono barattate-regalate e non vendute). I prodotti seriali di Trax (cassette, dischi, audioriviste) sono una parodia del materialismo consumistico dell’industria culturale, il contatto che si instaura tra i vari terminali del Trax-network è più importante del prodotto finito e il pubblico che si trova fra le mani i lavori Trax è sempre stimolato a interagire. In effetti, molti dei primi lettori di Trax sono diventati parte attiva dei lavori successivi”. (Vittore Baroni).
Questa, dunque, la “teoria”. L’etica professionale, però, impone di aggiungere che la Trax ha cominciato a prendere forma nella primavera del 1981 quando Piermario Ciani (fotografo, pittore, studioso di comunicazioni multimediali) e Vittore Baroni (giornalista, artista sui generis, cultore di rock underground e incidentalmente collezionista di dischi) hanno unito i propri talenti e le proprie esperienze concependo un complesso apparato che essi stessi – col senno di poi – definiranno “un sistema modulare a componibilità illimitata”. “Usiamo questo termine perché le diverse componenti grafiche, sonore, testuali possono venire smontate e ricombinate a piacimento: spesso i nostri dischi sono divenuti le sonorizzazioni delle mostre da noi organizzate, oppure opere grafiche sono state utilizzate come ‘spartiti’ per operazioni sonore. Non esiste uno stile grafico o musicale preciso, in quanto Trax è un contenitore, un sistema di smistamento di idee e non un movimento artistico con direttive da seguire”. Per battezzare la bizzarra iniziativa viene scelto il nome Trax, una sigla dai mille possibili significati (“Al contrario Trax diventa X-Art, dunque qualcosa come arte rovesciata, occultata o anche proibita”, e vi tralascio le infinite altre varianti che la lettera X può consentire); Ciani e Baroni, poi, si assegnano una particolare denominazione, costituita da due cifre (01 per il primo, 02 Per il secondo), così come faranno tutti coloro che con il tempo daranno la loro fattiva adesione al progetto: il musicista/disegnatore Massimo Giacon, n.03, e via via Giancarlo Martina, Enrico Piva, Nocturnal Emissions, Daniele Ciullini, De Rezke, Ado Scaini, fino a giungere alla ragguardevole quantità di 536 partecipanti di 31 nazioni diverse, fra i quali non si può non citare l’arcinoto William Burroughs.
Trax 1081 – Vietato ai minori e Trax 1281 – Technodeath sono le prime opere audiovisive di una certa importanza, ciascuna composta da un libretto illustrativo del “tema” affrontato (la pornografia e la morte), una compilation su cassetta nella quale sono raccolti i contributi sonori e vari gadget; col trascorrere degli armi la “banda Trax” esplicherà più volte il suo estro nell’elaborazione di progetti analoghi (nastro + graphic art), confezíonando gioiellini in tiratura limitatissima (100/200 copie, con poche eccezioni) non sempre brillanti in ogni loro “tassello” (dopotutto, il risultato di un processo creativo non può riscuotere consensi per il solo fatto di “essere”, ma deve riuscire a coinvolgere in qualche modo il fruitore) ma comunque in grado di suscitare almeno curiosità. 0282 – Horrorbox (cassetta + cartoline di argomento “onorifico”), 040482 – The Cop Killers (“Documenti sonori da un mondo futuro dove la violenza è una virtù e la creazione artistica illegale”), 0682 – Notterossa (un omaggio a William Burroughs), 0184 – Grand Trax, 0884 – Tooth & Nail, 0185 – Psicofonìe, 1085 – Neoist Ghosts sono gli altri capitoli di una storia avvincente, riservata purtroppo a pochi ma affatto compiaciuta della sua “marginalità”. Anche per allargare la cerchia dei propri sostenitori/collaboratori, tentando in parte di sfuggire al rischio di una cronica ghettizzazione, i Trax-men hanno per tre volte ideato e realizzato interessanti produzioni discografiche, accolte con entusiasmo dalla critica che non ha potuto disconoscerne l‘originalità e la validità di contenuti: 0982 Xtra, un album in cui ogni brano è stato inciso da diversi musicisti che si sono scambiati per posta i master, rielaborandoli senza mai incontrarsi; 0983 – Anthems, un altro LP (ma ne esiste anche un’edizione su cassetta con alcune modifiche di pezzi) nel quale musicisti di Stati reali o immaginari (c’è, ad esempio, la “Repubblica di Naon” dei giovani pordenonesi) hanno offerto libere interpretazioni dei loro inni nazionali; 0784 – Fuzzi Bugsi tumpa il bongo, mini-LP del gruppo Spirocheta Pergoli (Massimo Giacon, Alberto Mineo e Enrico Friso) dove, fra elettronica e strumenti giocattolo, l’avanguardia cammina a braccetto con la spiritosa dissacrazione. Ai tre lavori vinilici di cui sopra va poi aggiunto il 7 pollici dei Nipoti del faraone, accluso al booklet-catalogo Last Trax di cui si è accennato in apertura. “Sei anni ci sono parsi più che sufficienti per verificare le diverse possibilità del sistema Trax; sarebbe stato inutile continuare all’infinito e ciascuno di noi ha ora più tempo a disposizione per mettere in pratica nuove idee. Inoltre, dal punto di vista finanziarìo, raramente i progetti Trax si sono chiusi con i conti in pari, più spesso con pesanti deficit, quindi sarebbe insensato proseguire a muoversi con lo stesso tipo di autoproduzioni. Le maggiori soddisfazioni le abbiamo comunque avute lavorando per concerti ed esposizioni (Xerographica e Nuvole Rotolanti, ad esempio), dove abbiamo constatato che il pubblico generico è sinceramente interessato da Trax. La reazione più comune è ‘non capisco cos’ê, ma mi piace’. Last Trax è il nostro testamento finale, ma senza alcuna triste implicazione: anche se Trax cessa di esistere, la Mail Art e le strategie sotterranee di networking internazionale che l’hanno ispirata continuano a proliferare ed espandersi. Last Trax è stato prodotto in soli mille esemplari, e dato che si tratta della nostra ‘ultima follia’ vorremmo vada a finire in mano alle persone giuste; quindi, invece di pregare in ginocchio qualcuno affinchê le distribuisca, possiamo prenderci la soddisfazione di darne qualche copia solo a chi ci sta simpatico. Chi lo vuole, dovrà richiedercelo direttamente: fra qualche anno, tanto, sarà già un rarissimo oggetto di culto, no?”
Così parlò Zarathustra (ooops, Vittore Baroni). Trax o non Trax, lunga vita agli appassionati sostenitori della Mail Art.
Tratto da Rockerilla n.95/96 del luglio/agosto 1988

