I nomi più belli

Un post faceto, per puro cazzeggio, una volta ogni tanto ci può stare, no? Buon divertimento, o almeno spero.

Si dice che in linea di massima le band italiane di oggi, così come tanti cantautori che amano nascondersi dietro un’identità “da gruppo”, fatichino a inventare nomi decenti e ne adottino dunque di merda – e di merdissima – perché quelli buoni sono già tutti impegnati. Non è però andata sempre in questo modo, no: ci sono stati momenti in cui l’italica creatività partoriva sigle sociali irresistibili, soprattutto nell’ambito del rock demenziale e del punk. Eccovi cinque illuminanti esempi. Avrei voluto inserire anche i Peter Punk, ma quantomeno in certi ambiti sono parecchio conosciuti e sarebbe stato banale.

Nomi 5 cop(5) Lino e i Mistoterital. Attivo a cavallo fra gli anni ’80 e ’90 fra Bologna e la bassa emiliana, ma occasionalmente riapparso sulle scene, questo gruppo si muoveva fra rock demenziale, pop e cabaret. La sua storia è documentata da due album, Bravi ma basta (River Nile, 1988) e Altri nani (Diva, 1991).

 

Nomi 4 cop(4) Brigate Rozze. Almeno che io sappia, questi seguaci dello street punk di stanza a Roma pubblicarono un unico 7”EP con sei brani nel 2000 (…Here We Are!, marchiato da KOB e Mad Butcher), oltre a tracce sparse su singoli split e raccolte.

 

 

Nomi 3 cop(3) Santarita Sakkascia. Due aìbum, uno omonimo autoprodotto solo in vinile (1991) e uno in CD (Hard Rock Cafone, Ilenia 1994: un titolo, un programma) sono il bottino discografico di questi ruvidissimi – anche nei testi – rocker capitolini, artefici di un sound sporco e pesante di derivazione grunge.

 

Nomi 2 cop(2) Edipo e il suo complesso. Originari di Prato e dediti a un pop-rock filodemenziale, hanno goduto di un po’ di fama perché si era sparsa la voce (falsa) che la cover di Jeeg Robot presente nel loro unico album Pura lana (KinderGarten, 1990), fosse cantata da Piero Pelù. Da sottolineare che parte della tiratura del disco ha una sovracopertina in… vero plaid.

 

Nomi 1 cop(1) Gli Ani di Franco. Cosa suonino proprio non lo so, e non so nemmeno se esistano davvero. In Rete non pare non esista nulla, se non un crowdfunding varato nel 2015 – e andato a buon fine, oltretutto – per un CD da realizzare assieme a Emil, cantautore di Cantù che ha invece pubblicato un paio di CD. Se mai producessero o avessero prodotto qualcosa, non potrei farne a meno, anche se nella registrazione ci fossero solo rutti e scorregge: il nome scelto per la band (?) è troppo geniale, e pazienza se la brava Ani non sarebbe d’accordo. Se qualcuno sa, parli.

“Bonus track”: e le etichette?
Anche in questo ambito, qualcosa di “creativo” è per fortuna venuto fuori. Ricordate I Dischi del Mulo, la label fondata da Giovanni Lindo Ferretti e Massimo Zamboni, che decisero di chiamarla così in onore del mulo, animale “bastardo ma nobile” eccetera? Beh, qualche anno dopo alcuni esponenti del giro punk/hardcore modenese lanciarono, per diffondere (malamente, in verità) i loro prodotti musicali, il marchio “I dischi del culo”. Non fosse altro che per la dissacrante trovata, avrebbero meritato maggior fortuna.

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Categorie: cazzeggi | 3 commenti

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3 pensieri su “I nomi più belli

  1. L’ha ribloggato su .

  2. Ottimo articolo! Al quale aggiungerei solo i Nettezza Umana 🙂

  3. Saverio Petrucciani

    Su Rockstar nel pleistocene c’era una rubrica (di Red Ronnie credo) in cui gruppi misconosciuti davano segno di se stessi presentandosi al pubblico con nomi che mi vergogno a riportare ; tuttavia rammento con un sorriso i romani “Manicalde Sulmiopene” .

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