Wilco

Era logico che prima o poi sarebbe accaduto: i Wilco hanno realizzato un album che, almeno a mio avviso, non regge il confronto con la loro miglior produzione. Non che sia brutto, intendiamoci, ma… vabbè, leggetevi la mia recensione di un paio di mesi fa. Per altro materiale sulla band americana, cliccate qui (una recensione) e qui (intervista a Jeff Tweedy).

wilco-copSchmilco (Anti)
Da quel 1995 in cui esordirono con A.M., questo è il decimo album di studio dei Wilco e il terzo che, almeno negli USA, ha visto la luce per il marchio autogestito dBpm, dopo che tutti i precedenti – nonché il live Kicking Television e i frutti della collaborazione con Billy Bragg in onore di Woody Guthrie – erano stati pubblicati da etichette del giro Warner. Ed è in fondo curioso che una band apprezzata soprattutto per i suoi (riusciti) tentativi di sperimentazione in ambito rock abbia realizzato uno dei suoi lavori più accessibili proprio dopo essersi affrancata dalle multinazionali. Non che prima Jeff Tweedy e compagni subissero condizionamenti più o meno occulti perché inseriti nei meccanismi del grande business, ma la cosa un minimo stupisce. O forse no, se la si collega allo scarso successo di Star Wars (2015), secondo disco del gruppo di Chicago a rimanere fuori dai Top 100 di “Billboard” laddove i precedenti quattro erano addirittura entrati nei Top 10.
Sia come sia, Schmilco – il cui titolo omaggia il più noto LP di Harry Nilsson, Nilsson Schmilsson del 1971 – contiene canzoni “pop”. Ovviamente, un pop mai becero e figlio del rock cosiddetto alternativo, che non rinuncia a scarti e asprezze e che mette in luce saldi legami con il country/folk, calando il tutto in un contesto tra il torpido e il narcotico in sintonia con certo “indie” anni ’90 (viene da pensare, ad esempio, ai Pavement). Ci sono poi, com’è giusto, melodie accattivanti, chitarre all’occorrenza acidule e un canto piacevolmente confidenziale, ovvero tutto ciò che occorre per un album a suo modo personale, interessante e di sicuro godibile; un album che, nell’indole diretta piuttosto che nello stile, potrebbe dirsi affine a Star Wars, ma che nel complesso ha poco da spartire con i Wilco monumentali ed epici di sempre… e non è scontato che tutti lo considerino un male.
Tratto da AudioReview n.379 del settembre 2016

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