Small Faces

Ho un debole per i cofanetti dov’è raccolto tutto ciò che un gruppo o solista ha pubblicato in tutta la sua carriera o in un periodo specifico di essa; insomma, quelli che ti fanno pensare “ok, a proposito di questo argomento non c’è altro di cui debba preoccuparmi”. Poi, certo, si sa che possono sempre saltar fuori ulteriori scarti, versioni alternative, pezzi dal vivo et similia, ma quando – per esempio – ci si trova in mano un box come questo, qualsiasi altro recupero dagli archivi difficilmente potrebbe spingere a effettuare un nuovo acquisto.

Small Faces copThe Decca Years 1965-1967
(Universal)
Gli Small Faces, il manager Don Arden e la Decca furono un team per neppure due anni, dal 1965 fino al primo scorcio di 1967. In quel periodo la band londinese realizzò con buon successo una mezza dozzina di 45 giri e un album omonimo, per poi litigare ferocemente con i suoi pigmalioni e legarsi alla Immediate di Andrew Loog Oldham; i ragazzi avevano però inciso molto più di quanto in origine pubblicato e dunque, in parallelo all’uscita del LP d’esordio per la nuova label, la vecchia ne immise sul mercato un altro con il meglio del materiale rimasto nel cassetto. Pur non essendo divenuto una stella di primissima grandezza come Beatles, Rolling Stones Who o Kinks, il gruppo guidato dal cantante Steve Marriott e dal bassista Ronnie Lane – entrambi scomparsi giovani, nei ’90 – ha conquistato un ruolo più che di culto nella storia del rock, e nei decenni seguenti le sue session per la Decca hanno costituito un ricco serbatoio per numerose operazioni discografiche. Il box in oggetto, posto in commercio per il cinquantenario della fondazione, doveva essere “definitivo”, come del resto suggeriva l’abbondanza di quanto offerto: ben cinque CD e un libro straripante di note e splendide foto.
Beh, in effetti The Decca Years 1965-1967 chiude una volta per tutte la questione, recuperando gli episodi usciti su LP e singoli, le versioni alternative presenti come bonus nelle stampe “deluxe” del 2012 (mancano soltanto, ed è giusto, i mix stereo approntati elettronicamente a posteriori) e le quattro session radiofoniche alla BBC del 1965/1966. Tutto filologico al 100%, comprese le incisioni mono, con la sola stranezza di un primo Cd – intitolato Greatest Hits – dove sono schierati sia pezzi all’epoca editi solo su 7 pollici, sia classici contenuti anche in Small Faces (CD 2) e From The Beginning (CD 3); coerentissimi, invece, gli ultimi due compact, ovvero Rarities & Outtakes e BBC Sessions. Ci si è dilungati sulle caratteristiche dell’oggetto e nulla si è detto della cosa più bella, cioè la musica. Il mix di rock, pop e R&B/soul creato dagli Small Faces è da sempre un faro luminosissimo per ogni generazione Mod e ha esercitato una notevole influenza sul Britpop, e benché lo zenit ispirativo del quartetto coincida con le produzioni per la Immediate, queste deliziose canzoni all’insegna della freschezza, della qualità di scrittura (relativamente poche le cover), della passione e del buon gusto non faranno rimpiangere il tempo speso ad ascoltarle. Poi, è logico, chi dei Nostri conosce solo il nome potrebbe trovare la scaletta di THE DECCA YEARS “un tantino” pletorica, ma va da sé che una simile leccornia è pensata soprattutto per gli appassionati un po’ maniacali.
Tratto da Classic Rock n.37 del dicembre 2015

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Categorie: recensioni | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “Small Faces

  1. Anche il box “HERE COMES THE NICE” (Immediate years) è bellissimo… ho il tuo stesso debole…

  2. Ugo Malachin

    parlando di box è appena uscito The Long Ryders ‎– Final Wild Songs 4CD, imperdibile per tutti coloro che non hanno i vinili originali o che li hanno ma vogliono gustarsi anche una ventina di pezzi live del loro periodo migliore

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