Avion Travel

La prematura, improvvisa scomparsa di Fausto Mesolella, avvenuta da pochissimi giorni, mi ha portato a riascoltare qualcosa di suo. Mi è così venuto spontaneo iniziare dalla band con la quale l’avevo scoperto una trentina di anni fa, band che l’aveva accolto da non troppo tempo in organico: erano gli Avion Travel, ancora senza Piccola Orchestra, e questa è la mia recensione – scritta esattamente tre decenni fa – del loro esordio discografico in proprio.

Sorpassando (IRA)
Dei tanti artisti nostrani di area “nuovo rock” che ho avuto l’occasione e il piacere di conoscere non solo dal lato musicale, ben pochi si sono rivelati affabili, gentili e simpatici come gli Avion Travel, sestetto di buontemponi casertani stando al contatto con i quali è assolutamente impossibile non essere di buon umore. Attenzione, però: considerare gli autori di questo Sorpassando sostenitori di un’ironia e un divertissement fatui e privi di sostanza sarebbe davvero un grande errore, giacché loro – al di là del comportamento goliardico e dell’irresistibile sense of humor – interpretano con intelligenza, serietà e professionalità il loro ruolo, tanto da poter essere additati come ideale esempio di coerenza, determinazione e fede nelle proprie idee. Hanno impiegato parecchi anni, gli Avion Travel, a giungere al sospirato debutto adulto, dopo che alcune raccolte (Caserta Compilation, Italia Wiva, Live At The Blue Angel e la recentissima Sanremo Rock) erano servite a farne circolare il nome fra gli addetti ai lavori ma non a garantire una promozione sufficiente per il salto di qualità; c’è voluta, in particolare, l’affermazione sanremese perché tutti (compreso ch scrive) si accorgessero di avere ingiustamente sottovalutato una band dalle notevoli potenzialità, in grado di conciliare tematiche sonore differenti e di conferir loro un aspetto fresco e personale che le rende appetibili a ogni genere di pubblico.
EP 12 pollici registrato già da qualche mese ma immesso sul mercato con ritardo, Sorpassando assolve efficacemente il suo compito di introduzione al gruppo, presentando quattro brani in classico stile Avion Travel: atmosfere jazz/swing, arrangiamenti sofisticati ma mai freddi, dedizione a un pop dinamico e accattivante, innato gusto per la leggerezza, canto in italiano versatile e ricco di pathos. Così, fra ritmi saltellanti e ipnotici, fiati e tastiere che occhieggiano assieme alla chitarra e un canto soffice ma incisivo, l’ensemble fornisce un saggio della sua concezione di rock da intrattenimento passando dalle contorsioni di Jingles (dove paiono affiorare gli Area) alla contagiosa allegria della title track, senza dimenticare le armonie “cool” di Sopra di te e della più vellutata Non suono più. Difficile prevedere dove gli Avion Travel potranno giungere con questa miscela di suoni che abbraccia Joe Jackson, Working Week e Sergio Caputo, rivelandosi ascolto dopo ascolto sempre piacevole, divertente e passibile di interessanti sviluppi; per il mo- mento, però, questo disco è una delle, testimonianze più valide e attendibili di una musica italiana che vuol mantenere la sua “indipendenza” ma che desidera anche uscire da un ghetto poco gratificante e apparentemente privo di sbocchi. Non sono, magari, un gruppo da consigliare ai rockettari più impenitenti, ma non si sa mai…
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.112 del maggio 1987

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