Folk britannico, 1967-1972

Da vari decenni coltivo una passione segreta (nel senso che non l’ho quasi mai manifestata con articoli: una questione privata, insomma) per il folk-rock britannico a cavallo fra ’60 e ’70. Illo tempore, coltivarla era parecchio complicato perché tanti dischi erano molto rari, ma l’uscita di ristampe su ristampe mi ha via via consentito di farmi una discreta cultura. Se siete più o meno a digiuno dell’argomento ma ne siete istintivamente intrigati, procuratevi questo cofanetto economico e illuminante: non è la Bibbia, ma è senz’altro un eccezionale punto di partenza.

Grazie ai tanti recuperi dagli archivi dell’ultimo paio di decenni, il folk britannico degli anni fra i ’60 e i ’70 ha smesso di essere, com’è lungamente stato, una questione per pochi (e facoltosi) adepti-collezionisti. Pur rimanendo di culto, i nomi di esponenti della scena quali Anne Briggs, Comus, Shelagh McDonald, Bridget St. John o Vashti Bunyan hanno certo ottenuto un pizzico di popolarità anche presso i normali appassionati, quelli che conoscevano solo Pentangle, Fairport Convention, Incredible String Band e Steeleye Span, più – talvolta – i Tyrannosaurus Rex di Marc Bolan, i Trees, i Dando Shaft, il primo Kevin Coyne.
Tutti gli artisti summenzionati sono rappresentati, con un brano ciascuno, in questo Dust On The Nettles (Grapefruit/Cherry Red), box di tre CD con bel libretto di trentasei pagine che si propone di offrire un’esauriente panoramica sui fermenti folk – con le mille deviazioni del caso: folk-prog, psycho-folk, freak folk, folk-jazz, folk-rock – sviluppatisi in Gran Bretagna (Irlanda, quindi, esclusa) nel periodo aureo 1967-1972; in totale, sessantatré canzoni di altrettanti gruppi o solisti, per un sontuoso “bignamino” che incuriosisce, affascina e sorprende con la sua ricchezza di sfumature. La musica è e resta legata alle tradizioni, ma la freschezza, la genuina passione e la creatività – ora maggiore e ora minore, ok – dei diversi approcci non possono lasciare insensibili; è un “viaggio”, come promesso dal sottotitolo “A Journey Through The British Underground Folk Scene”, che fra piacevoli ritorni in terre già esplorate, inattese epifanie e piccole gemme note ma dimenticate (la splendida Joan Armatrading di Visionary Mountains, per citarne solo una) garantisce una straordinaria gamma di suggestioni. Imperdibile per chi del fenomeno è a digiuno o quasi, ma meritevole di attenzione anche da parte di quanti “ne sanno”.
Tratto da Blow Up n.208 del settembre 2015

Annunci
Categorie: recensioni | Tag: | Lascia un commento

Navigazione articolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Crea un sito o un blog gratuitamente presso WordPress.com.

L'ultima Thule

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

8th of May

wild cats walk longer

Withnail e io

Il blog di Carlo Bordone

juveniledelinquentmusic

Hi NRG ROCK'N'ROLL!!!!!!!!!!!!!!!

BABYSNAKES di Massimo Del Papa

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

PELLEeCALAMAIO di Gianni Gardon

Parole in libertà: pensieri sparsi su ciò che mi ronza per la testa e ciò che mi gira attorno.

Nudespoonseuphoria's Blog

100 cover versions and a kitchen sink drama

Venerato Maestro Oppure

Il primo blog di Eddy Cilìa

BASTONATE

Dove la musica è ancora una ragione di vita (un blog di Federico Guglielmi)

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: