Mother Love Bone

Della storica band post-Green River e pre Pearl Jam mi sono già occupato piuttosto diffusamente in questo articolo, ma non era pensabile trascurare la maxi-ristampa in oggetto, il cui eloquente sottotitolo è “The Complete Works”.

On Earth As It Is
(Republic)
Come ogni esegeta del grunge ben sa, il trait d’union fra i pionieri Green River (che generarono pure i Mudhoney) e le rockstar Pearl Jam è costituito dai Mother Love Bone, cioè il gruppo che Jeff Ament e Stone Gossard fondarono assieme all’altro ex Green River Bruce Fairweather, al batterista degli Skin Yard Glen Gilmore e ad Andrew Wood, già cantante (carismatico) dei Malfunkshun. Fu proprio la fatale overdose di quest’ultimo, ad appena ventiquattr’anni e poco prima che l’album d’esordio Apple arrivasse nei negozi, a provocare la separazione della band, con conseguente innesco delle dinamiche che avrebbero portato al progetto Temple Of The Dog – un omaggio allo stesso Wood – e poi alla nascita dei Pearl Jam. Benché casualmente, il quintetto di Seattle ha dunque bene o male avuto un ruolo cruciale nella storia del rock dell’ultimo quarto di secolo, uno di quei ruoli che fornirebbero eccellenti spunti per un albo della collana “What If…?” o per un film alla “Sliding Doors”.
A raccontare in maniera persino un po’ pletorica la (breve) parabola dell’ensemble, giunge ora questa super-raccolta che riprende i contenuti nella già esauriente Mother Love Bone del 1992 (il mini Shine del 1989, il summenzionato album Apple del 1990 e alcune bonus), impinguandone la scaletta con una ventina di provini, versioni diverse, session varie, materiale dal vivo e ulteriori extra, più (non nella stampa in vinile, però) un DVD con il documentario The Love Bone Earth Affair, un videoclip e due pezzi in concerto. L’opera omnia, insomma, di questa sfortunata “meteora” che avrebbe avuto tutto ciò che occorreva per imporsi nel panorama rock del tempo: la perizia compositiva, la presenza scenica e la gran bella voce del frontman, un sound d’effetto legato a filo doppio a certi classici (Aerosmith, Led Zeppelin) e venato di street rock e grunge, un contratto major – la Stardog che pubblicò i loro dischi era un marchio creato ad hoc dalla PolyGram – atto a garantire notevole esposizione. Il destino ha disposto differentemente, ma On Earth As It Is ricorda e dimostra che, sì, il mondo è stato a un passo dall’avere altri Pearl Jam al posto di quelli ancora oggi in circolazione.
Tratto da Blow Up n.224 del gennaio 2017

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