Luxfero

È inutile piangere sul latte versato, ma i Luxfero furono un’occasione mancata; se avessero realizzato un disco a cavallo fra gli anni ’70 e ’80, quando erano uno dei nomi di punta della Roma underground, oggi sarebbero ricordati molto, molto di più. Il vinile, con materiale d’epoca, si fece invece aspettare fino al 2010, e per me fu un vero piacere scriverne le note di presentazione per il retrocopertina.

Nel foglio sul quale elenco tutti i concerti ai quali ho avuto il piacere (o il dispiacere) di assistere dal giurassico 1974 a ora il nome Luxfero figura nel 1983 e nel 1985, ma nella mia memoria è rimasta impressa – indelebilmente, è ormai lecito supporre – una band diversa. Quelli scolpiti nella Storia sono infatti i Luxfero dai connotati punk (e post-punk) che all’inizio del 1980 avevano infiammato la platea del “1° Festival Rock Italiano”, patrocinato dalla rivista “Ciao 2001” e ospitato in origine dal Cinema Teatro Palazzo e quindi dal Cinema Teatro Espero di Via Nomentana (oggi, ahinoi, sala bingo): un momento-cardine per un circuito punk capitolino decisamente sommerso a causa dei pochi club dove esibirsi, del numero piuttosto ridotto di gruppi degni di tal nome e della scarsissima documentazione discografica (solo l’album degli Elektroshock, edito dalla Numero Uno/RCA), risultato del generale clima di diffidenza che avvolgeva non solo la nostra piccola e provinciale blank generation ma pure i suoi ispiratori d’oltremanica e d’oltroceano. La disinformazione autoctona, del resto, dipingeva i punk come fascisti, violenti e inetti sul piano musicale, e dunque perché il pubblico degli appassionati avrebbe dovuto appoggiarli?
Alla kermesse di cui sopra, i Luxfero vennero (immeritatamente) eliminati in semifinale, mentre nella seconda edizione del 1982, quella vinta dai Litfiba, furono tra i sedici finalisti (unici rappresentanti del Lazio) in quel di Bologna: troppo “oltraggiosi” e in apparenza poco malleabili per manifestazioni che attingevano nell’underground ma che in linea di massima – anche per colpa di giurie tradizionaliste e/o pavide – tendevano a premiare compagini con qualche possibilità di emergere in contesti “ufficiali”. Non incutevano però soggezione, i nostri giovani eroi, o almeno non lo facevano quelli che rientravano nella tipologia “ragazzi di buona famiglia”. Inquietava invece il cantante e fulcro dell’ensemble, conosciuto non a caso come Lucifero: sorta di incrocio un po’ punk e un po’ glam fra Iggy Pop e David Bowie, era un bell’esemplare di “r’n’r animal”, spigoloso ma pure capace di insospettabili slanci comunicativi. E comunque, al di là delle curiose alchimie interne, dei limiti tecnici e dell’approccio estetico/scenico non sempre a fuoco, i Luxfero vantavano un repertorio con vari ottimi brani, in bilico fra l’urticante urgenza del ‘77 e le sue di poco successive evoluzioni (?): non esattamente originali in termini assoluti, e non avrebbe potuto essere altrimenti, ma senza dubbio efficaci nel loro mix di differenti, evidentissime influenze.
Mi piacevano parecchio, i Luxfero, tanto che arrivai a offrirgli la mia entusiastica (in)esperienza come produttore di un eventuale disco da proporre a qualche etichetta o da pubblicare per una struttura che avrei creato appositamente. Andai ad essistere alle loro prove e parlammo più volte, ma su di loro si era purtroppo allungata la mano di Aldo Bagli, giornalista di “Ciao 2001” già sponsor degli Elektroshock: le sue credenziali – più “anziano”, più famoso, più introdotto nel giro – furono anche giustamente ritenute superiori alle mie e così non raggiungemmo un’intesa. Tristemente, le promesse del mio collega non avevano solide basi, o magari intervenne qualche torbida storia di sesso e droga oltre che di rock’n’roll… comunque, la Storia dice che la band scelse il cavallo sbagliato e quella del vinile rimase solo un’ipotesi. Si fossero fidati di me, il “nostro” disco sarebbe stato il primo, vero documento del punk romano, precedendo i 45 giri di Bloody Riot, Shotgun Solution, Klaxon, Nighters. Ai tempi pensavo a un singolo con New Hedonism sul lato A… e sono felice che proprio quel pezzo dia il titolo a questo “LP del trentennale” che dei Luxfero mette in fila i demo degli episodi più vigorosi, aspri e trascinanti, lasciando fuori i numerosi esperimenti “pop” via via azzardati nel prosieguo di carriera. Solo quel necrofilo di Pierpaolo De Julis avrebbe potuto pensare di recuperarli, portando così alla luce – meglio tardi che mai! – un altro tassello perduto dell’oscura vicenda del rock nazionale degli ultimi anni ‘70.
Note di copertina dell’LP New Hedonism (Rave Up, 2010)

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