Giancarlo Frigieri

Non so quanto sia corretto definire Giancarlo Frigieri “un mio amico”: abitiamo ad alcune centinaia di chilometri di distanza, non ci frequentiamo, non sappiamo granché delle rispettive questioni personali, non ci sentiamo al telefono e al massimo ogni tanto ci scampiamo qualche email. Però lo stimo e gli voglio bene, tanto da aver recensito quasi per intero la sua discografia; discografia che comprende alcuni titoli con i Joe Leaman, un album da solista in inglese, un altro – sempre in inglese – realizzato assieme ai Mosquitos e sei con testi in italiano, tre autoprodotti e tre editi sotto l’ombrello della Controrecords. Un settimo arriverà a settembre e non potete avere idea di quanto mi siano girate le palle alla scoperta di non essermi occupato – suppongo per distrazione – di quello che al momento è ancora il suo ultimo lavoro, Troppo tardi del 2015, che pure posseggo e che ho ascoltato. Irritato per l’assenza, vi (ri)propongo le recensioni delle precedenti cinque prove corredate di testi nella lingua che fu di Dante, aggiungendo un link a una vera curiosità: una divertente intervista di Gianluca Frigieri a… me. La trovate qui.

L’età della ragione
(autoprodotto)
Sembrerà incredibile ma, nonostante il panorama “alternativo” italiano abbondi di etichette di ogni genere, Giancarlo Frigieri – non proprio l’ultimo arrivato, come testimoniano i suoi numerosi lavori alla guida dei Joe Leaman, da solista e accompagnato dai Mosquitos – non è riuscito a trovarne una interessata a sponsorizzare questo suo debutto con liriche in italiano; incredibile anche perché L’età della ragione, edificato in linea di massima su scarne architetture di chitarra e voce e solo qua e là arricchito dagli interventi di alcuni ospiti, è lavoro di bellezza davvero rara, con il suo intimismo sofferto ma non opprimente che solo in un pezzo su dieci – l’emblematica title track – sfoggia un pur misurato vigore r’n’r. Però, in fondo, ha (quasi) senso che un disco così resti “nascosto” e riservi la sua poesia, dimessa e se vogliamo imperfetta ma deflagrante, solo a quanti vorranno impegnarsi un minimo per scoprire l’incanto del suo folk etereo e non esattamente solare, dove i rimandi agli anni ‘70 italiani – la splendida, elegiaca Un cane, con Elisabetta Vezzani dei Modena City Ramblers alla seconda voce, potrebbe ad esempio essere di Giorgio Lo Cascio – si intrecciano alle inevitabili influenze d’oltreoceano. Fortunato chi avrà voglia di lasciarsi abbagliare dalla gemma che si nasconde sotto la sua scorza di osticità.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.660/661 del luglio/agosto 2009

Chi ha rubato le
strade ai bambini?
(autoprodotto)
Questa volta, Giancarlo Frigieri non si è nemmeno posto il problema di cercare un’etichetta: dopo il premio per la migliore autoproduzione del 2008/09 vinto al MEI con L’età della ragione, ha di nuovo optato per l’autarchia, ma più in grande. Il secondo album in italiano dell’ex leader dei Joe Leaman è stato infatti pubblicato in una lussuosa stampa in vinile 180 gr., con il relativo CD allegato, acquistabile a 15 euro ai concerti (abbastanza, nonostante la crisi) o presso http://www.miomarito.it. Rispetto al suo predecessore, Chi ha rubato le strade ai bambini? è meno intimista e sofferto, più vivace e brillante nell’indole tanto quanto nella maggior ricchezza delle trame strumentali; i suoi otto episodi, per un totale di trentotto minuti di musica, risultano quindi più convenzionali ma anche più accessibili, e comunque splendidi nella loro vena filo-gaberiana, nella persuasività delle melodie, nella forza espressiva di raffinati testi (in rima) che dosano con rara efficacia immagini evocative e disincanto sconfinante spesso nel (feroce) cinismo. Folk-rock d’autore pregiato e prezioso, insomma, e tanto peggio per chi lamenterà la sua non adesione ai canoni dell’indiequalcosa.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.669 dell’aprile 2010

