Quell’8 gennaio del 1977

Come sapete, ogni tanto mi concedo qualche post per parlare di me, anche se sempre in relazione al mio lavoro e alla musica. Questo, che è pure un po’ lunghetto, appartiene alla categoria, e dunque è autoreferenziale; se la cosa è per voi irritante, potete tranquillamente fare a meno di leggerlo. Io, però, non potevo fare a meno di scriverlo. Ah, dimenticavo… se qualcuno si domandasse come sia possibile che date e dati siano così precisi, sappia che dal 1976 ho la mania di annotare, a grandissime linee, quello che faccio ogni giorno, tutti i giorni; ogni tanto qualcosa sfugge, ma per quanto concerne le vicende qui esposte per fortuna non è accaduto.
radio-five-fotoCi sarebbero tanti piccoli e grandi dettagli da raccontare e magari nel 2027 – sempre che riesca ad arrivarci – lo farò pure in una sorta di autobiografia musicale, ma per adesso accontentavi di questo breve amarcord. Nel primo pomeriggio di sabato 8 gennaio 1977 bussai alla porta di Radio Five, una delle numerose, piccole emittenti spuntate fuori come funghi a partire da quel glorioso 1975 in cui le frequenze FM erano state liberalizzate; nel mio quartiere, situato su una collina, abbondavano, perché se gli impianti di trasmissione erano situati in alto il segnale si propagava in modo più capillare per la città. Avevo sedici anni – anche se ne dimostravo, forse, tredici – ed ero parecchio timido, ma di musica già un po’ ne sapevo e da tempo mi esercitavo a inventare programmi, “imitando” il mio inconsapevole mentore Carlo Massarini, con un registratore a cassette e un microfono che, dopo le presentazioni dei brani, avvicinavo a uno dei diffusori dell’impianto stereo (per la circostanza, convertito in monofonia).
Non ricordo se avessi prima telefonato per annunciarmi, ma ho stampato in mente lo sguardo di divertita commiserazione con cui il responsabile e un altro paio di ragazzi presenti – che avranno avuto al massimo venticinque anni, ma che a me sembravano grandi e fichissimi – ascoltavano la mia offerta di collaborare con loro, sfociata in un triste “TU vorresti trasmettere da noi? Ma sei un pischello!”. Ma io ero tosto, molto più di quanto io stesso pensassi, e me ne uscii con qualcosa alla William Miller nel film “Almost Famous” (che, tolto il sesso, è in pratica la storia della mia formazione giornalistica), qualcosa tipo “sarò pure un pischello, ma di dischi e radio ne so almeno quanto voi”. Dopo un attimo di silenzio, il capo disse “ok, allora vediamo”. Chiamò il collega che stava trasmettendo in diretta, gli spiegò la situazione, mi chiese di scegliere due/tre brani in linea con le mie competenze (scommetterei su Patti Smith e Bruce Springsteen, il terzo è probabile che fosse di Jackson Browne) e mi spedì a parlare via etere, a mo’ di ospite del titolare dello spazio. Devo supporre che me la cavai bene, visto che mi trovai assegnato un programma di un’ora per tre volte alla settimana – lunedì e venerdì alle 21, mercoledì alle 22 – intitolato “Coast To Coast” e dedicato, naturalmente, alla musica americana. Mi fu anche chiesto se fossi in grado di preparare “al volo” due puntate di rodaggio per il giorno stesso e per il successivo, dato che il curatore della fascia 19-20 per il weekend stava poco bene, e così sabato 8 gennaio alle 19 esordii ufficialmente sui 108 MHz. Stranamente, i miei severi genitori accettarono questo mio “strano” desiderio e mi lasciarono fare, seppure con qualche patema (del genere “non è che alla radio gira la droga?”, come se la droga non girasse ovunque) e con un po’ di preoccupazione per le uscite serali e per il fatto che l’impegno avrebbe potuto distogliermi dagli studi.
