Car Seat Headrest

Non è vero niente, che ascolto solo rock classico e che dei nomi nuovi me ne sbatto allegramente. Certo, dall’ascolto al provare genuino piacere per il medesimo ce ne passa, ma se qualcosa mi intriga non mi faccio problemi a fraquentarlo e, perché no?, a scriverne. È successo con Car Seat Headrest, e il numero di like che questo post raccoglierà su facebook sarà indicativo di quanto “la mia audience” – sia davvero interessata a leggere di musica gggiovane.

Car Seat Headrest cop 1Teens Of Style (Matador)
Se sono riuscito a orientarmi correttamente nel caos di una produzione inaugurata solo nella primavera del 2010, della quale fanno parte anche alcuni EP e un’antologia di scarti, Teens Of Style è addirittura il decimo album dei Car Seat Headrest; un “dei” improprio, giacché il nome è in realtà l’alias, più che il gruppo, di Will Toledo, un ventiduenne dall’aspetto nerdico attivo in quel di Seattle. Che tutti i precedenti siano stati in origine pubblicati come file e (a volte) cassetta rende però lecito parlare di esordio, benché i brani – i controlli incrociati dicono “meno uno”, ma poi chissà – fossero già apparsi, in veste diversa, nei suddetti lavori. Questioni secondarie, comunque; conta di più che la musica ruvida e stranita/straniante del ragazzo – fra indie rock e pop, lo-fi e psichedelia, per attenersi ai tag più usati sul suo bandcamp – abbia incuriosito la discografia ufficiale. Certo, dopo i Beat Happening, Daniel Johnston, il primo Beck, i Guided By Voices, Kurt Vile e tutti gli altri che potrete divertirvi ad aggiungere da soli, non direi che dell’ennesimo cantautore sgraziato, rumoroso e probabilmente semi-disadattato si avvertisse la mancanza, ma che Teens Of Style vanti l’ispirazione, l’incisività e la freschezza che occorrono per conquistare ogni cultore del genere è un dato a prova di smentita.
Tratto da Blow Up n.210 del novembre 2015

Car Seat Headrest cop 2Teens Of Denial (Matador)
Si era sul finire del 2015 quando la Matador commercializzò Teens Of Style, antologia dei brani home made che Will Toledo, ovvero Car Seat Headrest, aveva in precedenza pubblicato – in versioni diverse ma sempre precariamente lo-fi – come file e/o cassetta; insomma, un album d’esordio che non era un vero album d’esordio, o che era il primo album ufficiale, o che era il decimo album… fate un po’ voi, tanto ormai non si capisce più nulla e il concetto un tempo sacro di “discografia” è purtroppo divenuto qualcosa di assai poco rigoroso. Come etichettare, dunque, Teens Of Denial? Di sicuro, come il primo disco in cui il quasi ventiquattrenne originario della Virginia (ma operante a Seattle) cerca di dare una forma più “organica” al suo sound, adottando una band e incidendo in uno studio, oltretutto con la produzione di un vate underground quale Steve Fisk; non rinunciando, però, alla sgangheratezza, all’indolenza (effettiva o creata “in vitro”? Ah, saperlo) e alla vivace surrealtà che da sempre lo accompagnano, come la nuvoletta di polvere del Pig Pen dei Peanuts.
Missione compiuta? Indubbiamente, sì. Le nuove composizioni, con durate che oscillano da 1:21 a 11:32 e titoli in tema con il loro stravagante approccio come (Joe Gets Kicked Out Of School For Using) Drugs With Friends (But Says This Isn’t A Problem), Destroyed By Hippy Powers o The Ballad Of The Costa Concordia (avete letto bene), scorrono che è una bellezza senza soluzione di continuità in un frenetico, ruvido e concitato-ma-non-opprimente abbraccio di power pop, punk’n’roll, cantautorato sghembo, psichedelia ed eventuali partenze per la tangente. Una formula che i cultori più attempati di musica cosiddetta alternativa avranno ascoltato infinite volte ma che, nelle mani di Will Toledo, diventa comunque veicolo di eccitazione, divertimento e trasporto emotivo, per merito di un feeling non poco superiore alla media del genere e di un atteggiamento naïf/sguaiato che piace credere spontaneo. In sintesi, e si scusi la retorica, l’ennesimo trionfo della magia di un rock che, pur essendo in fondo risaputissimo, possiede un quid capace di renderlo speciale. E se Teens Of Denial riesce a “costringere” persino un navigatissimo, cinico bastardo come il sottoscritto ad alzare il volume, impugnare l’air-guitar e canticchiare rocamente stramberie, figuriamoci il magnifico effetto che potrà fare a tanta gioventù bruciata e/o priva di certezze disperatamente bisognosa di icone nelle quali identificarsi.
Tratto da Blow Up n.216 del maggio 2016

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Car Seat Headrest

  1. Saverio P.

    Anche se non sono più “ggiovane” (e evito accuratamente FB) cerco sempre novità da ascoltare se non di genere almeno di uscita . Quindi “I Like” se ci proponi qualcosa di nuovo.

  2. Massimo Parravicini

    Non aspetto altro che i tuoi commenti sulle opere degne di nota di nuovi semi-disadattati alla ribalta

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