Addio, Robert (Fisher)

Nonostante le ricerche, non sono riuscito a scoprire quanti anni avesse Robert Fisher, mente e anima dei Willard Grant Conspiracy. Comunque, suppongo, non molti più di me. Non è importante, però; a esserlo, tristemente, è invece la sua scomparsa, dopo una lunga lotta contro il cancro, lo scorso 12 febbraio. A testimonianza delle sue capacità artistiche e della sua sensibilità rimangono numerosi dischi che sono di norma classificati – riduttivamente, ma appropriatamente – come alt-country, i migliori dei quali sono forse Flying Low, Mojave, Everything’s Fine e Regard The End. Era una bella persona, Robert, come ebbi occasione di verificare attraverso vari scambi di e-mail e un paio di incontri che avemmo fra il 2003 e il 2004; ovvero, quando mi concesse la possibilità di allegare al n.15 del Mucchio Extra un CD dal vivo della sua band, inciso all’Harmonie di Bonn, Germania, il 25 marzo del 2004. In quell’occasione mi inviò anche le “note di copertina” dell’album. che decidemmo di intitolare At Rockpalast-Crossroads; e sono proprio le sue parole che ho voluto riproporre qui per ricordarlo. Addio, Robert, e grazie ancora di tutto.
fisher-wgc-foto-110 luglio 2004, Antelope Valley, California
Mi è stato chiesto di scrivere qualcosa a proposito di un concerto dei Willard Grant Conspiracy. Non avendone mai visto uno dalla prospettiva del pubblico, sono la persona meno indicata per farlo. Quindi cercherò di raccontarvi qualche impressione della serata in cui questo CD è stato registrato osservata dalla mia parte del palco. La sera dell’esibizione al Club Harmonie di Bonn, ho sognato che l’Olanda era stata invasa da un enorme numero di cavalli neri. Gli animali erano determinati a causare un putiferio dovunque fosse possibile e decisero di sdraiarsi per terra su tutti gli svincoli a sinistra delle strade dell’intero Paese. Nulla poteva muoverli. La brava gente olandese fu costretta a un dibattimento a livello nazionale per stabilire il modo più efficace e umano di sbarazzarsi di questi cavalli. Credo che gli animali avessero disposto la pur tardiva protesta per essere stati rimpiazzati come principale mezzo di trasporto oltre un secolo fa. Ai cavalli occorre un po’ di tempo per organizzare una risposta, ma quando lo fanno ciò avviene secondo modalità “da grandi cavalli”. Anche solo per questo motivo, non posso dimenticarmi di quella sera.
fisher-wgc-copLa sera in cui questo concerto è stato registrato, noi eravamo in ritardo. Era il primo show di un tour europeo da due mesi e avevamo lasciato l’Olanda per guidare fino in Germania dopo aver sbrigato varie questioni dell’ultimo minuto. Arrivammo sul posto giusto in tempo per portare le nostre cose sul palco, attaccare gli strumenti e suonare. La faccenda fu frettolosa e un po’ bizzarra, con tutte le telecamere – necessarie per immortalare l’evento per Rockpalast – puntate in ogni direzione e la gente che correva qua e là per sistemare quel che non era ancora in ordine. Mentre suonavamo, io continuavo ad avere questa curiosa sensazione che qualcuno arrivasse alle mie spalle… ed era così! Una telecamera era proprio accanto a Tom e alla sua batteria e riprendeva tutto il set. Indubbiamente, non il mio lato migliore. Durante lo show si sono verificati problemi tecnici di ogni genere, a dimostrare la fondatezza del detto per il quale se qualcosa può andar male nel peggior momento possibile, lo farà proprio allora. La troupe e l’audience furono incredibilmente pazienti mentre noi sostituivamo un amplificatore per chitarra nel bel mezzo della performance. Si aveva l’impressione che il concerto fosse un serpente vivo che lottava cercando di sfuggire alla nostra presa. E dalle avversità nacque l’ispirazione. La band se ne uscì con alcune versioni brillanti di alcune delle migliori canzoni della nostra scaletta. Ricordo che Ghost Of The Girl In The Well era così potente che la forza del pezzo mi fece dimenticare dove ci trovassimo e cosa stessimo facendo: una cosa nient’affatto semplice, quando le luci e le telecamere e gli addetti alle riprese corrono dappertutto.
C’è un certo senso di incertezza ogni volta che siamo on stage, e non è negativo: prevenire qualcosa di nuovo aggiunge un delizioso limite alle performance. Ogni sera è in qualche modo differente. So che durante il set ascolterò cose mai sentite prima da parte dei musicisti attorno a me. L’ensemble cambia da concerto a concerto e da tour a tour, conferendo diverse influenze e trame a ogni esibizione. A volte mi capita persino di presentare per la prima volta tra loro i componenti della band quando salgono sul palco per lo show. E anche per le lunghe tournée nelle quali l’organico è più o meno stabile, in tutti i brani concediamo un po’ di spazio alle improvvisazioni. È una regola per i grandi dei Willard Grant Conspiracy che questo porta sempre a qualcosa di speciale che non potrà mai essere ripetuto esattamente, e spero che questo senso di incertezza è parte dell’eccitazione di assistere a un nostro concerto. Da appassionato di musica, amo il feeling che scaturisce quando un gruppo sta “cogliendo l’attimo” e gli spettatori sono testimoni di qualcosa che è la somma di tutte le influenze che la serata ha da offrire unite fra loro all’interno di una fugace performance.
Spero, gentile ascoltatore, che tu possa trovare in questo CD dal vivo qualcosa che ti costringa a uscire e ad andare ad ascoltare una band, stasera. Dal vivo, non su disco o in video. Avere una testimonianza della musica live con tutte le gloriose imperfezioni e la forza da far drizzare i capelli che la condivisione di un’esperienza di questo tipo comporta. Sarebbe il più bel “complimento” che questo disco potrebbe mai sperare di ottenere. Cari saluti, Robert Fisher.
Tratto da Il Mucchio Extra n.15 dell’autunno 2004
fisher-wgc-foto-2

