Agnes Obel

Mi era già capitato di recensire un album di Agnes Obel – il precedente Aventine: ne avevo scritto tre anni fa su “Blow Up” – e il bel ricordo mi ha spinto ad accostarmi al nuovo lavoro con l’intenzione di replicare. La fiducia è stata ripagata da un disco davvero eccellente, che non a caso ho inserito nella mia personale playlist del 2016.

obel-copCitizen Of Glass (PIAS)
Quando all’inizio dell’estate venne diffusa in Rete la prima anticipazione di quest’album, Familiar, furono in molti a interrogarsi sull’identità – ipotesi più probabile, Anohni – di chi duettasse con Agnes Obel; con sorpresa, si scoprì che l’altra voce apparteneva sempre alla trentacinquenne danese, e che l’efficacissimo, straniante effetto era stato ottenuto “trafficando” in studio. Non è del resto un mistero che questa singolare cantautrice abituata a fare tutto o quasi da sé, nella musica della quale la Classica si fonde a una sorta di folk-wave esoterica che rimanda allo stile 4AD ma con echi della Tori Amos più pacata, ami sperimentare e, se vogliamo, giocare d’azzardo, nonostante l’approccio globale trasmetta impressioni di rigore e austerità.
Terzo capitolo della serie già comprendente gli apprezzati (e talvolta acclamati) Philharmonics (2010) e Aventine (2013), Citizen Of Glass non rinnega la formula fin qui adottata, fondata su strutture eteree, pianoforte e archi, ma la rende più policroma, inserendovi svariati strumenti vintage a tasti e arricchendo ulteriormente la tavolozza degli interventi, suonati e “manipolati” alla console. Si potrebbe pensare a una questione di semplici sfumature ma non è affatto così, perché se è vero che le nuove canzoni evidenziano stretti legami di parentela con le vecchie, è altrettanto innegabile che Agnes Obel abbia voluto alzare l’asticella della profondità, sul piano del songwriting – testi compresi – e degli arrangiamenti. L’intento si è tradotto in dieci episodi che si potrebbero definire “più arditi” rispetto al passato, benché sia il sound, sia la splendida voce rimangano godibilissimi; un incantesimo di avvolgente, sognante morbidezza, che di primo acchito può apparire algido e poco dinamico ma che via via si rivela caldo, fantasioso, evocativo, coinvolgente a più livelli.
Tratto da AudioReview n.381 del novembre 2016

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Categorie: recensioni | Tag: , , | 3 commenti

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3 pensieri su “Agnes Obel

  1. SonofBrahem (Giacomo Mattia)

    Dalla tua segnalazione (o meglio dal suo arrivo a casa mia) l’ho già ascoltato più di qualsiasi disco del 2016 dentro o fuori la mia lista dei 17 dischi dell’anno. Grazie, Federico

  2. Beppe Russo

    Sta girando ora sul mio impianto. che dire… Guglielmi colpisce ancora. Non dovrebbe, non dovrebbe piacere a uno cresciuto a pane e Detroit, eppure… eppure… sarò invecchiato, non sarò più quello di una volta, ma non riesco a staccarmi. irresistibile. Ai tuoi riferimenti aggiungerei un disco, se non sbaglio, di Lisa Germano e OP8 che sicuramente ricordi. Ciao Gugliè, e auguri.

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