Radio Stars

Non so nemmeno io per quanto tempo non ho ascoltato i Radio Stars. Forse una decina d’anni, se – come mi sembra sensato – mi rinfrescai la memoria quando stavo preparando il mio librone Punk!, ma nel caso non l’abbia fatto in quel 2007, potrebbe anche essere più di tre decenni. Di sicuro, però, l’ho rifatto alcuni mesi fa per scrivere del loro ricco box antologico targato Cherry Red, e li ho trovati migliori di quanto li ricordassi. La recensione qui a seguire è un po’ più lunga di quella pubblicata su Classic Rock.

Thinking Inside The Box
(Cherry Red)
Quando si affacciarono sulle scene, nell’infuocata Londra del 1977, i Radio Stars non fecero esattamente scalpore. Il loro r’n’r era corposo e spigoloso come i tempi imponevano ma gli episodi possedevano un’accentuata vena pop, specie per quanto riguarda il canto; inoltre, alcuni dei ragazzi avevano già più di trent’anni e tutti vantavano esperienze discografiche con altri gruppi (Sparks, John’s Children e Jet i più conosciuti), cose che mal si conciliavano con le logiche giovaniliste, dilettantesche e underground tipiche del punk. La band trovò comunque facilmente asilo presso la Chiswick, una di quelle etichette che strizzavano l’occhio sia al nuovo, sia al “classico”, realizzando rapidamente due album e una mezza dozzina di singoli che in un paio di casi – soprattutto Nervous Wreck – raccolsero tiepidi consensi. Se l’esordio Songs For Swinging Lovers (1977) un minimo si notò, il secondo Holiday Album (1978) fu un flop assoluto, con conseguente “rompete le righe”. Da lì in poi, l’ensemble si è reso protagonista di alcune reunion (l’ultima è tuttora in corso), delle quali si sono peraltro accorti in pochi.
Nei quattro CD di Thinking Inside The Box, confezionati in una scatolina di cartone che include anche un bel libretto ricco di informazioni, fotografie e memorabilia, scorrono addirittura sessantotto brani: oltre ai venticinque dei due LP, ventitré fra estratti da singoli, versioni alternative e outtake, più ulteriori venti incisi dal vivo per la BBC. Il livello dell’ispirazione non è sempre altissimo, non tutto è a fuoco e forse il repertorio può apparire troppo eterogeneo nel suo destreggiarsi fra punk’n’roll, power pop e glam/hard con qualche spruzzata di new wave, ma nel complesso i Radio Stars impressionano di sicuro molto più favorevolmente di quanto fecero – fidatevi di un testimone oculare – quattro decenni fa, quando in mezzo a mille eccellenze sembravano poca cosa. È invece difficile, oggi, rimanere indifferenti quantomeno alla loro estrosa freschezza.
Tratto da Classic Rock n.55 del giugno 2017

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