Lou Reed, 27/1/1992

Ero lì che scorrevo gli archivi alla ricerca di un vecchio articolo da recuperare, e mi cade l’occhio su una data: 27 gennaio 1992. Diamine, ventiquattro anni esatti fa. OK, si poteva anche attendere l’anno prossimo perché il quarto di secolo fa più scena… ma alla fine sono sciocchezze. Non so se il tempo trascorso abbia reso tutto più “leggendario”, ma nella mia mente questo è uno dei concerti più belli ai quali abbia mai assistito. In Rete ne esiste anche un bootleg, ma non credo che andrò a verificare: spesso le suggestioni dei ricordi sono meglio della realtà.

Lou Reed 1992Teatro Sistina
(Roma 27/1/1992)
Più che un concerto, una celebrazione. Ma non, come qualcuno magari si attendeva, la celebrazione di oltre venticinque anni di carriera sotto forma di rassegna delle più celebri “hit”, bensi uno spettacolo nel quale le uniche concessioni ai passato remoto sono state le brevi e frizzanti Sweet Jane e Rock’n’Roll conclusive, proposte peraltro allo scopo di onorare le scontate richieste di bis. Nelle due ore di show il quasi imperturbabile Lou Reed si è infatti dedicato solo al materiale recente, incentrando la prima parte sul suo ultimo, splendido album Magic And Loss (del quale ha eseguito tutti i brani) e la seconda su episodi estratti da Songs For Drella e New York. E la sua rappresentazione, quasi sempre sommessa e confidenziale ma a tratti più incline a seguire gli istinti, si è rivelata incredibilmente magnetica, grazie anche al brillantissimo supporto strumentale fornito dai comprimari Mike Rathke (chitarra), Rob Wasserman (upright bass) e Michael Blair (batteria): tre musicisti diligenti e professionali fino all’eccesso ma non per questo freddi nell’intrecc:iare trame sonore persino più suggestive – in virtù di una presenza e un trasporto almeno in apparenza maggiori – di quelle costruite in studio.
Nella splendida cornice di un Sistina gremito in ogni ordine di posti si è dunque assistito ad un esibizione impeccabile, che mai e poi mai avrebbe potuto raggiungere pari livelli di espressività e fascino in un Tendone o in un Palasport; e Lou Reed è sembrato del tutto a suo agio nell’atmosfera “mistica” dell’ampio teatro, concentrato nell’interpretare il suo ruolo di sciamano con la naturale autorevolezza di chi sa di avere molto da comunicare e desidera essere ascoltato con partecipazione emotiva, ma anche con la giusta attenzione. In tal senso, la serata del 27 gennaio scorso resterà impressa negli annales personali del sottoscritto come una di quelle in cui gli impalpabili legami tra artista e pubblico sono stati più intensamente e travolgentemente saldi; e la commozione sul volto dei presenti, unita all’aura di malinconica gioia che aleggiava sulle canzoni – da Magician a Dirty Boulevard, da A Dream a Magic And Loss – dicono a chiare lettere che Lou Reed, cinquantenne dai mille volti e dalle mille emozioni, è ancora ben lungi dall’imboccare il viale del tramonto.
Tratto da Velvet n.14 (Anno V) del marzo 1992

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