Assalti Frontali

La sigla Assalti Frontali esiste ormai da venticinque anni, e da pochi giorni è stata impressa su un nuovo, eccellente album (si intitola Mille gruppi avanzano, e se vi interessa ne ho scritto qui). Della posse romana avevo già recuperato una lunga intervista dell’epoca del “controverso” accordo con la BMG, ma quando mi sono trovato a rileggere questa recensione dell’esordio su disco di Militant A e compagni sono rimasto basito: ricordavo naturalmente che Terra di nessuno mi aveva folgorato, ma una presa di posizione tanto esplicita e arrabbiata… proprio no. Va da sé che, con il senno di poi, sono ancora più felice delle mie parole di allora.

assalti-frontali-copTerra di nessuno
(Assalti Frontali)
Parlare senza paura” è la frase – chiamarla “slogan” sembrerebbe in qualche modo offensivo – che forse più di ogni altra ricorre in Terra di nessuno, splendida prima fatica degli Assalti Frontali. Un album unico nel panorama nazionale, che solco dopo solco si impone con tutta la sua dirompente forza d’urto: urto di parole crude e rabbiose, specchio sincero di una volontà di ribellione che nasce nella strada, e urto di suoni, in massima parte frutto di campionamenti ma in un caso (nella esplosiva Assalto frontale, con ritmi e chitarre dei grandi Brutopop) derivati anche da strumenti canonici.
Sarebbe però impossibile, nel breve spazio di una recensione, riservare anche solo un accenno a tutte le componenti che hanno interagito nella realizzazione di questo autentico manifesto del rap nostrano: rap militante, rap come azione positiva, rap italiano nella scelta dei bersagli e non vuoto scimmiottamento di stilemi statunitensi. Rap come rivoluzione di coscienze, come veicolo di recupero della nostra dignità di individui stanchi di essere ostaggi. Rap, seppure sui generis sotto il profilo formale, che assume i connotati della poesia, come nella title track, in 00199, in Questione d’istinto, in Gocce di sole. Rap fuori dagli schemi anche nel suo inevitabile rapporto con il business (prezzo massimo 17.000 lire, in culo agli speculatori della grande industria musicale), che travolge come una valanga. E la mia astensione dalla consuetudine dei voti a fondo pagina serve solo a sottolineare come questo lavoro non possa essere valutato secondo criteri convenzionali. Da ascoltare assolutamente.
Tratto da AudioReview n.120 dell’ottobre 1992

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