Pope Francis

La faccenda è andata così. Mesi fa ricevetti un comunicato nel quale si annunciava l’imminente uscita di un disco del Papa, in qualche modo legato al progressive; non un disco cantato (appositamente), comunque, ma un disco in cui alle parole (preregistrate) del Pontefice erano state accostate musiche realizzate ad hoc, con il tutto trattato in modo da essere un prodotto con pretese artistiche e non solo uno strumento di propaganda. Non ho dunque potuto esimermi dal recensire il CD nella sede che mi sembrava più opportuna, ovvero AudioReview. Siete pronti per il “popegressive”?

Pope Francis copWake Up!
(San Paolo/Believe)
Come si puo valutare, un disco del genere? Mica facile. Si potrebbe buttarla sull’ironia, analizzando quella che senza alcun dubbio è un’operazione di marketing ben congegnata (e che “parte” dei profitti andranno a finanziare l’assistenza ai rifugiati, considerando come lo sponsor sia il Vaticano, è francamente il minimo), ma avrebbe davvero senso? Meglio, allora, dimenticare l’identità dell’intestatario, effigiato sorridente e in posa plastica sulla bianchissima copertina, limitarsi ad accennare che il titolo evoca sinistramente un popolare slogan dei Testimoni di Geova e concentrarsi sugli aspetti musicali; non per sfottere, sia chiaro, ma solo per fornire risposta a quanti non hanno voglia di esplorare il web (su Spotify non c’è) ma sarebbero curiosi di sapere che tipo di “canzoni” possa mai contenere l’album d’esordio di Jorge Mario Bergoglio, in arte Pope Francis.
Innanzitutto, il Pontefice non canta ma declama, recita e accenna armonie in più di un idioma; e non ha composto, arrangiato, prodotto o suonato alcunché, compiti affidati a un team di professionisti comprendente, fra gli altri, Tony Pagliuca delle Orme. La voce, stentata e poco incisiva ma dotata di una sua ieratica autorevolezza, è funzionale al messaggio propagato dai testi, mentre le sonorità, sempre morbide e avvolgenti, oscillano tra maestosità neo-classicheggianti e sintetiche, aperture filo-world, spunti vagamente ambient e soluzioni echeggianti il prog-rock, il tutto allestito con strumenti acustici, elettrici ed elettronici e punteggiato di un ampio uso di cori. Pur attingendo nel serbatoio dei cliché, il risultato vanta una certa godibilità, che viene però meno quando sul pulpito sale il primattore; presenza che appare forzata, la sua, ma dalla quale il progetto – concepito come ideale colonna sonora dello spettacolo che andrà in scena per l’intero 2016 – non poteva prescindere.
Tratto da AudioReview n.370 del dicembre 2015

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