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Categorie: presentazioni | Tag: | 6 commenti

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6 pensieri su “Addio, Robert (Fisher)

  1. Emanuele

    Una grandissima piccola band, i WGC. Di quelle che magari non vengono citate spesso, magari te le dimentichi per un po’, probabilmente non passeranno alla storia. Ma chi li ha visti dal vivo (Roma, Big Mama, circa 2005) e ha amato i loro grandi piccoli dischi, non se li dimenticherà mai. Fare thee well, Robert.

  2. Massimo Sarno

    Apprendo con dispiacere la scomparsa di questo grande artista. Feci la conoscenza del suo gruppo proprio grazie al bel live allegato ad EXTRA, e da allora ho seguito tutte le loro uscite che, nel corso degli anni, hanno mantenuto uno standard medio elevato. Ho solo un’osservazione da proporre :non chiamiamola “piccola band” per il fatto che non riempivano gli stadi; erano, anzi, sono grandi artisti destinati a restare nella memoria di chi sente e vive la musica come un elemento centrale della propria esistenza. Grazie per esserci stato, Robert.

    P.SI dischi della band che hai citato sono anche i miei preferiti

  3. Giacomo Mattia (Sonof Brahem)

    L’avevo scoperto con “Regard the End” che, riascoltato ieri sera, non ha perso nulla della sua bellezza e m’incanta ancora come allora. Presi i due dischi successivi, apprezzandoli, ma poi lo persi di vista e non ne seppi più nulla, fino alla notitzia di ieri…
    In quanto all’età, se n’è andato davvero troppo presto, appena 59.enne (https://www.odt.co.nz/entertainment/music/conspiracy-one).

  4. teodoro serra

    Ciao ,sono un fan dei wgc,che ho visto dal vivo al Primavera Sound,mi sembra nel 2004.Un giorno casualmente’ho incontrato per strada Robert ad un mercatino a Lubjana,dove ero in vacanza.L’ho fermato ,è stato cordialissimo,siamo andati a prendere un caffè insieme e abbiamo parlato per un po’,mi ha chiesto l’indirizzo dell’hotel e mi ha fatto avere il suo ultimo cd.Una grande persona come non ce ne sono quasi piu’.So long Friend.

  5. Marco

    Lo scopro solo oggi, su queste pagine! Li ho visti tre volte, sempre grandi, la prima quando c’era ancora anche Paul Austin. Ma l’anima era Robert e lo dimostrò durante un concerto in una cittadina del Veneto, in piena estate: venti minuti prima dell’inizio un gran temporale, il palco all’aperto spazzato da vento e acqua. In una ventina ci fermiamo al baretto del parco in cui si svolgeva il concerto, sotto una mezza dozzina di quegli ombrelloni bianchi quadrati grandi. Quando la pioggia si fa meno intensa, arrivano loro e si siedono in mezzo a noi, con gli strumenti: una decina di pezzi tutti per noi, in un’atmosfera difficile da descrivere…grazie Robert

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