Paul Simon

Oggi, 13 ottobre 2016, il grandissimo Paul Simon compie settantacinque anni. Mi dispiace un po’ “fargli gli auguri” recuperando una mia recensione solo moderatamente positiva di quello che è il suo ultimo (e ancora recente) album, ma tant’è.

simon-copStranger To Stranger
(Concord)
Le dichiarazioni in merito non lasciavano dubbi: con il suo dodicesimo album da solista, Paul Simon voleva sorprendere. È riuscito nell’intento? Almeno in qualcosa, senza dubbio. Ad esempio, nel “rinnegare” il ritorno alla canzone standard proposto con il precedente So Beautiful Or So What (2011) e riallacciare il legame con le sonorità etniche, ritmiche e “sperimentali” elaborate in modi differenti negli ultimi tre decenni, a partire dalla pietra miliare Graceland; poi, avviando una collaborazione – in tre brani su undici – con il trentacinquenne DJ italiano Cristiano “Clap! Clap!” Crisci; infine, organizzando una scaletta atipica, che in appena trentasette minuti spazia parecchio fra vari generi e mette in campo una notevole quantità di spunti e suggestioni. Una reazione all’avvicinarsi dei settantacinque anni (l’artista americano li compirà a ottobre), come a voler dimostrare che l’età non comporta necessariamente sclerosi creativa? Magari sì, ma sarebbe interessante capire quanto il processo sia stato spontaneo e quanto pianificato, visto come Simon ha comunque abituato a scelte poco lineari, oltre che a folgorazioni/deviazioni improvvise.
Certo, la struttura di Stranger To Stranger è piuttosto bizzarra: tre brani world-pop briosi e accattivanti (The Werewolf, Wristband e Cool Papa Bell), quattro brevi abbozzi/intermezzi che creano atmosfera ma paiono alla fine incompiuti, tre ballate avvolgenti e ispirate all’insegna di soluzioni sintetiche – la title track, Proof Of Love e la più mossa The Riverbank – che fanno pensare a una sorta di incrocio fra Peter Gabriel e il miglior Sting, con la dolce Insomniac’s Lullaby a chiudere in chiave acustica. Intenso l’apparato testuale e belli i suoni, ma attesa e proclami rendevano legittimo sperare in esiti più stupefacenti, più “importanti”.
Tratto da AudioRevew n.376 del giugno 2016

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