Ultravox!

Magari con i parametri attuali qualcosa può sembrare ingenua e/o troppo enfatica, ma per coloro che la vissero in diretta la parabola dei primi Ultravox! (quelli con il punto esclamativo alla fine del nome, anche se nel loro terzo e ultimo album il punto esclamativo era già stato cassato) fu davvero entusiasmante.

Ultravox copThe Island Years (Universal)
Quando irruppero sulle scene all’inizio di quel 1977 in cui Londra bruciava di noia, gli Ultravox! erano una ben strana creatura; risentivano notevolmente dell’influenza del glam con il quale erano cresciuti, ma già si protendevano verso il post-punk di cui sono stati precursori addirittura prima che il punk diventasse fenomeno di vasta risonanza. Insomma, una band che guardando alle spalle – pure al krautrock: il punto esclamativo che sarebbe stato cassato l’anno seguente omaggiava i Neu! – si trovava “avanti”, grazie anche al team di produzione costituito dall’ex Roxy Music Brian Eno e dal giovane e brillante sound engineer Steve Lillywhite. Benché ricco di grandi canzoni (My Sex e The Wild, The Beautiful And The Damned, ad esempio), il primo album omonimo è un po’ in mezzo al guado fra passato e futuro. Ha! Ha! Ha!, sempre del ’77 e prodotto dal solo Lillywhite assieme all’ensemble, è invece più vicino ai canoni della new wave, in un tripudio r’n’r screziato di sintetizzatori e violino elettrico; forte di un bel mix di energia, melodia e ruvidezza/raffinatezza, il tutto calato in un contesto fantascientifico/decadente, il disco propone una formidabile sequenza di inni che vanno dalla convulsa Rockwrock di apertura a The Frozen Ones e The Man Who Dies Every Day, fino all’avvolgente Hiroshima Mon Amour che, con la drum machine, anticipa il pop elettronico da venire. Il cambiamento in tale direzione, seppure con un approccio che rimane sostanzialmente rock, appare evidente in Systems Of Romance (1978), senza il punto esclamativo e coprodotto da quel Conny Plank che era stato in console per i Neu! e per vari altri esponenti del krautrock, compresi i Kraftwerk: il singolo Quiet Men è in questo senso esemplare della sintesi elaborata dal gruppo londinese.
Diversamente dalla loro seconda incarnazione, con Midge Ure – ex Rich Kids e Visage – subentrato nel ruolo di frontman al dimissionario John Foxx, gli Ultravox dei ’70 non furono campioni di vendite, ma ebbero un peso rilevantissimo sul suono e l’estetica della new wave. Ottimo, quindi, che la Universal abbia raccolto in un box dal costo ridottissimo, arricchito da un bel libretto di ventiquattro pagine, i tre album di cui sopra e un quarto CD – Rare Retro – con tutto ciò che al tempo uscì solo su 45 giri, oltre a sei episodi registrati dal vivo per la BBC; fra lati A e B di singoli, versioni alternative e documenti live sono addirittura venti tracce, fra le quali va per forza citata almeno l’epocale Young Savage che nel maggio del 1977 certificò l’adesione dei Nostri – pur occasionale, e con modalità atipiche – al punk che in quei mesi stava impartendo poderosi scossoni al mondo della musica più o meno giovane.
Tratto da Classic Rock n.44 del luglio 2016

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Ultravox!

  1. Massimo Parravicini

    Con il senno di poi Systems Of Romance è uno dei dischi più formidabili e significativi della fine degli anni settanta.
    Purtroppo con la nuova formazione solo Vienna si mantenne ad un buon livello.

  2. Sempre amati e visti dal vivo due volte, il periodo con John Foxx è decisamente più ‘avanti’ ma anche con Midge Ure il gruppo ha saputo sfoderare musica intelligente e originale. Inoltre, è indubbio il grandissimo contributo dei nuovi Ultravox allo sviluppo del fenomeno video musicali.

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