Swans (1992)

Non ne ho scritto moltissimo (una manciata di recensioni, fra le quali quest’altra), ma seguo gli Swans da quando operavano come Circus Mort e ho sempre provato per loro rispetto, ammirazione e reale apprezzamento, anche se sono il primo ad ammettere che non sono sempre, in studio e dal vivo, una band facile. Più di un fan di stretta osservanza mi dice che questo Love Of Life, pur avendo ottime frecce al suo arco, non è uno dei titoli-cardine della discografia; comunque, in tempo reale, a me parve un capolavoro.

Love Of Life
(Young God)
Gli Swans non sono mai stati un gruppo di grande successo, sebbene abbiano facilmente ottenuto la stima della critica specializzata e un considerevole seguito di culto: colpa (o merito) di un estro troppo poliedrico per piegarsi alle regole di un qualsivoglia trend e di una creatività troppo esuberante per cedere alle subdole imposizioni di un music-biz che comunque tende ad emarginare il diverso. Disorientano, Michael Gira e compagni, perchè pur richiamando di volta in volta alla mente questo o quel collega non somigliano ad altri se non a loro stessi; e perchè il loro sound, al di la dell’orientamento stilistico assunto, si rivela sempre enigmatico e forse anche un po’ indisponente nel suo voler ingarbugliare i fili delle emozioni.
Ennesimo capitolo di un romanzo discografico che fra un colpo di scena e l’altro si snoda ormai da un decennio, Love Of Life è forse la miglior sintesi fin qui fornita dal1’ensemb1e newyorkese della propria irrequieta e prorompente personalità: meravigliosamente ambiguo nel suo alternare suggestioni paradisiache e atmosfere inquietanti, l’a1bum amalgama nel crogiuolo di un songwriting intenso e imprevedibile il dark, la psichedelia più cerebrale, la sperimentazione rumorista, il pop “mutante”, le ritmiche quasi tribali, orchestrando un’ipnotica e solenne sinfonia a tratti un po’ cupa ma sempre evocativa e intrisa di spiritualità. Una sinfonia che esalta l’estro e il sentimento di questi geniali apolidi del pentagramma, che sanno come far divampare dal ghiaccio le inestinguibili fiamme della passione.
Tratto da Velvet n.14 (anno V) del marzo 1992

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