La Sub Pop pre-Nirvana

Per il n.13 del Mucchio Extra, con copertina a Kurt Cobain, scrissi un lungo articolo sui Nirvana. Fra i “boxini” di approfondimento che lo corredavano c’era anche questo dedicato ai primi passi della Sub Pop Records. Mi sembra sensato riproporlo qui.
sub-pop-logoDato che la Sub Pop ha conquistato una seria notorietà nel 1989/1990, cioè quando il mondo ha iniziato ad accorgersi dei Nirvana, a livello di automatismi mentali sono in parecchi ad associare in modo scorretto etichetta e gruppo, reputando la loro nascite contemporanee e attribuendo al secondo tutti i meriti del successo della prima. In realtà le cose sono molto diverse: la Sub Pop fa infatti la sua comparsa addirittura nel 1979, quando il giovane Bruce Pavitt fonda a Olympia – la Capitale dello Stato di Washington – la fanzine “Subterranean Pop”. Dapprima fotocopiata e poi via via più professionale, la rivistina – dedicata logicamente al panorama musicale underground – abbrevia la sua testata nel 1980 con il n.3, per cessare le pubblicazioni nel 1983 dopo sei uscite cartacee e tre compilation in formato cassetta (con brani di artisti alternativi di ogni dove) tutte rigorosamente numerate dall’1 al 9; quell’anno, con il trasferimento a Seattle, l’intraprendente Pavitt battezza quindi Sub Pop prima una rubrica di recensioni sul giornale “Rocket” e più avanti anche un programma della radio KCMU, entrambi consacrati alla propaganda di musica poco nota.
È comunque solo nell’inverno del 1986 che l’inconfondibile logo in bianco e nero viene impresso su un disco, un album contenente canzoni di gruppi e solisti in qualche caso già piuttosto famosi nel circuito (Sonic Youth, Wipers, Naked Raygun) ovviamente siglato SP10; quel disco si intitola Sub Pop 100 ed è il glorioso inizio di un’epopea che prosegue tuttora. Il secondo vinile targato Sub Pop è invece dell’estate del 1987 ed è il 12”EP Dry As A Bone dei Green River – il gruppo che di lì a poco genererà Mudhoney e Mother Love Bone (i futuri Pearl Jam) – mentre il terzo giunge ancora nel 1987 ed è il mini-LP Screaming Life dei Soundgarden (il numero di catalogo è il 12; parallelamente esce anche un 12a, il 45 giri Hunted Down). Immediatamente dopo, l’attività dell’etichetta si interrompe per qualche mese a causa della necessità di reperire fondi, ed è proprio a questo punto che la compagnia si organizza professionalmente con l’arrivo di un secondo socio, Jonathan Poneman (con trascorsi di musicista e DJ), e un prestito bancario di 43.000 dollari utilizzato per allestire una sede, assumere alcuni dipendenti e consegnare alle stampe nell’arco del 1988 altri undici titoli. Nell’ordine, i singoli Two Way Street dei Blood Circus e Guts degli Swallow, il 12”EP Rehab Doll dei Green River, l’album Clear Black Paper dei Fluid, il 12”EP Fopp dei Soundgarden, il singolo-inno Touch Me I’m Sick dei Mudhoney e il singolo-non inno Daisy dei Tad (anzi, di Tad, visto che il corpulento Tad Doyle vi suona tutti gli studenti), l’album Hit It Or Quit It dei Girl Trouble (coprodotto con la K), lo straordinario mini-LP Superfuzz Bigmuff dei Mudhoney, il 12”EP Primal Rock Therapy dei Blood Circus e infine – in novembre – il 45 giri contrassegnato SP23, edito in mille copie e destinato a divenire il più pregiato pezzo da collezione marchiato Sub Pop: naturalmente, Love Buzz/Big Cheese dei Nirvana, una scelta che alla lunga – nemmeno tanto: due anni e spiccioli – avrebbe non solo pesato in una maniera all’epoca inimmaginabile sulla storia della label e impinguato i conti correnti dei due lungimiranti talent-scout, ma anche cambiato per sempre il corso del rock e della sua cultura.
Tratto da Mucchio Extra n.13 della Primavera 2004

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