Michele Gazich

Un bellissimo e atipico disco di canzone d’autore italiana che secondo me meriterebbe di essere conosciuto e apprezzato molto più di quanto stia accadendo, perché Michele Gazich non è “gggiovane” e “cool” – rimanendo nell’ambito di chi non è ancora “star” – come Calcutta, Thegiornalisti o Pop X, e lo spazio disponibile sui media più o meno generalisti è per loro. Questo, invece, è un album per chi pensa che la musica sia una cosa seria.

gazich-copLa via del sale
(FonoBisanzio)
Michele Gazich è conosciuto principalmente come violinista e “organizzatore di suoni”, in virtù di un’attività in studio e dal vivo che lo ha visto accanto a molti colleghi di area – semplificando al massimo – folk-rock: da Massimo Bubola e Massimo Priviero a Michelle Shocked, Eric Andersen, Victoria Williams, Marc Olson, Mary Gauthier. È però anche autore e cantante, come testimoniato da una mezza dozzina di dischi realizzati in regime di autarchia e anche per questo motivo relegati ai margini del “grande” – continuiamo a definirlo così, benché visti i numeri attuali faccia un po’ sorridere – circuito musicale; un artigiano, coerente con se stesso, che scrive e interpreta per esprimere qualcosa di autentico e importante, nel rispetto dell’idea che le canzoni possano essere veicolo di cultura oltre che di emozioni.
In tale quadro si inserisce La via del sale, viaggio in undici tappe attraverso “l’Europa d’oggi, fra biblioteche sommerse, migrazioni e maestose rovine del terziario”. Un album profondo, denso, dai toni scuri e sofferti, che si rivela comunque quantomai prodigo di stimoli. Sono infatti brillanti le architetture strumentali, ricche ed eclettiche benché di primo acchito possano sembrare un po’ spoglie, con il violino e il pianoforte pressoché immancabili; i testi, all’insegna di una poesia colta e non verbosa a dispetto dello spessore dei temi trattati; la voce, che non spinge ma affascina con il suo magnetismo, ancor più quando si alterna a quella di Rita “Lilith” Oberti – lo si dica senza remore: la Marianne Faithfull italiana – nella magnifica Storia dell’uomo che vendette la sua ombra. Elementi equilibrati perfettamente, che rendono l’opera – certo non “pop”, è il caso di precisarlo: per apprezzarla bisogna dedicarcisi con un minimo di attenzione – personale, toccante, a suo modo persino magica.
Tratto da AudioReview n.379 del settembre 2016

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