Trax 0982
Xtra
Trax 0982 Xtra propone brani senza compositore eseguiti da ensemble inesistenti di persone che si sono “incontrate” solo attraverso una rete di tecnologie di riproduzione e mezzi di comunicazione. Ancora una volta si torna a parlare della Trax, un’organizzazione particolarissima che associa artisti di varie parti del mondo interessati alle più diverse forme di espressione: musica, grafica, video e più in generale, performance audiovisive. Dopo aver realizzato cinque cassette (a ognuna delle quali si accoppiano lavori grafici in tema), la Trax ha adesso portato a termine il suo progetto più ambizioso e anticonvenzionale, di sicuro destinato a far parlare di sé ovunque ci sia interesse per le manifestazioni artistiche più sincere e, soprattutto, innovative. Trax 0982 Xtra è infatti un album comprendente dieci canzoni attuate in modo davvero singolare, che non trova (almeno per quanto ne so io) paragoni né nel passato, né nel presente. Ogni composizione è frutto del lavoro di più individui, individui che operano in luoghi diversi e che usano la rete postale come contatto; ciascuno si è dedicato all’elaborazione di basi sonore inviategli da altri, che ha poi spedito a un nuovo collaboratore per un’ulteriore rifinitura, il tutto con la supervisione dell’unità 01 del progetto Trax, ovvero Piermario Ciani. L’intreccio dei vari interventi dei dieci partecipanti sulle tracce è ottimamente rappresentato nel disegno di copertina del 33 giri.
Dopo questi chiarimenti, penso sarà difficile che qualcuno di voi non provi almeno curiosità per Trax 0982 Xtra e per le alchimie sonore in esso contenute. A parte questo, però, c’è da dire che i brani del disco non sembrano affatto essere la conseguenza di operazioni così complesse, giacché risultano assai omogenei e per nulla confusi come si sarebbe potuto forse pensare viste le numerose manipolazioni cui sono stati sottoposti. Alla realizzazione del LP hanno partecipato Piermario Ciani, Vittore Baroni, Enrico Piva e Daniele Ciulllni, fotografi e appassionati di arti visive oltre che sonore; Massimo Giacon, grafico e disegnatore di fumetti; Giancarlo Martina, chitarrista dei B~Sides; i De Reske, trio genovese responsabile di un’intensa attività nel campo della performance; Ado, uno dei più emblematici personaggi del Great Complotto di Pordenone; Martin Hall, giovane ma affermato musicista danese con all’attivo anche un album per la CBS; i Nocturnal Emissions, duo britannico dedito alla musica industriale. Dal punto di vista strettamente musicale, i pezzi presentano strutture piuttosto diverse le une dalle altre, anche se quasi tutte si avvalgono dell’uso di vari tipi di rumori, voci bizzarre, manipolazioni di nastri; non mancano, comunque, episodi marcatamente melodici come la bellissima Combination, derivata da “interferenze incrociate” fra Massimo Giacon e Giancarlo Martina, che merita la palma del brano più accattivante della raccolta. Più che cimentarsi in un’indagine critica sui singoli episodi, è però meglio sottolineare l’importanza in prospettiva di Trax 0982 Xtra, un album nuovo e stimolante che apre interessantissime vie di sviluppo per quanto riguarda la messa in atto di progetti sonori: vi pare forse una cosa da poco sconvolgere i convenzionali concetti di “canzone” e di gruppo” imprimendo su vinile i risultati di collaborazioni a distanza fra gente che spesso non si conosce neppure di persona? Trax 0982 Xtra è molto più di un semplice disco e, anche prescindendo dai suoi contenuti, merita grandissima considerazione da parte di tutti.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.59 del dicembre 1982

