Guns n’Roses

Ognuno ha le sue debolezze, e io ho – benché forse sarebbe più giusto dire “avevo”: non rinnego nulla, ma l’entusiasmo di un tempo si è oggi comprensibilmente attenuato – quella dei Guns n’Roses. Li amavo all’inizio, ma fui conquistato anche dai due Use Your Illusion, commercializzati assieme il 17 settembre di venticinque anni fa. Se ben ricordo, scrissi la recensione per Velvet che ho qui recuperato ascoltando due fetide cassette promozionali e con l’acqua alla gola perché il giornale doveva andare in stampa… e ciò spiega il fatto che mi sia tenuto sul generico, senza neppure citare singoli brani. Rapportando tutto ai tempi, pensate che nel giudizio abbia un po’ esagerato?
guns-use-copUse Your Illusion I + II
(Geffen)
Di sicuro l’avranno fatto per guadagnarsi un posto nel “Guinness dei primati”, visto che di artisti capaci di piazzare contemporaneamente nei Top 10 americani due album doppi non antologici non dovrebbero esserne mai esistiti. E anche per smentire (quattro volte, meglio essere espliciti) le cassandre che non li reputavano in grado di confezionare un degno seguito al plurimilionario Appetite For Destruction. Ai disfattisti, Use Your Illusion I + II replica come meglio non si sarebbe potuto, mostrando una band passionale e determinata che non ha intenzione di rinnegare la sua filosofia ma che, al contrario, desidera sviscerarne ogni aspetto; ecco dunque che il suo rock’n’roll di scuola hard, pur rimanendo sostanzialmente legato alle solite tematiche stradaiole e pur inclinandosi sempre con decisione verso brani d’assalto o avvincenti ballate d’atmosfera (un buon terzo dei pezzi, del resto, ha già qualche anno sulle spalle), si apre con sorprendente brillantezza al blues/R&B – influenza principale di circa una mezza dozzina di episodi, senza contare le numerose. brevi “intro” – e a trame complesse nella loro amalgama di riferimenti, non disdegnando incursioni nel campo del “metal-pop” di immediata presa. Non è comunque nello stile – che, seppur riconoscibile e marchiato da una classe unica, è in definitiva analogo a quello di centinaia di altre band – che va ricercata la chiave del carisma dei Guns n’Roses; al di là della perizia chitarristica di Slash e del canto energico di Axl, infatti, l’ensemble californiano è stato gratificato da un destino benevolo del raro dono de1l’ispirazione, ed è grazie a essa che i Nostri possono permettersi di trasformare in oro a diciotto carati schemi e cliché altrimenti di vile piombo. E di infischiarsene dell’ostilità dei media, di un’immagine pubblica a dir poco compromessa, delle accuse di razzismo, della retorica un po’ vuota di certe testi, persino della loro insopportabile boria e del loro disinteresse a indicare al rock’n’roll eventuali nuovi percorsi evolutivi.
Use Your Illusion I + II è grande. Non interamente, ma per almeno metà dei suoi episodi; gli stessi che, per inciso, basterebbero a farne il manifesto ideale di una musica fiera e detonante, che per raggiungere folle oceaniche non ha bisogno di soffocare la sua vena ribelle. (10) a quella quindicina di brani, mai meno di (7) e mai più di (8) al resto. E che kritici e invidiosi mangino pure la loro merda.
Tratto da Velvet n. 10 (anno IV) dell’ottobre 1991

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Categorie: recensioni | Tag: , | 8 commenti

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8 pensieri su “Guns n’Roses

  1. Confesso di non essere mai riuscito ad ascoltarli entrambi per intero. Il venticinquennale sarà la volta buona che lo faccio.
    Certo è che nei due Use convivono capolavori e brani interlocutori, pezzi scontati e minutaggio inutile, e quindi, come da più parti si è detto, se fosse stato un unico doppio LP, o addirittura un singolo, con una lucida selezione dei brani (ma, al tempo, ai Guns e a tutti coloro che vi ruotavano intorno l’ultima cosa che si potesse chiedere era la lucidità) sarebbe stato un capolavoro indiscutibile. Così, invece, resta “solo” l’ultimo manifesto del rock “ancien régime” e l’ultimo disco per la cui uscita è stata prevista l’apertura notturna dei negozi. Avercene.

    • Sì, certo, si fosse selezionato di più sarebbe venuto fuori una roba “oltre”, ma secondo me anche come “quadruplo” regge bene. Diciamo che, come congedo (perché, di fatto, di questo si è trattato), è stato “col botto”.

      • Senza dubbio. Il lato positivo del fatto che ci siano troppe canzoni è che ognuno può farsi il suo “Use Your Illusion ideale”. E poi nel più sta il meno; gli AC/DC lo sanno bene.

  2. Stefano

    Ciao Federico, così per curiosità, ma ancora hai la stessa opinione su questi 2 dischi ?
    E se così è, quali sarebbero la quindicina di brani da 10 ?
    Mi hai incuriosito 😆

    • Domanda difficile, a distanza di venticinque anni. Dovrei riascoltare tutto con attenzione, da allora quando ho riascoltato l’ho fatto e basta, senza preoccuparmi dei singoli brani. E il giudizio con il senno di poi sarebbe diverso da quello a caldo, nel senso che oggi finirei per indicare qualche pezzo che all’epoca non ritenevo straordinario e viceversa. Se mi astengo ti offendi molto?

  3. backstreet70

    Ma perché bisognerebbe vergognarsi di averli amati?

  4. Per me disconi ancora oggi – e non sono un patito assoluto del genere.

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