Steve Von Till

Chi mi segue, anche solo qui sul blog, dovrebbe ben conoscere la mia passione per i Neurosis, la Neurot Recordings e Steve Von Till, che della band e dell’etichetta è una delle figure-chiave. Questo è il suo ultimo disco da solista, secondo me bello assai… come, del resto, i precedenti.

12" Glued SleeveA Life Unto Itself (Neurot)
Lo si è detto altre volte, ma ripeterlo non può nuocere: è curioso, ma a pensarci bene nemmeno tanto, che quando Steve Von Till non è alla guida dei Neurosis – band della quale è co-leader, alla pari con Scott Kelly – la sua musica cambia in modo radicale; non post-hardcore magmatico e visionario, bensì canzoni folk-noir rarefatte e pacate, stilisticamente collocabili nella stessa area, vista pure la voce cavernosa, di quelle di Mark Lanegan, di Wovenhand o degli Swans. Però, appunto, non è strano che l’artista americano, nei panni del cantautore, preferisca volumi meno devastanti e trame più morbide, rimanendo peraltro legato a sonorità avvolgenti e intense dove tensioni più o meno subliminali si intrecciano con toni in odore di spiritualità.
Quarto album a nome Steve Von Till in quindici anni, A Life Unto Itself arriva parecchio dopo il precedente A Grave Is A Grim Horse (2008) e immortala il songwriter in una veste nel complesso più “ricca” (virgolette d’obbligo) e arrangiata del solito, se vogliamo più vicina alle prove come Harvestman (sì, il Nostro ha un’ulteriore identità). In trame che non si possono comunque definire “compatte”, sempre dominate dalle esecuzioni canore gravi e magnetiche e avvolte in atmosfere filo-intimiste che rimandano a terra e radici, affiorano così non solo chitarre elettriche ma anche synth, percussioni, una pedal steel e una viola. I sette brani, di durata compresa fra i 5‘26” e i 7’47”, garantiscono insomma un’esperienza di ascolto impegnativa ma quantomai affascinante: folk-rock, ok, ma misterioso e intriso di inquietudine, che non opprime né raggela e, al contrario, esala un calore che si sente sulla pelle e soprattutto sotto di essa. Forse non per tutti, ma chi riuscirà a entrarci in sintonia ne sarà inevitabilmente e irrimediabilmente conquistato. Anzi, stregato.
Tratto da AudioReview n.364 del giugno 2015

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