Trax 0983
Anthems
Dopo l’album Trax 0982 Xtra, gli enigmatici personaggi che formano il gruppo Trax tornano alla ribalta con un nuovo singolare progetto vinilico concepito, come di consueto, sulle basi di lucide teorizzazioni. Il “modulo operativo” proposto è, questa volta, la “cooperazione internazionale diretta, flessibile e senza intermediari”; per raggiungere tale obiettivo, Vittore Baroni ha invitato artisti di tutto il mondo a registrare una libera interpretazione del proprio inno nazionale, a cimentarsi nell’esecuzione di un altro o addirittura a inventarne uno per paesi inesistenti. Il risultato di questa bizzarra ma geniale idea è racchiuso in Anthems (un album) e in Anthems 2 (una cassetta + libretto contenente nove brani in più dell’edizione 33 giri), ai quali partecipano parecchie formazioni sconosciute di varie parti del nostro sovrapopolato pianeta, e alcune più note: è il caso dei britannici Renaldo & The Loaf (del giro Ralph Records), degli statunitensi Culturcide e dei “naoniani” Cancer).
Logicamente le musicalità sono assai eterogenee e non sempre interessanti come era forse lecito attendersi, ma per fortuna gli spunti validi non solo del tutto assenti; l’elettronica, quasi scontato, la fa da padrone sia nell’ambito delle composizioni più melodiche che nel campo della Industrial Music più devastante, ma c’è anche da segnalare la presenza di un gruppo hardcore punk brasiliano e di qualche formazione che francamente non saprei come definire. Il progetto, ed è questo che conta di più, è stato comunque portato avanti con estro e chiarezza sufficienti a qualificare questo Anthems come un lavoro di indubbio interesse, inevitabilmente destinato a far discutere almeno nei “clan” (sempre più ampi e smaniosi di proficue collaborazioni reciproche) della sperimentazione mondiale. Niente più che un “cult-album”, comunque (o forse sarebbe il caso di dire “purtroppo”), ma il fatto stesso che Anthems sia stato prodotto in ltalia è un ulteriore punto a suo favore. Speriamo che serva a qualcosa.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.71 del dicembre 1983

