Skids

Un altro cofanetto supereconomico, di quelli che raccolgono discografie complete di una band (o di uno specifico periodo espressivo di una band), che fa il paio con The Virgin Years dei Ruts qui già segnalato (ma concettualmente diverso dal Classic Album Selection Volume One di Siouxsie And The Banshees di cui ho scritto ancor più di recente. In questo caso il gruppo non è di primissima schiera ma comunque, in epoca new wave, ha fatto la sua parte.

Skids copThe Virgin Years (Caroline)
Nei tardi Settanta, quando il panorama underground mondiale visse momenti di straordinario fermento creativo, accadeva molto spesso che pubblico, media e compagnie discografiche facessero confusione (talvolta volontariamente, almeno nel caso delle ultime) su cosa fosse punk e/o new wave; se ne videro di tutti i colori e prima o poi potrebbe essere una bella idea raccontare i fraintendimenti più clamorosi. Fra questi vanno senza dubbio citati gli Skids, scozzesi della città di Dunfermline – venti chilometri da Edimburgo – che si trovarono a lungo appiccicata addosso l’etichetta “punk” quando il loro rapporto con il movimento del “no future” si limitava in realtà a qualche pezzo un po’ più aggressivo e “spinto” della media e ad atteggiamenti all’insegna della tipica strafottenza adolescenziale. Nel genere si potrebbe al limite far rientrare il 7”EP Charles, registrato nel ’77 e diffuso all’inizio dell’anno dopo dalla microetichetta No Bad, ma tutto il catalogo successivo, marchiato dall’allora tentacolare Virgin, dice di una band non priva di energia ma sostanzialmente più morbida ed elegante dei teorici compagni di cordata, come dimostrano il canto non proprio feroce del giovanissimo Richard Jobson, le chitarre spesso epiche del chitarrista/songwriter Stuart Adamson – poi da lui riprese alla bisogna, con più consistenti fortune commerciali, nei Big Country – e una scrittura che, dove più dove meno, non risparmiava ammiccamenti alla platea pop.
Tutta la vicenda, che nella sua fase “storica” durò fino al 1982 e salì agli onori delle cronache con una manciata di 45 giri nei Top 50 britannici e un LP – il terzo, The Absolute Game – addirittura nei Top 10, è adesso raccontata in questo cofanetto economico di sei CD in bustine di cartone più bel libretto informativo, integrale di studio (compresi i brani all’epoca editi solo su singoli) arricchita da un’infinità di incisioni in concerto e alla BBC. Addirittura più di ciò che sarebbe necessario conoscere degli Skids, in definitiva, ma a cavallo (quasi) donato non si guarda in bocca. Vale la pena di segnalare che il secondo album Days In Europa venne rimesso in circolazione a distanza di un anno remixato e con scaletta leggermente diversa; un escamotage per inserire in un disco di grande formato il popolare singolo Masquerade e, forse soprattutto, per far sparire la copertina originaria, che tra il font gotico e l’illustrazione in apparenza filo-nazista aveva suscitato parecchie polemiche.
Tratto da Classic Rock n.40 del marzo 2016

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