Social Distortion

Un (costoso) box, solo in vinile, di una band straordinaria, alla quale ho regalato il mio cuore oltre trentacinque anni fa senza esserne mai deluso.

social-distortion-copThe Independent Years 1983-2004
Moltissima acqua è passata sotto i ponti da quando i Social Distortion erano una delle band di punta della seconda/terza generazione punk californiana, quella cresciuta soprattutto nei sobborghi costieri di Los Angeles. Benché legato anche all’hardcore, emerso con prepotenza a partire dal 1980, il gruppo di Mike Ness non ha quasi mai cercato di nascondere il proprio legame con certo r’n’r classico e le sue radici folk, con lo storytelling che con quelle tradizioni marcia di pari passo, con l’epica del “perdente”; semplificando ed estremizzando al massimo, un atipico e personalissimo trait d’union tra Clash e Johnny Cash, che in trentacinque anni di onorata carriera – documentati, però, da appena sette veri album di studio – è rimasto fedele alle direttive di base tracciate all’epoca degli esordi, perfezionando la forma e concedendosi parziali deviazioni ma lasciando inalterata la sostanza. La produzione non è tutta di pari livello e, a ben vedere, nei tre lavori editi dalla major Epic fra il 1990 e il 1996 affiorano persino (timide) strizzatine d’occhio al grande mercato, ma nessun disco dei Nostri può definirsi deficitario e qualcosa vorrà pur dire.
Nell’attesa di un nuovo capitolo che si fa attendere ormai dall’ottimo Hard Times And Nursery Rhymes del 2011, arriva ora nei negozi questo cofanetto di quattro LP (sì, niente CD) che ripropone lo straordinario esordio Mommy’s Little Monster del 1983 (il punk che qualsiasi cultore del rock non può non amare), il suo più raffinato successore Prison Bound del 1988, la devastante antologia Mainliner (Wreckage From The Past) del 1995 con singoli, EP e brani assortiti incisi prima del debutto a 33 giri e il penultimo, notevole Sex, Love And Rock’n’roll (2004). Il filo conduttore è, come da titolo, l’uscita originaria per etichette indipendenti, ma più delle faccende merceologiche conta che questo box – ben confezionato, seppur privo di sfarzi e gadget; unica particolarità, i vinili di tinte diverse – offra materiale di spessore assoluto nel suo supporto “naturale”. Certo, per affrontare la spesa di circa cento euro occorrono forti motivazioni, ma se c’è una band che merita un esborso del genere, quella si chiama Social Distortion; la sua musica rimane comunque intensissima, travolgente e immortale – in estrema sintesi: splendida – al di là del mezzo scelto per ascoltarla, e ciò che conta è, appunto, che la si ascolti. Ancor meglio se a volumi da denuncia.
Tratto da Classic Rock n.51 del febbraio 2017

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