Billy Bragg & Joe Henry

Per poco, quest’album non è entrato nella mia playlist del 2016. Mi fa comunque piacere proporne qui la recensione, perché si tratta di un disco dotato di una bella anima e che ha alle spalle un bel progetto.

bragg-henry-copShine A Light
(Cooking Vinyl)
A dispetto dei natali inglesi, Billy Bragg prova da tempo un notevole interesse per la musica tradizionale americana, con i piccoli/grandi miti che la accompagnano e alimentano; più che eloquente, in tal senso, il progetto Mermaid Avenue da lui allestito alla fine dei ’90 assieme ai Wilco, che portò alla traduzione in canzoni di un’infinità di testi di Woody Guthrie (consigliato il box di tre CD e un DVD, comprensivo di un documentario, che raccoglie tutto il materiale inciso: Mermaid Avenue – The Complete Sessions, Nonesuch 2012). Nella stessa area “ideale” si inserisce ora questo Shine A Light, che il cantautore/attivista britannico ha realizzato in coppia con Joe Henry, amico e collega singer-songwriter (statunitense, però) che fra i tanti eccellenti frutti della sua attività parallela di produttore annovera il precedente lavoro di Bragg, Tooth & Nail: un album di registrazioni “sul campo” effettuate per lo più nelle sale di attesa (ma anche nei piazzali, se non persino sugli stessi convogli) di varie stazioni ferroviarie della lunghissima linea Chicago-Los Angeles, come il sottotitolo Field Recordings From The Great American Railroad spiega con estrema chiarezza.
In scaletta sfilano dunque tredici brani in massima parte degli anni ’20 e ‘30, eccetto due meno datati (risalgono ai Sixties) di John Hartford e Gordon Lightfoot, che immergono in un’atmosfera antica, rimandando a giorni in cui il treno era elemento immancabile nella poetica folk. Un’idea certo non nuova (senza bisogno di scomodare di nuovo Guthrie, si pensi a Johnny Cash) ma attuata con competenza e passione, utilizzando solo voci e chitarre; lo spirito è quello di un Alan Lomax, e benché le tecnologie utilizzate siano moderne, il disco possiede un suono imperfetto, ruvido e “polveroso”, in linea con i suoi obiettivi filosofici, culturali e, come dire?, “sentimentali”.
Tratto da AudioReview n.381 del novembre 2016

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