Siouxsie And The Banshees

Sono da poco in circolazione due cofanetti(ni) economici, ma con veste grafica esclusiva, di tutti gli album pubblicati dalla Polydor della “madrina del gothic” assieme alla sua instabile band. Contengono sei CD ciascuno e sono reperibili ovunque, ma il primo – di qualità superiore – è già fuori catalogo e potrebbe dunque “sparire” a breve. Questa è la mia recensione dello straordinario, imprescindibile Volume One.

Siouxsie copClassic Album Selection
Volume One
(Polydor)
Cofanetto leggero, dischetti inseriti in eleganti copertine apribili stile LP “gatefold”, prezzo di listino fissato a 32 euro: credenziali interessanti, quelle del primo di due box – il Volume Two arriverà a brevissimo, a fine aprile – che assieme documentano l’intera parabola, dal 1978 al 1995, di una delle band-simbolo della new wave. “Intera”, però, fino a un certo punto, giacché la scelta di riproporre gli album nelle versioni originali esclude inevitabilmente materiale di grande importanza storica e in qualche caso di successo – Hong Kong Garden, The Staircase, Israel o la cover di Dear Prudence, ad esempio – all’epoca commercializzato solo su 45 giri; per quello bisogna rivolgersi alle ristampe “deluxe” o “expanded” confezionate fra il 2005 e il 2014, ed è inutile sprecare spazio per spiegare perché i CD di questi box non contengono bonus, no?
Volume One, dunque: i primi cinque lavori incisi in studio dal gruppo londinese più il live Nocturne che suggellò – con Robert Smith dei Cure ingaggiato come chitarrista al posto dell’ex Magazine John McGeoch, rimosso burrascosamente dal suo incarico l’anno prima – la fase “mitica” dell’avventura dell’ensemble. Un’avventura che, a partire da quel 1978 in cui il quartetto fu l’ultimo dei portabandiera della prima generazione punk britannica a legarsi a un’etichetta, non si fece mancare nulla in termini di intuizioni geniali e colpi di scena, rivelandosi straordinariamente influente per il “nuovo” rock di allora e per quello a venire. Nell’esordio The Scream (1978), però, i Banshees avevano già preso quasi del tutto le distanze dal punk, peraltro frequentato sempre in modo ben poco tipico: erano sì spigolosi e graffianti, ma il loro habitat naturale era un sound tenebroso e solenne, dall’impatto più emotivo che non fisico. Join Hands (1979), epitaffio dell’organico iniziale con il chitarrista John McKay e il batterista Kenny Morris accanto agli inamovibili Siouxsie (voce) e Steven Severin (basso), accentuò in modo splendido la cupezza (si ispirava, del resto, alla Prima Guerra Mondiale), mentre Kaleidoscope (1980) colse alla perfezione lo spirito del tempo con innesti elettronici e aperture di gusto più pop (eloquenti, in tal senso, brani quali Happy House o Christine). JuJu (1981), invece, esaltò le formidabili doti creative del summezionato McGeoch e del batterista Budgie, ora pienamente inseriti nella formazione, raccogliendo consensi con singoli memorabili (Spellbound, Arabian Knights) e aprendo la strada alle riuscitissime sperimentazioni dark-psichedeliche dell’ambizioso A Kiss In The Dreamhouse (1982). Con l’appendice di Nocturne (1983), che pescò in massima parte nel repertorio più recente, un “magnum opus” da togliere il fiato in quanto a personalità, a forza visionaria, a fascino compositivo-interpretativo, a “peso” negli sviluppi futuri del rock: poche chiacchiere, il gothic esploso negli anni ’80 è al 100% figlio degli spunti di The Scream e Join Hands (che a loro volta derivavano da Velvet Underground e krautrock, ok, ma non divaghiamo), e la conturbante, iconica Siouxsie, dotata di un’espressività senza paragoni, è stata modello musicale e ideale per ogni frontwoman poi salita alla ribalta.
Da segnalare che i primi tre album vantano una nuova e più efficace rimasterizzazione, e che dalla copertina di A Kiss In The Dreamhouse è sparito il logo della band; una piccola sciatteria che, comunque, non inficia certo il valore di questa imperdibile lezione di originalità e stile.
Tratto da Classic Rock n.41 dell’aprile 2016

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Categorie: recensioni | Tag: | 1 commento

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Un pensiero su “Siouxsie And The Banshees

  1. Ferrer64

    Join Hands è un album scolpito nel marmo -il suo capolavoro assoluto – cieli plumbei e chitarre lancinanti, la voce di Siouxsie, è un urlo da una catacomba…

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