Foo Fighters (2017)

Non ricordo come mai sono finito a scrivere, e piuttosto in lungo, dell’ultimo album dei Foo Fighters; so però che di sicuro la recensione mi è stata assegnata ben prima che ne avessi ascoltato una sola nota, e ciò esclude ogni ipotesi di stroncatura premeditata. La faccio comunque breve: Grohl e compagnia sono finiti sulla copertina di “Classic Rock” di ottobre e, nella rivista, insieme a una monografia dai toni celebrativi (non firmata da me), c’era la critica ben poco benevola che ho qui recuperato. Ovviamente, in tempo quasi reale, la recensione è stata scansionata e pubblicata su una frequentatissima pagina di fan, con conseguente, abituale florilegio di commenti-vaccate a opera di leoni e leonesse da tastiera: “ma questo chi è?”, “come si permette?”, “che rosicone!”, “eh, mai i critici devono per forza cercare il pelo nell’uovo”, “il solito frustrato che voleva fare il musicista ma non ce l’ha fatta”, “che volete che ne sappia, ha scritto le biografie di Carmen Consoli e Litfiba!”, “che gli hanno fatto?”, fino all’inevitabile, frusto “di musica non capisce un cazzo”. Tutto ampiamente previsto, compresa la pressoché totale assenza di qualsivoglia tentativo di entrare nel merito.
Recupero adesso la recensione incriminata, rimandando anche a questo vecchissimo articolo che dimostra come segua i Foo Fighters da sempre e come non sia affatto prevenuto nei loro confronti. Rileggendola un mese e mezzo dopo, non cambierei una virgola.

Concrete And Gold
(Roswell)
Arduo confutare la tesi secondo la quale il rock “classico” non è da tempo colonna sonora e inno di chiamata alle armi per i giovani ribelli o almeno un po’ indisciplinati. Non è più sovversivo, non fa più paura, è addirittura preso per il culo in un terrificante spot della Vileda; con rare e per lo più sommerse eccezioni, continua a sopravvivere in apparente buona salute all’interno dei suoi pur ampi confini, ma con un’incidenza culturale e sociale ben diversa da quella della sua età dell’oro. È rimasta la musica, ovviamente legata ai rituali, ai cliché e alla mitologia che nei decenni passati ne hanno amplificato l’efficacia; ed è musica che bene o male continua a funzionare, in quanto rassicurante per gli “anziani” che non vogliono smettere di credersi giovani e comunque catartica, divertente e affascinante per le nuove schiere di adolescenti e post-adolescenti. In tale quadro, Dave Grohl sguazza che è una meraviglia: da quando ha avuto la scaltrezza, impacchettando la batteria e trasformandosi in frontman, di sfruttare il trampolino offertogli dal suo ruolo di ex Nirvana, si è dedicato con impegno, mestiere e grande abilità nel marketing a coltivare il suo diabolico piano: il gruppo rock in grado di mettere d’accordo un po’ tutte le tribù ottenendo il successo di massa. Quindi, in estrema sintesi: volume elevato, distorsione, riferimenti alla Storia più nobile (e meno nobile) del genere, melodie che acchiappano, testi con qualche velleità di comunicazione “alta” e non solo bassa, spettacolarità coatta (cum grano salis), contatti giusti, presenzialismo… eccetera, eccetera. E poiché vende dischi, viene trasmesso alla radio e riempie gli stadi, riuscendo persino a essere reputato credibile da parte della critica, c’è poco da fare: un qualche tipo di talento gli va riconosciuto.
Nono album di studio dei Foo Fighters in ventidue anni di carriera, Concrete And Gold è un (altro) disco ideale per i rocker di bocca buona che vivono di rumore, giubbotti di finta pelle e gesto delle corna, ma che quando ai concerti arriva la ballatona sventolano accendini o smartphone. Il quasi quarantanovenne Grohl, al quale non manca la boria nascosta dietro l’ironia, l’ha descritto come “una versione alla Motörhead di Sgt.Pepper’s”, e al netto delle iperboli un minimo di senso c’è. Però, ecco, in questi dieci brani (iper)prodotti da Greg Kurstin (Sia, Tegan and Sara, Gwen Stefani, Adele, Kelly Clarkson…), che hanno tra gli ospiti – inifluenti ma cool – Justin Timberlake e Paul McCartney, si trova tutto e il contrario di tutto: hard di scuola ’70 e arrangiamenti sinfonici, metal (che un tempo era) estremo e pop vagamente psichedelico, Nirvana e Pink Floyd. Insomma, luoghi comuni mischiati senza soluzione di continuità in uno zibaldone volto a esaltare l’ingombrante ego di un musicista che sa di poter assecondare ogni suo capriccio. Peccato che, a dispetto della tanta carne messa al fuoco, la scrittura sia per lo più insipidamente pretenziosa, le architetture sonore pacchiane, le vere emozioni assenti. Il risultato è una rappresentazione studiata meticolosamente, che di primo acchito può strappare qualche sorriso ma che, a un’analisi più attenta, rivela la sua paracula artificiosità; andando oltre le apparenze, si impatta contro il fondale di legno dietro il quale c’è il mondo reale, come il Jim Carrey di The Truman Show.
Tratto da Classic Rock n.59 dell’ottobre 2017

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Categorie: recensioni | Tag: , | 5 commenti

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5 pensieri su “Foo Fighters (2017)

  1. backstreet70

    Avevo letto la recensione su Classic Rock con un’insufficienza nel voto (più difficile sentire una cosa intelligente da Trumph che vedere un’insufficienza su Classic rock).
    Tutto giusto ma lasciami dire che una tua antipatia nei confronti di Grolhl è sempre venuta fuori quando parli di loro (anche nell’articolo vecchio da te postato).

    • Ma sì, ma sì. Non riesco a fare a meno di vederlo come un “furbastro”, diciamola così, e pertanto non mi ha mai fatto simpatia (e non l’ho nascosto, per onestà intellettuale). Però questo non credo abbia mai offuscato il mio giudizio sulla qualità della musica.

  2. Donald

    Non li ho mai seguiti veramente perché non mi hanno mai ispirato ad un livello tale da ascoltare un loro disco per intero prima di quest’ultimo, che ho trovato buono, ma non penso che mi andrò a recuperare i precedenti. La mia opinione generale su di loro in ogni caso, basandomi si ciò che ho ascoltato (quindi i vari singoli usciti negli anni passati e quest’ultimo) rimane vicina alla tua, anche se nel rock del “luogo comune”. chiamiamolo così, c’è certamente mooolto di peggio (qualcuno ha detto Nickelback?)

  3. Orgio

    “Concrete And Gold è un (altro) disco ideale per i rocker di bocca buona che vivono di rumore, giubbotti di finta pelle e gesto delle corna, ma che quando ai concerti arriva la ballatona sventolano accendini o smartphone.”
    Non si poteva dirlo meglio.

  4. Massimo Parravicini

    Mi hai proprio messo di buon umore, mi son fatto due belle risate. La tua descrizione del contesto è perfetta, bellissima poi l’immagine del Grohl che ci sguazza a meraviglia… Top!

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