The Scientists

Una super-ristampa della produzione di un’altra di quelle band che rese l’Australia degli anni ’80 qualcosa di come minimo leggendario, in ambito r’n’r.

scientists-copA Place Called Bad
(Numero Group)
In quella formidabile fucina di rock’n’roll più o meno aspro e travolgente che fu l’Australia degli ’80, i Scientists del cantante e chitarrista Kim Salmon ebbero senz’altro un ruolo ben più significativo di quanto facciano pensare i consensi commerciali, tutt’altro che esaltanti a dispetto del periodo neppure tanto breve in cui la band si era trasferita armi e bagagli a Londra in cerca di maggiore fortuna. I ragazzi di Perth costituirono infatti un esempio per parecchi talenti in erba del Continente Nuovissimo, e il loro sound esercitò un’influenza da non sottovalutare su alcuni gruppi grunge; non può essere un caso che la loro antologia Absolute, assemblata postuma nel 1991, sia uscita negli Stati Uniti con il marchio della Sub Pop.
Corredata di un libretto esplicativo di 64 pagine, A Place Called Bad raccoglie l’intera produzione di studio dal 1979 al 1987 (in realtà, quasi: mancano un solo pezzo, Travis, e alcune versioni diverse), con l’aggiunta di ventuno tracce dal vivo di varia provenienza. Più che il comunque godibile CD iniziale, con le crude registrazioni punk/power pop del triennio 1979-1981, o quello conclusivo di qualità tecnica meno precaria di quanto sarebbe legittimo ritenere, peraltro ottimo per documentare la devastante energia che i Nostri erano soliti sprigionare sui palchi, il cuore del box è nei due dischetti centrali, che mettono in fila trentotto brani all’epoca diffusi su singolo – menzione imprescindibile per l’inno We Had Love – o su lavori di grande formato quali il mini-Lp Blood Red River (1983), l’EP This Heart Doesn’t Run On Blood, This Heart Doesn’t Run On Love (1984) o gli LP You Get What You Deserve! (1985) e The Human Jukebox (1987). È qui che Salmon e compagni fanno saltare il banco declinando un rock abrasivo, rumoroso, sofferto e selvaggio, la cui personalità non è offuscata dagli echi di Birthday Party, Cramps, Stooges o Suicide (sì, anche se non ci sono synth); una sorta di trait d’union, volendosi riferire a esperienze successive, fra il grunge di cui sopra, i Beasts Of Bourbon dello stesso Kim Salmon, i Mudhoney e la Jon Spencer Blues Explosion. Da segnalare, infine, l’assai più concisa versione in vinile (due LP per ventidue pezzi) e le edizioni limitate acquistabili solo sul sito dell’etichetta che offrono come bonus un 7”EP dei Cheap Nasties, il combo proto-punk fondato dal leader nel 1976 (mille esemplari), o una cassetta con ulteriori dieci episodi (in appena cento copie).
Tratto da Blow Up n.218/219 del luglio/agosto 2016

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “The Scientists

  1. DaDa

    Storicamente un documento importante, anche se li ho sempre trovati troppo “caciaroni” per i miei gusti. Credo che comprerò comunque il cofanetto per il primo periodo, quello più fruibile.

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