Spirocheta Pergoli
Fuzzi Bugsi tumpa il bongo

Dal fumettista Massimo Giacon, che assieme ai due compagni Alberto Mineo ed Enrico Friso compone lo stravagante ensemble Spirocheta Pergoli, arriva questo 12”EP con quattro brani, primo lavoro del nuovo corso del gruppo multimediale Trax. Ispirato dal cinema horror e dal mondo crudele/fantastioso del bambino moderno. Il gruppo è dedito a una musica assai personale oltre che palesemente di ricerca nella quale confluscono sollecitazioni elettroniche, rumorismo, estro e follia: un buon esempio è costituito dai pezzi Pistole giocattolo e Fuzzi Bugsi, colonna sonora di un racconto a fumetti di prossima pubblicazione su Alter, che sottolineano una volta di più le contaminazioni fra rock e fumetti evidenziate dalla mostra Nuvole Rotolanti di Forte dei Marmi. Un disco nuovo ed estremamente ricco di spunti interessanti, il cui valore esula dai confini della scena nostrana.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.80 del settembre 1984

Last Trax
Nonostante la mia avversione per i necrologi – perché la vita, di qualunque genere, è troppo bella per essere suggellata con una misera manciata di parole – non ho potuto esimermi dallo stendere una epigrafe per la Trax, che all’alba dell’anno in corso ha deciso di interrompere la sua attività produttiva. Realtà unica non solo in campo italiano, questa singolare organizzazione ha operato fra il 1981 e il 1987, coinvolgendo oltre cinquecento artisti delle più diverse nazionalità; il suo scopo era instaurare una rete di comunicazione che unisse attraverso il medium postale personalità creative interessate a scambiarsi stimoli e idee, o semplicemente a trasmettersi le proprie esperienze. Il risultati di tali insoliti rapporti sono documentati da un consistente numero di produzioni su carta, nastro, vinile e materiali di ogni tipo, che incarnano in sé il concetto di arte genuina e incontaminata, senz’altro movente al di fuori dell’esigenza di espressione (musicale, grafica, eccetera).
Piermario Ciani, Vittore Baroni e Massimo Giacon sono stati i tre principali artefici del progetto e Last Trax è in un certo senso il sunto di quanto hanno realizzato.: un lussuoso libretto di 60 pagine contenente il catalogo Trax, una selezione della rassegna stampa e l’elenco completo dei collaboratori; alcuni gadget quali adesivi, cartoline e francobolli; un EP 7” con otto brani de I Nipoti del Faraone, ennesima creatura del vulcanico Giacon alla prese con un sound nel quale si mischiano sperimentazione e ironia (alla Residents, per intenderci). Della Trax, del suo passato e del suo futuro si discuterà più diffusamente a breve. Nel frattempo, ordinate (per posta, è chiaro) questo “oggetto misterioso” e dedicatevi alla scoperta di un’insospettabile avventura sotterranea. Dopotutto, meglio tardi che mai.
Tratto da Rockerilla n.93 del maggio 1988

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Categorie: articoli, interviste, recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Trax, 1981-1987

  1. DaDa

    Provenendo dalla terra del compianto Ciani, venni a sapere del progetto Trax proprio dalle pagine di Rockerilla. Un vero paradosso, visto che abitavo a pochi Km da lui ! Comunque sia lui che Baroni hanno continuato ad “agitare” il clima musicale ed artistico. Su tutti il Luther Blisset Project di cui ricordo un Chi l’ha visto? del 1995, in cui si cercava l’artista inglese Harry Kipper scomparso in Friuli.Ovviamente Kipper non esisteva, ma unendo i punti delle segnalazioni geografiche (false) giunte alla trasmissione, si formava una frase.

  2. Non sapevo dell’esistenza di questo progetto: sembra un capolavoro di creatività. Fa strano, al giorno d’oggi, pensare che l’Italia fosse in un passato relativamente recente attraversata da simili fermenti lato sensu culturali.
    Grazie di questo interessante recupero.

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