A “Radio Five” andai in onda una ventina di volte, fino alla metà di marzo, quando ignoti pezzi di merda si introdussero nottetempo in sede e rubarono le apparecchiature e i vinili. Non c’era modo di superare un colpo così, sarebbero serviti troppi soldi, e infatti dopo qualche riunione indetta nella speranza di trovare sovvenzioni tra di noi, si optò per la chiusura. Pensai allora di cercare un’altra sistemazione e, in concomitanza con il mio diciassettesimo compleanno, la trovai in “Onda Radio 101”, emittente organizzata in modo più professionale e molto più ascoltata; un amico di un amico era costretto ad abbandonare il suo programma di country e dintorni, chiamato “West & Soda” (sì, lo so, fa ridere), e mi offrì di rilevare il suo posto, sempre due/tre volte alla settimana in fascia serale. Nemmeno il tempo di arrivare all’estate e anche “Onda Radio” scomparve, stroncata – è lecito supporre – da problemi economici. Pensai che forse portavo sfiga e che fosse meglio lasciar perdere, ma il tarlo continuava a rodere e il 13 dicembre – come accadde è stato però rimosso dalla mia pur ottima memoria – sostenni un provino a una radio ancora più grande e seria, “K55”, che aveva addirittura due frequenze (93,300 e 103,500). Lo superai e dal 9 gennaio 1978 ripresi la mia attività – sempre non retribuita se non con qualche disco e qualche biglietto di concerto, ma che importava? – di autore e speaker: prima uno speciale sui Doors, poi uno su Jackson Browne, infine un programma (di musica americana e dalle 21 alle 22 per tre sere alla settimana… l’avreste mai detto?) intitolato “Wings Over America”. Rimasi tanto, a “K55”, raccogliendo notevole esperienza e divertendomi assai fra la trasmissione “standard” e qualche speciale estemporaneo (ad esempio, quello del 6 dicembre sugli Skiantos, o quello di un paio di mesi prima, condotto assieme ad altri colleghi, con ospite il mio ispiratore Carlo Massarini), spaziando dal rock classico al garage, dal folk al punk, dalla new wave alle avanguardie. Nel gennaio del 1979, però, anche “K55” si dissolse, da un giorno all’altro. Un grande dispiacere che venne subito compensato dal varo – il 2 febbraio – di “Kick Out The Jams”, programma di “rock americano, rarità e new wave” irradiato dai 103,700 MHz di “Punto Radio”, che si divideva con la più seriosa “Radio Blu” la palma di radio “più rock” di Roma. Sarei andato avanti per circa tre anni e sarebbe pure stata la mia ultima esperienza in un’emittente privata, perché alla fine del 1981 – quando in parallelo scrivevo già da due anni e mezzo su varie riviste – la registrazione di un “Kick Out The Jams” capitò nelle mani di un funzionario della RAI in cerca di un giovane DJ esperto di musica nuova. Nella primavera del 1982 firmai così il primo dei miei tanti contratti con la Radio di Stato, ma questo l’ho raccontato a grandi linee un’altra volta e magari in futuro approfondirò.
Insomma, mi sembra sensato legare a quell’8 gennaio del 1977 il mio debutto nel grande circo del giornalismo musicale. A distanza di quarant’anni esatti, e con oceani di acqua passati sotto i ponti, mi concedo il vezzo un po’ nostalgico di alzare un ideale bicchiere a quel ragazzino temerario che pensò di vincere la sua timidezza, e la sua paura di essere inadeguato per il mondo, mettendosi davanti a un microfono e presentando la musica “giusta” che tanto amava, e che ama tuttora. Prosit!, alla faccia di chi mi vuol male.
radio-five-tessera1Approfitto dell’occasione per ringraziare: Carlo Massarini, senza il quale io non sarei… io; Giorgio Battaglia, amico dai giorni delle Medie e insostituibile compagno in alcune delle mie avventure radiofoniche; i ragazzi di “Radio Five”, dei quali purtroppo non ricordo i nomi; Massimo Pecci, che mi lasciò il suo posto a “Onda Radio 101”; Roberto Cappelli, che mi volle a “K55”, e gli altri DJ di lì, a cominciare da Antonella Condorelli, Giancarlo Zucchet e Guido Punk; tutta la squadra di Punto Radio, e specialmente Stefano Battioni, Massimo Guarini, Riccardo Pandolfi e Mario Giugni; Volfango Vaccaro, al quale devo il primo ingaggio da parte della RAI.

