Lino e i Mistoterital

Sinceramente, non pensavo proprio che nel mio archivio di testi potesse esserci qualcosa in grado di stupirmi, ma mi sono dovuto ricredere. Una volta trovato questo articolo, dell’esistenza del quale avevo un vago ricordo, l’ho letto e… non mi sono riconosciuto. Cioè, mi sono riconosciuto in parte, e riflettendoci mi è parso di riconoscere nell’altra parte un Eddy Cilìa meno sofisticato (nel senso migliore del termine, eh) dei suoi abituali standard. Eppure, l’articolo era firmato da me e solo da me, e non essendo mai stato – a differenza di vari colleghi anche molto illustri – uno di quelli che mette il proprio nome sotto un testo del quale non è autore, non sapevo davvero spiegarmelo. Ho allora scritto a Eddy, chiedendogli lumi e ricevendo come risposta un “ottimo articolo, che problema c’è?”; la mia ulteriore replica è stata “problema nessuno, ma a me pare più tuo che mio, non è che l’abbiamo fatto a quattro mani ed è saltata la tua firma o roba del genere?”. Eddy ha così compiuto delle ricerche nel suo archivio di quasi vent’anni fa, trovandovi una stesura parzialmente diversa del pezzo in questione. Sentendoci a voce, siamo quindi arrivati alla spiegazione che segue, senz’altro plausibile ma, appunto, ricostruita colmando secondo logica i “buchi” nelle nostre memorie, un po’ come gli scienziati di Jurassic Park che sostituivano con DNA di rospo le sezioni mancanti del DNA dei dinosauri. Questa la sequenza: avevo programmato un articolo sui Lino e i Mistoterital; non facevo in tempo a dedicarmici a dovere; ho chiesto a lui, l’unico che conoscessi ferrato quanto me (se non di più) sull’argomento, se avesse voglia di buttarmi giù, al volo, una traccia; lui, che di natura è perfezionista persino più di me, me ne ha inviata una fatta benissimo; io sono intervenuto un tot sulla traccia in questione e l’ho pubblicata solo a mio nome perché lui non era ancora rientrato al Mucchio e inserire sul giornale un articolo con la sua firma avrebbe potuto turbare la direzione, viste le burrascose modalità di interruzione del rapporto di un decennio prima. Conoscendoni, è probabile che abbia valutato l’idea di utilizzare uno pseudonimo di fantasia, ma che l’abbia poi esclusa ritenendo che un nome ignoto avrebbe sottratto interesse/autorevolezza al lavoro. Lo so, ho scritto un pippone terrificante, ma tutta la vicenda fa ridere e sono certo che farà ridere anche molti dei miei/nostri più affezionati lettori.
Comunque sia, c’è una ragione precisa per la quale ho voluto riesumare questa retrospettiva di diciotto anni fa a proposito di una band italiana della quale mi ero occupato pure in tempo reale; la ragione è che da qualche mese è disponibile, con il marchio Again, il CD Fischi per nastri: demoz y rarez, contenente ben ventitré brani estratti, appunto, dalle cassette del gruppo, e direi che non è necessario aggiungere altro. Per la cronaca, i due album d’epoca, il primo uscito in formato LP e cassetta e il secondo in LP e CD, non sono mai stati ristampati, ma le edizioni originali sono di norma reperibili a cifre oneste.

