Ozric Tentacles

Dunque, dunque… agli inizi dei ’90, l’allora direttore ed editore di AudioReview, l’ing. Paolo Nuti, volle affidarmi la stesura di articoli/recensioni relativi a componenti Hi-Fi. Più che le mie competenze strettamente tecniche, non da esperto ma comunque accettabili (i miei scritti venivano in ogni caso esaminati da chi di dovere, per individuarne le eventuali criticità), serviva il mio stile, parecchio più vivace della media di coloro che di norma si occupavano di vagliare/commentare le prestazioni di amplificatori, casse, testine, lettori CD e quant’altro. Lo feci per un annetto divertendomi molto, soprattutto perché il lavoro faceva sì che il mio studio fosse pieno di apparecchi straordinari “in prova” per settimane, se non mesi; in seguito, un po’ perché preso da altre questioni professionali (e non), e un po’ per l’ansia di essere documentato molto più di quanto facessi prima per semplice diletto, decisi di smettere.
Assieme ai pezzi sulle “macchine”, in quel periodo misi pure in fila una mezza dozzina di brevi schede a proposito di album di area “alternativa” – diciamo così – secondo me indicati per testare gli impianti, in aggiunta ai soliti titoli di musica classica e jazz; insomma, mi piaceva l’idea di far conoscere ai cultori del “buon ascolto” anche dischi atipici, e benché mi rendessi conto che rispetto ai canoni si trattasse di una forzatura (perché, per gli audiofili, il concetto di “suonare bene” è spesso troppo dogmatico), andai avanti per la mia strada. Il lungo preambolo che si siete appena sorbiti serviva a spiegare perché il taglio di questo articolo, e di qualcun altro che prima o poi proporrò, può sembrare “strano”.