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Categorie: memorie | Tag: | 19 commenti

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19 pensieri su “Quell’8 gennaio del 1977

  1. Graziano

    Non è irritante se ogni tanto ti concedi un articolo amarcord sulla tua “iniziazione” alla musica, ma che non sei il DIRETTORE di un mensile o di quel favoloso titolo con Extra che a rotazione ne riprendo una copia per ri-leggere articoli di gruppi o solisti che mi accompagnano ancora nel mio cosmo musicale.

    • In realtà al momento sono felicissimo di non avere la responsabilità di una direzione, a parte quella della sezione musicale di AudioReview. Vivo molto, molto meglio di quando dovevo preoccuparmi di Extra e di tutta la musica del Mucchio.

      • Paolo Stradi

        Eppure una rivista autorevole e ben scritta come Il Mucchio Extra sarebbe gran cosa. Vedo in edicola parecchie pubblicazioni d’ispirazione “classica”, ma mi sembrano poca cosa. Il fatto però che qualche editore ci provi credo qualcosa significhi. L’autorevolezza di cui parlavo sopra non la compri al supermercato

  2. Paolo Stradi

    Che dire in codesti frangenti? Augurissimi per ciò che più desideri, e per quel che mi riguarda di continuare a leggerti, all’infinita ricerca dell’ascolto definitivo. Profitto!

    • DaDa

      Le pubblicazioni di ispirazione “classica” devono molto a Mucchio Extra, oltre al fatto di ospitarne qualche firma. Devo dire comunque che preferivo il taglio di Extra. Ma erano altri tempi ….

  3. Paolo Stradi

    Scusa, concludevo con…..Prosit! Maleletto correttore

    • Ah ah ah, grazie!

    • Non so perché non compare il link “rispondi” al commento sopra, quindi rispondo qui.
      È vero. ci sono altre riviste di orientamento “classico” (e su Classic Rock, speciali compresi, non a caso scrivo pure), e probabilmente se ne facessi una io, qualche migliaio di copie potrebbe venderle. Ma sarebbe una cosa che a un editore già esistente non interesserebbe, perché a essere fortunati si andrebbe in pareggio; l’alternativa sarebbe una casa editrice autogestita, ma di rimettermi in quel casino, rischiando soldi e trovandosi – come era accaduto con Velvet, illo tempore – a fare più l’amministratore che il giornalista, proprio non mi andrebbe. E poi trovare un nome che funzioni, e bussare alle porte per avere promozione, e trovarsi bene o male a “fare concorrenza” alle riviste per le quali lavoro adesso… no, davvero, non si può fare.

  4. Gian Luigi Bona

    Carissimo Federico, non riesco a credere che è passato tutto questo tempo da quando ti ho letto per la prima volta sul Mucchio Selvaggio pensando che finalmente era arrivato qualcuno che parlava di musica un filino più nuova!
    Tanti carissimi auguri Federico e grazie per tutti i dischi che mi hai consigliato e per tutto quanto hai scritto.
    Long live and prosper !

  5. Andrea

    Bellissimo racconto e ultime righe commoventi.
    E’ vero, fondare una nuova rivista nel 2017 non sarebbe saggio, ma condurre una trasmissione radiofonica migliore dell’ attuale “Popcorn” – per durata, proposte, contesto – ti spetterebbe di diritto.
    Grazie per ogni tua segnalazione dai giorni di “Stereodrome” ad oggi.

    • Io sono molto soddisfatto di Pop Corn… Logico, ho dei vincoli, ma credo comunque di riuscire a essere “io” anche in quell’ambito. Ciò detto, capisco perfettamente cosa vuoi dire e, sì, anch’io penso che forse “sarebbe giusto”… però, sai, quando arrivi a un’età come la mia, in cui i libri firmati e le riviste sulle quali hai scritto si contano nell’ordine delle decine, i programmi in radio in quello delle centinaia e gli articoli pubblicati in quello delle migliaia, pensi che in fondo va bene lo stesso, chi se ne importa, nel complesso è andata più che bene.

  6. backstreet70

    Hai mai detto (di persona) a Massarini quanto sia stato importante per te?

  7. StanLV

    Scheggie di memorie indimenticabili :
    poco più che quattordicenne guardo Carlo Massarini a proporre musica rock (e video) sulla Rai con Mister Fantasy;
    qualche anno dopo Federico che su Radio Rai all’ora di pranzo manda gli Hoodoo Gurus !

  8. backstreet70

    Mr. Fantasy era l’unico programma di musica (rock ma non solo) vedibile, il resto, per dire, era Popcorn diretto da Cecchetto.
    Massarini poi dalla tv è scomparso, ora lo sento con piacere su Radio Virgin quando c’è il suo spazio Absolute beginners.
    Di professionalità ne ha da vendere.

    • StanLV

      Il cerchio si chiude:
      Rai 5, dopo la mezzanotte, Ghiaccio Bollente presentata da Massarini. Ospiti in studio: Federico e Manuel Agnelli che presentano il libro sul leader degli Afterhours…
      la (buona) Musica allora persiste !

      • backstreet70

        Peccato poi che Ghiaccio bollente sia stata cancellata.

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