Bombino

Di sicuro fra i miei album preferiti di questo 2016. Sono ormai passati vari anni dal primo manifestarsi anche in Europa del cosiddetto desert blues, e il fenomeno non ha ancora stancato… o, quantomeno, non ha ancora stancato me; ed è difficile che lo faccia, finché continueranno a uscire dischi di questo livello.

bombino-copAzel (Partisan)
Sono parecchi anni che le musiche generate dall’incontro tra il folk del Sahara e il rock ottengono spazio presso i media occidentali, purtroppo – ma, sotto un altro aspetto, non è un male – in parallelo alle cronache delle tensioni e dei conflitti che flagellano le terre fra Algeria, Mali e Niger. Dell’ultimo è nativo Bombino, per l’anagrafe Omara Moctar, ormai principale “ambasciatore” – alla pari dei Tinariwen – del sound, della filosofia di vita e delle istanze del suo popolo; Nomad, l’album del 2013 prodotto da Dan Auerbach dei Black Keys, ha raccolto consensi ben oltre il circuito della world, rendendo abbastanza noto anche dalle nostre parti (si è esibito alla Notte della Taranta, ha lavorato con Jovanotti…) questo artista che, oltre a cantare con un approccio fra lo ieratico e il sanguigno, sa maneggiare con straordinaria perizia le sei corde, rendendo omaggio alle sue radici ma non nascondendo l’ammirazione per Jimi Hendrix, Carlos Santana e Mark Knopfler.
Approntato con Dave Longstreth (Dirty Projectors) in cabina di regia, il terzo capitolo di studio di Bombino rinnova la magia di uno stile ipnotico ed evocativo nel quale l’Africa, il blues e la psichedelia convivono senza alcun attrito. Una formula magnificamente ibrida che conserva il fascino delle tradizioni tamasheq ma che, in virtù dei saldi legami con il rock (l’uso della sezione ritmica, la chitarra elettrica) e delle melodie inusuali ma comunque persuasive, non risulta distante dalla nostra sensibilità come invece spesso accade con generi etnici più rigorosi. Lì dove ha avuto origine lo chiamano “tishoumaren”, ma il “desert blues” che va per la maggiore a livello internazionale restituisce meglio l’idea di questa musica malinconica eppure gioiosa, spirituale e assieme ribelle, intensa ma godibilissima. Non avendole mai prestato orecchio, Azel può essere un’autentica epifania.
Tratto da AudioReview n.374 dell’aprile 2016

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Categorie: recensioni | Tag: , | 1 commento

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Un pensiero su “Bombino

  1. Massimo Parravicini

    Insieme a Music in Exile dei Songhoy Blues!

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