I sonnambuli
(autoprodotto)
Diversamente dal Chi ha rubato le strade ai bambini? dell’anno scorso, pubblicato in vinile, per questo suo terzo album di canzoni in italiano l’ex leader degli indimenticati Joe Leaman è (mestamente, per più di un verso) ritornato al CD lo stesso formato, insomma, del debutto L’età della ragione, anche se qui si tratta di un elegante digipak. Superati i malanni alla gola che ne avevan messo in forse il prosieguo di carriera, il musicista emiliano ha messo in fila dieci nuovi episodi autografi che nei (bei) testi oscillano fra vicende private e pungente critica sociale, e per quanto concerne le musiche – elettroacustiche, all’insegna di una sobria eleganza – si muove fra ruspante folk-pop e occasionali, energici affondi r’n’r. Un po’De Gregori e un po’ Gaber, in possesso di una voce con qualche imperfezione ma in compenso parecchio espressiva e incisiva, Giancarlo Frigieri è l’autenticità fatta cantautore: compone e interpreta perché sente di doverlo fare, magari prima per se stesso e poi per quanti ne apprezzano la poetica. Ma non sa “vendersi”, e temiamo sia destinato a rimanere un segreto ben riposto.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.687 dell’ottobre 2011

Togliamoci il pensiero
(Controrecords)
Da quando ha “scoperto” i testi in italiano, cioè da quel 2009 in cui ha debuttato nella lingua nazionale con L’età della ragione (dopo l’esordio solistico e quattro dischi alla guida dei Joe Leaman, tutti in inglese), Giancarlo Frigieri confeziona un album all’anno. Quest’ultimo, il primo non autoprodotto, inquadra efficacemente le numerose sfaccettature della poetica del cantautore rock emiliano: nelle musiche mai così eclettiche e “colorate”, nei testi (ora più ispirati dalla società in cui viviamo che non dalla sfera privata) sempre in bilico – con ironia – fra disillusione e deplorazione, in un approccio di fondo volutamente un po’ sgraziato e imperfetto come nell’indole del suo personale eroe Bob Mould (o come, ma il paragone è quasi solo attitudinale, Federico Fiumani). Nei nove pezzi di Togliamoci il pensiero c’è parecchio Giorgio Gaber, c’è cinismo senza possibilità di redenzione, ci sono anche dettagli non pienamente a fuoco e piccole cadute di tono… ma alla fine ogni cosa ha il sapore agrodolce della genuinità e della coerenza.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.700 del novembre 2012

Distacco
(Controrecords)
Non ama le sofisticazioni, Giancarlo Frigieri, ed è fiero del suo essere genuino e ruspante. Caratteristiche accentuatesi da quando, dopo avere a lungo sposato l’inglese (con i Joe Leaman e a suo nome), si è convertito all’italiano ed ha elaborato un songwriting piuttosto sui generis dove le suggestioni cantautorali dei nostri anni ‘70 si legano a trame folk-rock per lo più profumate di certo underground a stelle e strisce del decennio successivo. Un curioso incrocio fra Bob Mould e Francesco Guccini, dalla voce non aggraziata ma dotata di un suo personale, ruvido carisma, abile nel raccontare storie di provincia (e non solo: a ben vedere, racchiudono il mondo intero) attraverso testi di grande spessore poetico. Parole più che incisive, quelle del musicista emiliano, che in questo nuovo capitolo – il quinto negli ultimi cinque anni – dipingono quadri di disillusione, nostalgia e impotenza che non è resa incondizionata, il tutto più o meno velato di una sdrammatizzante ironia. Non è un album proprio per tutti, Distacco: c’è chi lo riterrà verboso, chi troppo poco ammiccante, chi eccessivamente crudo a dispetto della cura riservata agli arrangiamenti, chi non abbastanza moderno (qualunque cosa significhi). Excuse my french, ma… cazzi loro. Qui ci sono intensità e commozione da vendere, a partire da quella magnifica Taglialegna che apre la scaletta: se parlando di Kurt Cobain sai coniare versi come “Sì consegnò a un’eternità già stanca / come un aereo che non lascia scia / Vendette al diavolo o a chi altri la sua anima bianca / e finì ai saldi della mitologia”, non puoi non essere in qualche misura speciale.
Tratto da Blow Up 191 dell’aprile 2014

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Giancarlo Frigieri

  1. Massimo Sarno

    Ti rivolgo un sentito ringraziamento per avermi fatto conoscere un artista di cui, lo ammetto senza problemi, non sapevo nulla. Penso tu abbia ragione: non e`un autore per tutti, ma semplicemente perche`non sono o rimasti in molti ad apprezzare voci cosi` chiare e oneste.

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