Bob Dylan

Sono rimasto sinceramente basito nel leggere commenti di scrittori che, alla notizia dell’assegnazione del Nobel per la Letteratura a Bob Dylan, hanno in pratica avanzato dubbi sull’eventuale valore letterario delle canzoni. Beh, si impiccassero (o si dessero fuoco, fa lo stesso); per uno come me, che da quarant’anni predica il valore artistico e culturale della musica di area rock – non tutta, ovvio: ci siamo però capiti, credo – questo Premio costituisce una soddisfazione immensa, un gesto dell’ombrello inalberato contro tutti coloro che mi/ci hanno trattato da dementi. Della possibilità del Nobel a Dylan si parlava da molti anni, questo è vero, ma mi fa ugualmente sorridere che avessi parlato dell’argomento proprio pochi mesi fa, auspicando l’assegnazione, l’ultima volta che avevo scritto dell’Uomo di Duluth. Congratulazioni, Robert Allen. E grazie, a nome di tanti.

dylan-copFallen Angels (Columbia)
Bob Dylan ha appena compiuto settantacinque anni, ha inciso in modo determinante sulla storia della musica moderna, ha scritto decine e decine di brani immortali, ha pubblicato un elevato numero di album memorabili. A parte il famoso Nobel per la Letteratura, che si spera gli sarà assegnato in vita e non post mortem, cosa poteva mancare alla sua sfavillante carriera? Forse, qualche ricoscimento in più come cantante, ruolo sempre messo in ombra da quello di autore se non valutato con severità – nemmeno a torto, alla fine – a causa di una voce ruvida e stridente, benché personalissima e funzionale al repertorio. Non c’è quindi da stupirsi che l’Uomo di Duluth abbia deciso, in età avanzata, di lanciarsi in un’ennesima sfida, registrando superclassici del songbook americano tutti interpretati, fra gli altri, addirittura da Frank Sinatra. L’ha fatto lo scorso anno con Shadows In The Night e ha replicato ora con Angeli caduti, del quale non si può dire che si sentisse un dannato bisogno ma che, alla fin fine, convince. Più o meno del capitolo precedente?
Al di là dell’effetto-sorpresa che ovviamente è sparito, si direbbe né più, né meno. Lo stesso produttore (Jack Frost), la stessa band jazzy, le stesse esecuzioni confidenziali e notturne da club “afterhours” che, pur non mettendo in luce una particolare passionalità, si rivelano capaci di “creare un’atmosfera”, proprio come nella pubblicità di quel brandy che taluni ricorderanno. Fra arrangiamenti non poveri ma con ben pochi lustrini, nessuna enfatizzazione degli elementi melodici e notevole abilità nel mettersi al servizio di una scrittura di alto livello, il risultato è senz’altro assai godibile: insomma, un Dylan che non è davvero Dylan, e dato che si parla di qualcuno che ha realizzato ben trentasette album di studio, non può essere che un altro complimento.
Tratto da AudioReview n.376 del giugno 2016

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Categorie: recensioni | Tag: | 8 commenti

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8 pensieri su “Bob Dylan

  1. Pingback: Pensieri sparsi sul Nobel a Bob Dylan | Biblioteca Musicale Andrea Della Corte

  2. backstreet70

    I testi di Dylan sono poesie e queste fanno parte della letteratura. Piuttosto mi stupisco che sia arrivato così tardi.
    De Lillo, che pure era tra i papabili, ha detto che è un nobel più che meritato.
    I vecchi tromboni la pensino come vogliono tanto pure L’Iliade e L’odissea erano “cantate”.
    Grande Bob.

    • Gabriele

      Anch’io penso che il rock non centri molto con il Nobel e che il testo di una canzone non sia una poesia.
      Fa parte della canzone e questa, mi scuso per la banalità, deve la propria suggestione anche alla musica e al cantato. A volte invece la poesia diventa musica ma grazie solo a se stessa, alla propria sintassi, al proprio ritmo.
      Detto questo, amo molto Dylan e spessissimo i suoi testi sono certamente poetici e le sue canzoni di grande, commovente bellezza (cito solo la prima che mi viene in mente: Blind Willie McTell). Se intendevano premiare un musicista, hanno fatto la scelta migliore.

      P.S. Mi pare di aver letto da qualche parte che Jack Frost è lo pseudonimo che Bob Dylan usa quando veste i panni del produttore.

      • Il Nobel è per la letteratura, in genere. Assegnarlo a un songwriter significa conferire dignità letteraria anche alle canzoni, alla pari della poesia (che, certo, è una cosa diversa, anche se a volte poesia e canzone possono coincidere).

        Certo, Jack Frost è il suo pseudonimo, lo usa anni ed è un segreto di Pulcinella. Mi sembrava carino rendere omaggio allo spirito del “joke” dylaniano, un “cazzeggio nel cazzeggio” per alimentare la leggenda.

  3. Sono d’accordo con robred.
    Ah, dal lemma “Letteratura” dell’Enciclopedia Treccani sul sito treccani.it:
    “In origine, l’arte di leggere e scrivere; poi, la conoscenza di ciò che è stato affidato alla scrittura, quindi in genere cultura, dottrina. Oggi s’intende comunem. per letteratura l’insieme delle opere affidate alla scrittura, che si propongano fini estetici, o, pur non proponendoseli, li raggiungano comunque; e con sign. più astratto, l’attività intellettuale volta allo studio o all’analisi di tali opere”.
    La risposta non soffia nel vento. Nemmeno un po’.

  4. robred

    non sono affatto d’accordo con voi. sembra che vi sia un desiderio di essere accettati nel salotto buono.. il rock è altro, e quando diventa istituzionale diventa patetico. il nobel è un riconoscimento per chi svolge una certa attività in ambiti scientifici e nella letteratura. letteratura che ha ispirato i cantautori.. leggere le canzoni di bob su carta non è come leggere caproni o bertolucci o adonis oppure i tanti autori di grandi romanzi. E’ appunto, altro

    • Il fatto è che i tempi cambiano e i linguaggi lo fanno con essi. Il pensare che nel 2016 la letteratura sia solo quella “su carta” è un modo di pensare “antico”, e il Nobel a Dylan è – al di là di ogni altra considerazione – un passo compiuto per essere al passo con i tempi e conferire la giusta dignità a quella che un tempo era considerata cultura “bassa”. Così come – e mi scuso per il paragone irriguardoso, ma è solo per dare l’idea – negli ultimi anni il Club Tenco ha iniziato a premiare come “canzone d’autore” proposte musicali che in precedenza non considerava.
      È vero, Bob Dylan è “altro” rispetto ai romanzieri, ma è anche un autore che con le parole, da oltre cinquant’anni, ha segnato nel profondo la cultura contemporanea. Di quanti scrittori “puri” si può dire lo stesso? Di sicuro, fra cento anni (se il mondo non si sarà autodistrutto, certo), Bob Dylan sarà studiato nelle scuole… e nelle ore di letteratura, più che in quelle di musica.

  5. Gian Luigi Bona

    Questo Nobel è stata una soddisfazione enorme. Purtroppo sottolinea come la cultura italiana in gran parte non è in grado di capire il rock, non che non fosse evidente visto che se ne occupa solo in caso di scandali o concerti sold out.

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