Doctors Of Madness

Ricordo benissimo che nella seconda metà degli anni ’70, nel periodo in cui cominciavo ad accostarmi seriamente a punk e new wave, un amico mi segnalò l’esistenza di questa “strana” band britannica. Mi misi subito sulle tracce dei suoi album, ma fu solo nel 1979 che riuscii a procurarmi un doppio LP di produzione USA, uscito l’anno prima, che accoppiava i primi due. Mi piacque e, di conseguenza, appena mi capitò sotto gli occhi, acquistai anche il terzo. Per una curiosa forma di affetto per l’antologia che mi fece conoscere la band, non ho mai preso – benché le abbia viste infinite volte a due lire – le edizioni originali dei due 33 giri del 1976, diversamente dalle belle ristampe in CD, con bonus track, di tutti i dischi. Ora è arrivato addirittura un cofanetto, e non ho potuto esimermi dal dire la mia.

Perfect Past
(RPM)
L’epopea del rock abbonda di pagine curiose e interessanti, e parecchie di esse sono state scritte – su entrambe le sponde dell’Atlantico – attorno alla metà degli anni ’70. In quei giorni nei quali si capiva che qualcosa di importante sarebbe arrivato ma nessuno sapeva esattamente cosa, furono in tanti a battere strade atipiche, non preoccupandosi di compiacere il mercato e dunque condannandosi ad attività di solito sommerse. I più fortunati riuscivano a ritagliarsi uno spazio di culto e tra questi sono da citare i Doctors Of Madness, londinesi di Brixton che operarono fra il 1975 e il 1978, firmando tre LP – per la Polydor, mica un’etichettina! – che mentre attingevano nel glam, senza disdegnare affondi nell’hard, anticipavano motivi della new wave ancora da venire. In genere vengono classificati come proto-punk, ma la definizione è forzata; erano invece una band post-glam e art-rock per qualche verso affine ai primi Ultravox! (non solo perché ambedue avevano in organico un violinista), e non può essere una coincidenza che il leader Richard “Kid” Strange avrebbe in seguito realizzato alcuni lavori di post-punk sofisticato e filodecadente. Di sicuro, però, un gruppo fuori dagli schemi, poco ricordato dalle cronache e snobbato dal mondo discografico, anche se a onor del vero le sue opere sono state più volte ristampate in CD.
Perfect Past, sottotitolato The Complete Doctors Of Madness, raccoglie in un box di tre compact con immancabile libretto tutto l’archivio dell’ensemble. Proprio tutto? No, dato che sono assenti varie bonus di precedenti ristampe e l’intera scaletta (tranne un pezzo) di Into The Strange, documento parziale del concerto d’addio tenuto nell’ottobre del 1978, senza il violino, uscito nel 2002 in Giappone per la Captain Trip. Vai a capire perché. Qui ci sono comunque altri brani finora inediti e tutto il materiale irrinunciabile, ovvero il tris costituito dai due album del 1976 (l’eccellente Late Night Music, All Night Brainstorms e l’appena meno valido Figments Of Emancipation) e da quel Sons Of Survival che nel 1978 presentò il quartetto in una veste magari meno estrosa ma nel complesso più aggressiva. Al di là delle recriminazioni tutt’altro che ingiustificate (se in copertina c’è scritto “complete”, “complete” deve essere… o no?), una magnifica occasione per (ri)scoprire una compagine coraggiosa, che avrebbe meritato riscontri ben superiori. Sembra la solita frase fatta, ma Perfect Past dimostra inequivocabilmente che è davvero così.
Tratto da Classic Rock n.54 del maggio 2017

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