Another Splash Of Colour

Dal giro della Cherry Red Records continuano ad arrivare cofanetti davvero gustosi, che fungono efficacemente da introduzioni a scene, fenomeni e generi del passato. Qui gli spot sono puntati su cose (belle) che accadevano nel Regno Unito circa trentacinque anni fa.

Another Splash Of Colour copC’è un solo avvertimento per quanti volessero far proprio questo boxino pubblicato dalla RPM, ricco di contenuti ma relativamente spartano nel package (scatolina di cartone, CD in bustine, booklet comunque esaustivo di quaranta pagine con testo di Neil Taylor e numerose foto): è necessario interpretare in senso estensivo il sottotitolo “New psychedelia in Britan 1980-1985”. Ciò perché la psichedelia in ogni sua sfaccettatura è sì lo stile musical-attitudinale dominante, ma parecchi gruppi e solisti coinvolti nel progetto avevano con essa un rapporto, come dire?, “laterale”; più che comprensibile, considerato come A Splash Of Colour – la compilation d’epoca della quale il triplo CD in oggetto è in pratica la versione estesa, con solo due tracce escluse – vide la luce per la WEA nel gennaio del 1982, quando l’eco della “neo-psichedelia” di scuola new wave si era ormai attenuata e i fermenti del Sixties-revival di metà decennio erano ancora piuttosto sommersi. Si doveva insomma operare con la mente aperta e lo si è fatto, come dimostrato da una scaletta nella quale trovano posto sonorità lisergiche in senso stretto ma anche “ibridi” di indirizzo post-punk, pop, garage, folk-rock, mod e quant’altro, a documentare una non-scena variegata che fu però in grado di offire tanta freschezza, tanta qualità di songwriting, tante ottime vibrazioni, tanta voglia di appoggiarsi alle fondamenta del passato per costruire, se non ipotesi di futuro, quantomeno un policromo presente.
Dalla diversità del materiale qui raccolto, a volte raro se non addirittura inedito e spesso quasi dimenticato, emerge un quadro non privo di una pur eclettica coerenza di fondo; sorprendente, visto come nella sequenza affiorino fra gli altri Robyn Hitchcock, Julian Cope, i Von Trap Family del giovane Bevis Frond, gli Icicle Works, i Monochrome Set, i Barracudas, Paul Roland, Charlie Harper degli U.K. Subs, gli Attractions di Elvis Costello, Captain Sensibile, i Prisoners, i Purple Hearts, i Mood Six, gente dell’area della prima Creation Records (Biff Bang Pow!, Revolving Paint Dream, Jasmine Minks…)… Il “trucco” è ascoltare le canzoni non curandosi dei nomi degli autori e lasciandosi trasportare da queste quattro ore di fragranze alle quali le registrazioni qua e là grezze non sottraggono forza d’impatto. Soffocate allora eventuali riserve, e fidatevi: sarà uno splendido… sì, viaggio.
Tratto da Blow Up n.216 del maggio 2016

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