High Circle

Attivi dal 1983 al termine del decennio, gli High Circle sono stati il primo gruppo di Roma a ispirarsi al classico hardcore punk più o meno melodico di scuola californiana. Sulla carta avevano insomma quello che occorreva per essere la mia band cittadina preferita, ma i loro dischi – un 7 pollici e due LP, poi in parte raccolti in un CD – avevano sempre, almeno a mio parere, qualche lacuna che gli impediva di ottenere il mio pieno consenso. Credevo di aver recensito proprio tutto, del gruppo, cioè il 7 pollici, i due LP e il CD antologico, e ne sono tuttora convinto, ma il mio scritto a proposito del primo album, pubblicato nel 1987, non sono riuscito a trovarlo, benché abbia sfogliato pagina dopo pagina e più volte ogni rivista nella quale avrei potuto pubblicarlo. Mistero.

6 Track EP
(Contagio)
Pur avendo da tempo abbandonato le recensioni di dischi punk di livello meno che eccellente, ho ritenuto di fare un’eccezione per questo 7 pollici degli High Circle, gruppo romano all’esordio su vinile. Sei brani, quattro dei quali cantati in italiano e uno strumentale, legati a schemi hardcore di stampo statunitense; nulla di particolarmente innovativo, dunque, in un dischetto non disprezzabile anche se un po’ scontato.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.72 del settembre 1985

Shadows On The Wall
(Break Even Point)
Hanno fatto passi da gigante, gli High Circle, dai tempi del loro album di esordio (Out Of Darkness, uscito nel 1987 per la Subcore di Seattle) a quelli ben più recenti di questo loro secondo 33 giri autoprodotto, portando il loro songwriting a livelli qualitativi assai più elevati che in passato e guadagnando in tecnica strumentale e di arrangiamento; senza dimenticare il positivissimo innesto del cantante/chitarrista Paolo Marotta, che ha saputo conferire nuova vivacità allo stile della band. Il risultato è un punk melodico nelle migliori tradizioni californiane, che non indugia in vuoti estremismi ma ricerca una via più articolata, rivelandosi solco dopo solco in tutto il suo feeling e la sua forza d’impatto. Peccato solo che il lavoro di produzione, un po’ troppo impreciso e “addomesticato”, abbia privato i pezzi della loro carica più selvaggia e dirompente…
Tratto da Velvet n.19 dell’aprile 1990

Sell Out 85/90
(Break Even Point)
Capitolini, gli High Circle sono saliti agli onori delle cronache underground attorno alla metà degli anni ’80. Nel CD in questione, la band ha riesumato una scelta di brani, quindici in tutto, in origine apparsi nei suoi tre dischi (il 7 pollici 6 Tracks EP del 1985 e i due album Out Of Darkness e Shadows On The Wall, rispettivamente 1987 e 1990). Ispirato più dal popcore di scuola statunitense che dall’hardcore classico, il quartetto era artefice di un sound abbastanza personale, tanto studiato sotto il profilo melodico quanto articolato nelle strutture, che alla cieca brutalità preferiva soluzioni sempre energiche ed energetiche ma dotate anche di un respiro di gran lunga superiore a quello della maggioranza delle formazioni della medesima area espressiva. Un prodotto di buon livello, dunque, per un gruppo che a suo tempo aveva addirittura conosciuto la gratificazione di una relativa popolarità al di fuori dei confini nazionali; unico difetto, davvero strano alla luce dell’ampiezza del serbatoio-pezzi, la durata globale inferiore ai cinquanta minuti.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.287 del 23 dicembre 1997

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