Okkervil River

La prossima settimana uscirà il nuovo album degli Okkervil River, Away, ed è una buona notizia. Quanto era bello, però, Black Sheep Boy, del quale all’inizio di quest’anno è stata approntata una versione estesa per il decennale? Di questa ho avuto occasione di scrivere, ed ecco qui. Per chi fosse interessato, nel blog c’è pure un’intervista al leader Will Sheff, realizzata all’epoca del sodalizio che il gruppo texano strinse con Roky Erickson.

Okkervil River copBlack Sheep Boy
(Anniversary Edition)
(Jagjaguwar)
Non è un mistero che Black Sheep Boy sia l’articolo più apprezzato del catalogo Okkervil River, il primo album da procurarsi volendo fare la conoscenza con la band texana. Nessuno stupore, quindi, che per il decennale dell’uscita (paraltro caduto nell’aprile del 2015, ma sono sottigliezze) ne sia stata approntata una versione tripla – sia in CD, sia in vinile, con copertine diverse – che comprende l’originale del 2005, il mini di reincisioni e outtake che lo seguì di sette mesi (Black Sheep Boy Appendix) e There Swims A Swan, antologia di cover di “vecchi e nuovi tradizionali” registrate nel gennaio 2004 e rimaste finora inedite, più un libretto di trentadue pagine con le note quasi maniacali del leader Will Sheff. Ormai con la musica funziona così, tutto si macina in fretta e quasi chiunque ha qualche migliaio di fan disposti a qualsiasi acquisto e a farsi prendere per i fondelli. Non sarebbe però stato logico inserire nel set anche Early Drafts On The Road, 2004, ovvero i primi demo di Black Sheep Boy che lo scorso novembre sono finiti in vendita sul sito del gruppo, solo come file, a dieci euro? Lo sarebbe stato, certo, ma perché bruciarsi materiale che si potrà sfruttare per il ventennale o il quindicennale?
Ciò detto, in questa sede non si può che ribadire che Black Sheep Boy (con il suo complemento) è una delle espressioni più felici del folk-rock americano moderno, pervaso com’è da un’ispirazione fervida, visionaria e brillantemente poetica che all’occorrenza non si fa alcuno scrupolo a trattare con il ruvido e/o il doloroso/malsano. Pregevole pure il terzo disco, più scarno e meno lavorato in studio (insomma, sembra un demo) che mette in fila undici canzoni più o meno oscure di area blues e folk: intenso e a suo modo suggestivo, ma se già si posseggono gli altri due non mi sentirei di affermare che da solo giustifichi il costo del biglietto.
Tratto da Blow Up n.212 del gennaio 2016

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