Visto il nome con cui decisero di battezzarsi la cosa suona un po’ come una battuta, ma è vero: Lino e i Mistoterital avevano la stoffa dei campioni. E fra un sorriso e una risata di gusto, riascoltando i due album che documentano la storia del gruppo (assieme ad alcuni demo conosciuti e apprezzati solo dai fan della primissima ora), è difficile non avvertire un po’ di tristezza: sembra impossibile, infatti, che queste due dozzine scarse di canzoni non siano diventate famose, e con esse coloro che le interpretarono. L’anello mancante fra gli Skiantos e gli Elio e le Storie Tese, nientemeno, nonché uno dei migliori esempi di beat non revivalistico dello scorso decennio.
Cominciò tutto a Bologna, dalle parti del DAMS, nel 1983. Come raccontato in un numero ormai lontanissimo del Mucchio (dicembre 1986), la cosa avvenne in puro stile Sex Pistols: Phil Anka (voce), Ted Nylon (voce e tastiere), Bob Rodiatoce (voce e chitarra), presto raggiunti da Ronnie Shetland (basso), si inventarono prima gli esilaranti pseudonimi e il nome del gruppo e solo molto dopo, quando da tempo giravano loro foto e una fanzine e già erano usciti articoli sulla stampa locale, imbracciarono gli strumenti e composero le prime canzoni. Canzoni sgangherate ma a loro modo geniali, come testimonia il nastro del novembre 1984 registrato dopo l’entrata in formazione di Paul Syno (il giovanissimo batterista che cederà il posto a Steve Cotton “Job” poco prima del debutto su vinile). Sbagliandosi in para, grezzo nei suoni ma almeno a tratti già memorabile nei ritornelli, disse di un ensemble ispirato dalla tradizione tutta felsinea del rock demenziale ma anche e soprattutto dai Beatles, nelle melodie così come in un umorismo surreale fatto di rime strampalate, giochi di parole e richiami a quella cultura paleotelevisiva nostrana che farà la fortuna di Fazio. L’omaggio ai Fab Four è esplicito nel titolo di Beatlemania e nei coretti devoti anche ai Beach Boys di Sono peso sono obeso, cavallo di battaglia del gruppo sempre presente nelle scalette dei concerti ma mai assurto (come anche quella Sweet Jane tubercolotica che è Ti ho portato il bronchenolo”) agli onori dell’incisione discografica; andrà meglio, invece, a Tienti le tue trote e Se son storie di 20 anni fa, beat scanzonati, e alla latineggiante Pierdeme hesta noche, riprese sul secondo LP del sestetto. Già, sestetto, perché nel 1985 arrivò un chitarrista solista, Lauro O’Cardigan, e le apparizioni live dei Mistoterital si moltiplicarono. Non per fare i vecchi sapientoni, ma chi non c’era non potrà mai capire, con il solo ascolto dei dischi (comunque consigliato; se il primo non si vede quasi più il secondo circola ancora, oltretutto a prezzi di saldo), perché intorno ai Mistoterital nacque un divertito culto. Più che concerti i loro erano teatrini dell’assurdo in cui si passava, fra un omaggio al beat e uno allo spirito di John Belushi, da versioni gospel di cori alpini e canti delle mondine (avete presente gi Housemartins? ecco, più o meno) a graffianti parodie dei miti del rock tricolore (indimenticabile l’irruzione sul palco di Phil Anka a cavalcioni di un trattore giocattolo al grido di “stira, Yuri, stira”, echeggiante lo “spara, Yuri, spara” dei CCCP). Inevitabilmente, quando i sei tornavano sui “luoghi del delitto”, c’era più gente della volta prima. Sembrava che nulla potesse fermarli.
Nella primavera del 1986 vide la luce una seconda cassetta, Il prosciutto è il cane, la produzione più riuscita in quanto a livello medio delle canzoni; in programma, un classico del demenziale quale Sbarbe della bassa, il trascinante funky-rap Sussidiario e soprattutto due gioielli rimasti incomprensibilmente inediti, il soffice soul di Paul Weller è a Riccione e lo scintillante country-rock di Verdura sulla luna. La medesima sorte non toccò per fortuna ad Atollo K, una sciccheria Messico e nuvole che è forse quanto di più bello ci abbiano donato questi sei moschettieri, presente in versione “definitiva” nel 33 giri che l’allegra brigata diede alle stampe per la River Nile/EMI nel giugno ‘88; delizioso fin dalla copertina, Bravi ma basta recuperò cinque brani dal secondo demo e altri cinque dal successivo Max lo smilzo. Anche in Altri nani (Diva), il secondo LP atteso per ben tre anni, gli aficionados che gremivano i concerti poterono riconoscere diversi pezzi: comunque, non la conclusiva, spassosissima Tostapanino valzer, al termine della quale veniva annunciata, per il disco seguente, una Termosifone rumba che non si è mai avuto il piacere di ascoltare.
Chissà cosa fu ad andare male, chissà cosa impedì a un gruppo che riempiva ovunque i locali in cui si esibiva di ottenere riscontri commerciali adeguati alla sua bravura e alla sua fama: problemi di management e di distribuzione, si sussurra. Se la memoria non ci inganna, è comunque dal 1992 – da quando, cioé, Phil Anka si autoprodusse la cassetta Live At Bongos Studio – che di Lino e i Mistoterital non si hanno notizie. Noi che senza vergognarcene li abbiamo amati, auspichiamo che i nostri eroi siano coerenti e portino alle estreme conseguenze la loro versione della Grande Truffa del Rock’n’Roll: che come i Sex Pistols, insomma, si riuniscano per celebrare il ventennale della nascita con una tournée e un CD dal vivo. Se lo faranno, saremo in prima fila. Certo che dovere aspettare fino al 2003…
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.334 del 12 gennaio 1999

Annunci
Categorie: articoli | Tag: | 1 commento

Navigazione articolo

Un pensiero su “Lino e i Mistoterital

  1. Pingback: Lino e i Mistoterital — L’ultima Thule |

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: