The Jesus And Mary Chain

Nei primi mesi dell’anno, i Jesus And Mary Chain – un gruppo cardine del rock anni ’80 – hanno pubblicato un nuovo album, il primo da tanti, tanti anni. Considerato il mio rapporto storico con il gruppo, che seguo davvero dall’inizio e del quale ho scritto tante volte (in occasione del precedente  Munki ho anche intervistato Jim Reid), non ho potuto fare a meno di recensirne anche quest’ultima fatica.

Damage And Joy
(Artificial Plastic)
Ormai, il detto “a volte ritornano” ha ben poco senso: con minime eccezioni, tornano proprio tutti. Benché di nuovo in pista già dal 2007, i Jesus And Mary Chain non avevano però finora pubblicato un album di materiale inedito, preferendo limitarsi a portare in giro il loro repertorio storico; in particolare, quello dei primi tre LP datati anni ’80, dal mitico Psychocandy del 1985 – che con il suo conturbante pop sepolto sotto colate di feedback indicò una strada che in moltissimi avrebbero battuto – ai più “addomesticati” Darklands (1987) e Automatic (1989). Il gruppo, da sempre instabile attorno ai fratelli Jim e William Reid, aveva poi seguito la stessa scia con ulteriori tre dischi, l’ultimo dei quali era stato, nel 1998, Munki; quasi due, pertanto, i decenni di silenzio fino a questo Damage And Joy, prodotto da Martin “Youth” Glover e accolto dalla stampa nazionale ed estera con notevole entusiasmo. Un entusiasmo che, forse, è giustificato più dalla carenza di autentiche “stelle” del panorama contemporaneo che dalle caratteristiche della proposta della compagine britannica.
A scanso di equivoci: Damage And Joy, quattordici brani per circa cinquantaquattro minuti, vanta senza dubbio una felice ispirazione e, naturalmente, “mestiere” a iosa. Il solo problema, che poi problema può non essere, sta nella sua assoluta, totale aderenza ai soliti canoni estetico-musicali, a base di ballate rock ipnotiche e melodiose a dispetto degli accenti ritmici piuttosto marcati e delle aperture rumorose, intonate con voce mai “spinta” e avvolte in atmosfere crepuscolari. Insomma, quello che i Jesus And Mary Chain hanno sempre fatto, come se vivessero ancora in certi anni ’80 (e ’90); però lo fanno bene, benissimo, e (ri)ascoltarli – nostalgia o non nostalgia, già sentito o non già sentito – rimane un grande piacere.
Tratto da AudioReview n.386 dell’aprile 2017

Categorie: recensioni | Tag: , | 2 commenti

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2 pensieri su “The Jesus And Mary Chain

  1. backstreet70

    Dai Federico che “addomesticati” Darklands ed Automatic non si può sentire…

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