ozric-tentacles-copErpland (Dovetail)
Gli Ozric Tentacles sono oggi una band di culto tra le più accreditate della scena underground britannica, una band che nel breve volgere di tre anni ha visto un considerevole incremento della sua popolarità grazie al “revival” del rock progressivo che ha investito un po’ tutta l’Europa. Attenzione, però: catalogarli semplicisticamente come “prog” sarebbe quasi un oltraggio alla creatività dei musicisti, visto come l’ascolto qualunque loro lavoro evidenzi, oltre ai saldi legami con le tradizioni Seventies. anche l’intento di spingersi al di là di essi, in una ricerca di “suono totale” nient’affatto condizionata da barriere di stile. Dimenticate pertanto il “progressive” inteso come sterile e pomposo sfoggio di sofismi strumentali e ricollegatevi al significato più genuino del termine: vi ritroverete nel mondo allucinato e imprevedibile di gruppi fra i più geniali che la storia del rock ricordi – dai bizzarri Gong di Daevid Allen agli spaziali Hawkwind, fino agli esoterici Amon Düül II – nel quale la libertà di espressione, quasi sempre agevolata dall’uso più o meno massiccio di additivi naturali e chimici, costituisce la base di partenza per avventure “fuori dal tempo e dallo spazio”.
In questo stesso microcosmo muovono i loro passi anche gli adepti della setta Ozric Tcntacles (comprese le formazioni-satellite Oroonies e Ullulators), affascinanti sperimentatori di alternative sonore che attingono dal progressive come dal folk, dal rock come dal jazz, dalla psichedelia come dalla più diversa musica etnica per dar vita a un ibrido che all’assenza pressoché totale di parti vocali accoppia una vivacità e una forza interiore più uniche che rare; davvero un gran risultato, per una stravagante congrega di freak cresciuti negli ambienti più “off” della Gran Bretagna degli anni Ottanta e sopravvissuti chissà come alle leggi della selezione naturale che li avrebbero voluti estinti o quantomeno cristallizzati in un cliché di raduni all’aperto, “fughe”, viaggi e utopie. Dalla loro nascita (avvenuta ben dieci anni or sono) e attraverso frequenti modifiche di organico, gli Ozric Tentacles hanno fino a oggi realizzato un congruo numero di cassette e quattro LP: Pungent Effulgent» (1989), Erpland (1990), Strangeitude (1991) e l’antologico Afterswish (doppio CD contenente ventidue brani tratti dai vecchi nastri e tre inediti), tutti – tranne il primo, marchiato Demi-Monde – pubblicati dalla autogestita Dovetail; una discografia omogenea sotto il profilo sia qualitativo che stilistico, nella quale la band guidata dall’abilissimo chitarrista Ed Wynne non fa che rimescolare nel calderone dell’eclettismo gli elementi costitutivi del suo inconfondibile sound generando lunghe e suggestive suite di sapore spirituale-onirico. E se è innegabile che la sintesi di Strangeitude presenti forse un più denso amalgama dei vari riferimenti dell’ensemble, è altrettanto vero che la poliedrica imponenza di Erpland sia in grado di riscuotere consensi anche maggiori proprio in virtù della sua estrema varietà di temi.
Erpland, dunque: dodici episodi – fra i quali Mysticum Arabicola, che pur nella sua anticonvenzionalità di strutture vanta certo il carisma dell’inno – per un totale di quasi settantaquattro minuti di musica magnetica e avvolgente, valorizzati da una splendida registrazione che esalta sia il notevole impatto ritmico di basso, batteria e percussioni di ogni genere, sia l’insinuante cristallinità degli arrangiamenti di chitarra, sintetizzatore e flauto, senza che la nitidezza dei particolari pregiudichi l’indispensabile “full immersion” in un lavoro che non offre il fianco a critiche di sorta neanche per senso di spazialità e prospettiva. Consapevole di come gli apparecchi di assai nobile rango tendano a far risaltare più i difetti che non i pregi, ho dunque consegnato la versione CD di Erpland a un lettore Marantz CD95 + convertitore Meridian 606 e quella doppio LP a un piatto J.A. Michell Gyrodec + alimentatore Gyro Power con braccio SME Series IV e testina Madrigal Carnegie Two, collegando il tutto a un set composto da Perreaux SM2, Mark Levinson ML-9 e Magneplanar MG2 con cavi Monster Cable M1; il risultato è stato assolutamente esaltante in entrambe le prove, con una lieve superiorità dell’analogico sul digitale in termini di “calore” e presenza (parere personale, peraltro sottoscritto dall’esperto amico – nonché felice possessore di gran parte del ben di Dio di cui sopra – in compagnia del quale è stato eseguito il test). Un autentico sabba lisergico all’insegna di cadenze ossessive ed elaborati intrecci melodici, di atmosfere avvolgenti e di aromi arcani, di fraseggi intrisi di esotismo e di fantasie misticheggianti, dove lo Spazio senza confini rende omaggio alla Grande Madre Terra, l’India incontra la Giamaica e l’Arabia duetta con l’Africa, la tecnologia sposa le litanie tribali, gli echi del passato si fondono alle urgenze del presente in un gioco dal quale e fin troppo facile rimanere rapiti, ipnotizzati dal frenetico rincorrersi di citazioni e dal continuo rimbalzare di suoni ora ruvidi e ora carezzevoli, ora incalzanti e ora pacati, ora “fisici” e ora evanescenti, ora agevoli da identificare e ora del tutto inafferrabili.
Ha senso, allora, parlare di “etno-psichedelia siderale” o di “trance-rock ecologico”, quando il DNA degli Ozric Tentacles cela nei suoi codici alieni la chiave in grado di rendere inadatte allo scopo anche le più astruse e articolate definizioni? Sicuramente no. Non resta dunque che dedicarsi senza indugio alla ricerca di Erpland, per poi abbandonare la propria mente alle sue spire impalpabili ma tenaci, alla sua solennità mai prolissa, al fascino misterioso delle sue composizioni ascetiche e nel contempo sanguigne; sarà un valido diversivo per impianti ormai resi agonizzanti da overdose di jazz da camera, new age e quartetti d’archi, e uno straordinario stimolo per intelletti intorpiditi dalla standardizzazione degli ascolti.
Tratto da Audioreview n.115 dell’aprile 1992

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Categorie: articoli | Tag: , , , | 1 commento

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Un pensiero su “Ozric Tentacles

  1. 80sequenzeblog

    Grandi, visti più di vent’anni fa in quel di Roma (Forte Preneste) un concerto durato oltre due ore.

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