Pink Floyd (1965-1972)

Provateci voi, a raccontare/descrivere in maniera un minimo dettagliata, avendo a disposizione circa 3.300 caratteri, un “mostro” come questo cofanetto dei (primi) Pink Floyd edito lo scorso 11 novembre. Non si può, e non a caso sono ritornato sull’argomento, nel numero di AudioReview appena arrivato nelle edicole (il 384), nell’ambito di un ampio articolo a più mani che propone anche prove tecniche e di ascolto del prezioso boxone. Nella recensione qui riesumata, uscita a gennaio, mi ero invece limitato a inquadrare l’oggetto e a spiegare perché il prezzo richiesto, in assoluto molto alto, fosse comunque “giustificato”.
pink-floyd-fotoThe Early Years 1965-1972
Si può commercializzare un prodotto discografico, seppure “multiplo” e ricco come questo, a una cifra – di listino – così folle? Ovviamente sì, se il numero è l’amore dei tuoi cultori sono tali da garantire l’adeguato ritorno economico; in sintesi, devi essere in grado di permettertelo, e i Pink Floyd appartengono senza dubbio alla élite di coloro “che possono”. Nel novembre scorso ha dunque fatto irruzione sul mercato, in sincronia con il natale, questo mostruoso box con trentadue (in realtà, trentatré) dischi di più formati (CD, DVD, Blu-ray, vinili) e tanto prezioso materiale iconografico, che raccoglie solo registrazioni rare e per lo più ufficialmente inedite – insomma, i normali album non vi sono compresi – della fase iniziale di attività del gruppo di Roger Waters, David Gilmour, Richard Wright, Nick Mason e, per il primissimo periodo, Syd Barrett. Poi, certo, i 600 euro si riducono addirittura di un terzo se ci si guarda in giro o si attende un minimo, ed è stato anche comunicato che i contenuti – ma non proprio tutti – saranno a brevissimo posti in vendita autonomamente in “volumi tematici” analoghi a quelli del cofanetto; l’esborso richiesto è comunque molto oneroso, e benché non ci siano pistole puntate alla tempia, la rinuncia all’acquisto per carenza di fondi o per ragioni etiche è di quelle che almeno un po’ pesano.
Sia come sia, The Early Years 1965-1972 c’è e in qualche modo bisogna farci i conti. Conti complessi, alla luce della mole di incisioni che abbraccia 45 giri, concerti, session radiofoniche, provini, improvvisazioni, versioni alternative e assortite curiosità, e che racconta una sorta di storia “parallela” della band britannica dalle sedute di studio del 1964/65 (quelle del limitatissimo doppio 7”EP edito nel 2015 per il Record Store Day) all’epoca di Obscured By Clouds (remixato per l’occasione); una forbice temporale che ha assolutamente senso, visto come dal 1973 di The Dark Side Of The Moon i Pink Floyd divennero di fatto un’altra cosa, diversi dalla compagine psichedelica-sperimentale-cosmica di quei pionieristici, straordinari giorni a cavallo fra ’60 e ’70 (e che il pubblico “generico” preferisca magari quelli successivi è questione irrilevante). Lo spazio non consente purtroppo di scendere nei dettagli, ma dato che per rivelare gli infiniti segreti nascosti nello scrigno occorrerebbero pagine e pagine, non c’è da dolersene più di tanto; meglio occupare le righe disponibili sottolineando l’imponenza e la coerenza dell’operazione, portata avanti in modo tanto impeccabile da far sorridere dell’errore commesso con i nastri di Live At Pompeii (cercatene il resoconto in Rete) e della strana storia del mix in 5.1 di Meddle rimosso solo dal menu di uno dei dischetti ma accessibile tramite computer (cercate pure questo). Da un lato sarebbe bello scrivere che si tratta di una speculazione truffaldina e che il denaro richiesto può essere impiegato meglio (ma non si pensi di ripiegare sul “bignamino” di due CD Cre/ation, se ne ricaverebbe solo frustrazione), ma la verità è che The Early Years è un oggetto straordinario per la musica, la confezione, il lavoro di restauro effettuato su fonti spesso precarie (giusto riscatto per i decenni di bootleg più o meno infami accettati obtorto collo) e la dotazione di memorabilia. Si può decidere a cuor leggero di ignorarlo solo se non ci si riconosce nella categoria dei “true believers” dei Pink Floyd.
Tratto da Audio Review n.383 del gennaio 2017

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Categorie: recensioni | Tag: , , | 1 commento

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Un pensiero su “Pink Floyd (1965-1972)

  1. DaDa

    Prezioso scrigno (di segreti?), visto che copre il miglior periodo dei PInk Floyd. Ma anche costoso. Molte cose erano già reperibili in download. Per fortuna

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