2000: la mia playlist

Per cinque anni, relativamente al periodo dal 2000 al 2004, le playlist individuali del Mucchio seguivano uno schema insolito: quindici album, senza italiani (almeno per il sottoscritto, visto che sulla produzione nazionale firmavo un articolo a sé) e divisi in tre categorie di gradimento, più commento di un paio di migliaia di battute. Ecco tutto “il pacchetto” dell’Anno Santo 2000.

Amen – We Have Come For Your Parents
Blonde Redhead – Melody Of Certain Damaged Lemons
Deftones – White Pony
PJ Harvey – Stories From The City, Stories From The Sea
Songs: Ohia – Ghost Tropic

At The Drive-In – Relationship Of Command
Gentle Waves – Swansong For You
New Bomb Turks – Nightmare Scenario
Queens Of The Stone Age – R (Restricted)
Rage Against The Machine – Renegades
Johnny Cash – American III: Solitary Man
Downset – Check Your People
Lou Reed – Ecstasy
Smashing Pumpkins – Machina / The Machines Of God
Snapcase – Design For Automation

Forse è superfluo sottolinearlo, ma questo mio elenco dei Top 15 del 2000 ha pretese di obiettività piuttosto relative: stilandolo, cioè, l’appassionato ha prevalso sul critico, anche se a ben vedere lo spettro della deformazione professionale ha fatto qua e là sentire la sua inquietante presenza. È una lista “di parte”, dunque, che comprende gli album che negli ultimi dieci mesi mi sono maggiormente piaciuti, stesa senza minimamente preoccuparmi di quello che il mondo esterno (voi, insomma) avrebbe pensato del mio gusto o del fatto che scelte diverse – magari più astruse, o più intellettuali, o più trendy – sarebbero state più positive per la mia immagine pubblica: non posso farci nulla se adoro l’ultimo di PJ Harvey e non reggo i Radiohead, se le tristezze dei Songs: Ohia non mi annoiano e certo post-rock alimenta in me istinti suicidi, se Lou Reed o Billy Corgan mi colpirebbero al cuore anche con un rutto e se (quasi) tutto ciò che è legato in modo anche vago alla dance potrebbe strapparmi un convinto, freddo applauso ma probabilmente non riuscirebbe mai a farmi alzare dalla sedia. E nella mia mente, forse insana, il caos degli Amen, le magiche allucinazioni dei Deftones e la grinta dei New Bomb Turks valgono quanto le delicatezze dei Gentle Waves e le obliquità dei Blonde Redhead.
Chiarito che la mancata citazione di titoli “made in Italy” è dovuta al fatto che la scena nazionale – Mucchio e Fuori dal Mucchio – è stata da me presa in esame nell’apposito articolo, vorrei solo aggiungere che Magnetic Fields e Lord High Fixers sono rimasti fuori perchè usciti nel 1999 (eh, sì, li abbiamo scoperti in ritardo), mentre i Warrior Soul sono stati esclusi perchè Classics contiene solo brani vecchi, seppur riregistrati. Nient’altro da dire, se non che fino all’ultimo sono stati in ballottaggio Badly Drawn Boy, Black Heart Procession, Calla, Eric Mingus, Monkeywrench e Pearl Jam: chissà, a qualcuno forse importa…

Le altre playlist presenti ne “L’ultima Thule”:
1979
1980
1984
1986
1987
1996
2006
2014
2015
2016

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Categorie: playlist | 5 commenti

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5 pensieri su “2000: la mia playlist

  1. Massimo Parravicini

    Chissà quanti ricordano i Calla! Meriterebbero un tuo articolo prima o poi.

  2. Luca Paisiello

    Condivido Machina. Ok Binaural dei Pearl Jam non era proprio all’altezza. Io metto due dischi del tardo 99, Showbiz dei Muse e Natura in Replay di Moltheni. Poi Get Over It dei Mr Big ma soprattutto Bloodflowers dei Cure, bello, bello, bello.

  3. Anonimo

    Riguardo a questa playlist, mi sembra che il tuo giudizio sui Radiohead si sia, almeno parzialmente, modificato. Mi sorprende il tuo apprezzamento per MACHINA; sinceramente la produzione importante degli Smashing Pumpkins mi sembra che arrivi, al massimo, al sottovalutato ADORE.

  4. Massimo Sarno

    Il commento precedente e`a mio nome.

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