Brucia, Detroit, brucia

Nel 1998 mi capitò di recensire, in unica soluzione, due raccolte di artisti vari che costituivano un “bignamino” di tre decenni del rock detroitiano più abrasivo e selvaggio. Diciott’anni dopo, la coppia di album continua a sembrarmi un eccellente strumento di primo contatto con le musiche più aspre e sferraglianti – insomma, non si parla della Motown o della scena techno – della Motor City. Scettici? Provare per credere.

Motor City cop
Motor City’s Burnin’ Vol.1/2 
(Alive/Total Energy)
Detroit Rock City è il titolo di una vecchia canzone dei Kiss, concepita dai quattro “trasformisti” newyorkesi come sentito omaggio per una città il cui nome è quasi da sempre sinonimo di rock’n’roll aspro e grintoso. Ad illustrare in modo sintetico ma esauriente le ragioni che sorreggono tale lusinghiera fama provvedono adesso questi due straordionari CD confezionati dalla Alive/Total Energy, che raccontano attraverso un totale di trenta episodi (per altrettanti gruppi) una leggenda edificata su chitarre distorte, ritmi pesanti ed energia pura avviata negli ormai lontanissimi Sixties ma ancor oggi vivissima: non solo nella memoria dei (numerosi) reduci ma anche e soprattutto negli strumenti di migliaia di giovani e meno giovani garage band sparse per il mondo.
Non manca nulla di davvero fondamentale, nei due volumi (acquistabili separatamente) di Motor City’s Burnin’: dai padrini MC5, Stooges, Rationals e Detroit, attivi a cavallo tra ‘60 e ‘70, a loro contemporanei meno conosciuti quali Up, Guardian Angel, Rockets, SRC e Uprising, da misconosciuti eroi (spesso tali solo per un giorno) del ‘77 quali Destroy All Monsters, Sonic’s Rendezvous Band, Cinecyde, Mutants e Coldcock fino a formazioni dei ‘90 molto considerate a livello (non solo) underground come Big Chief, Gories, Dirtys, Ten High e Hentchmen. E anche se il compilatore Patrick Boissel ha preferito evitare i classici per concentrarsi su incisioni rare o inedite, lo standard qualitativo delle sue “creature” rimane tanto elevato da renderle consigliabili sia a collezionisti, cultori e curiosi che ai semplici amanti dei suoni più ruvidi, torbidi e abrasivi in bilico tra hard e punk.
La storia della “città rock” per eccellenza riassunta in 100 minuti, insomma? Motor City’s Burnin’ risponde convinta di sì, sottolineando il suo intento culturale oltre che musicale con la collocazione dei brani in blocchi cronologici e con libretti informativi ricchi di note e fotografie. Il nostro più sincero compatimento per quanti vogliono vivere solo nel presente e ritengono che di riesumazioni e celebrazioni del genere si possa tranquillamente fare a meno.
Tratto da Il Mucchio Selvaggio n.323 del 13 ottobre 1998

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Categorie: recensioni | Tag: , | 3 commenti

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3 pensieri su “Brucia, Detroit, brucia

  1. Ugo Malachin

    fantastici! ho il “CD” del volume 2, ma adesso mi compro i vinili, anche se ci sono meno tracce!!! grazie, me ne ero completamente dimenticato.

  2. Country Boy

    Gustoso materiale, e chissà quanti che come me conoscono e apprezzano i suoni di queste varie bands senza entrare in merito alla loro localizzazione, non hanno saputo focalizzare al meglio certe vicinanze, similitudini, insomma l’aria di casa, in questo caso della Detroit, che è sempre stata per tanti di noi la terra del soul e della Motown, ma naturalmente tempo dopo, poichè tutti noi d’una certa generazione vecchiotta, la conoscemmo in primis come la terra di spaghetti insalatina e una tazzina di caffè

  3. Country Boy

    Cazzo, scusa Fred, ho dimenticato il pollo! Vabbè scusa Federico, a ‘sto punto ficco pure il video (per i vecchiotti è una banalità, ma per i giovani è una carineria del passato che ora può apparire perfino un numeretto post Buscemi, una sorta di Spaghetti Boardwalkern

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