Il ritorno dei Gang

“Meglio tardi che mai”, si sarebbe potuto (e forse dovuto) dire a proposito di quest’album lunghissimamente atteso dei miei amati Gang. Non so se qualcuno abbia colto fra i suoi solchi (sì, esiste anche in sacro vinile) quelche segno di “ansia da prestazione”, ma sicuramente io non rientro nella categoria; e Sangue e cenere mi ha dato esattamente quello – tanto – che mi aspettavo. Mi pareva infatti improbabile che i Severini Bros., dopo averci pensato su quindici anni, se ne fossero usciti con qualcosa di non all’altezza della loro bella storia. Questo è ciò che ho scritto del disco su AudioReview.

Gang copSangue e cenere
(Rumble Beat)
Non contando una serie di cd dal vivo classificabili alla voce “official bootleg” e alcuni altri legati a progetti particolari e composti in larga parte di reinterpretazioni dal proprio stesso repertorio, i Gang non realizzavano un album dal 2000 di Controverso, quello del congedo dalla Warner. Non bastassero i circa cento concerti messi in fila ogni anno in situazioni più o meno alternative, a dimostrare quanto forti siano la stima e l‘affetto nei confronti della band marchigiana ha provveduto la campagna di crowdfunding allestita per questo Sangue e cenere, baciata da consensi che sono parsi clamorosi soprattutto a quanti ritenevano che un gruppo “antico“ – il primo 33 giri è di oltre tre decenni fa – non avesse gran seguito in Rete.
Ha insomma impiegato un po‘ ad arrivare, Sangue e cenere, ma come si suol dire in questi casi, l‘attesa è stata ben ripagata. I suoi undici episodi, dal feeling e dal suono prevalentemente americani in virtù della produzione di Jono Manson e della presenza di numerosi ospiti d‘oltreoceano (c’è persino Garth Hudson di The Band), rinnovano infatti una volta in più l‘intensa magia del miglior storytelling, spaziando con ispirazione e classe cristallina fra folk e rock e corredando il tutto di testi ora intimisti e ora espliciti nella loro verve poeticamente “combat”. In questo bel quadro, che ha come ideale sfondo il Border, dominano le ballate avvolgenti e cariche di sentimento ma c‘è spazio pure per un paio di pezzi dagli accenti r‘n‘r assai più marcati, come il singolo Nel mio giardino e l‘inno di lotta in salsa irlandese Alle barricate. Tutto materiale autografo dei fratelli Marino e Sandro Severini, da sempre capitani, timonieri e mozzi di questa nave che, a dispetto delle tempeste, continua a solcare con fierezza i mari della canzone d‘autore, regalando saggezza, vive emozioni e una sana spinta a reagire.
Tratto da AudioReview n.361 del marzo 2015

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Categorie: recensioni | Tag: | 3 commenti

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3 pensieri su “Il ritorno dei Gang

  1. Gian Luigi Bona

    Sono un grande fan dei Gang (ovviamente ho partecipato al crowffuonding !) e sono molto contento del nuovo disco. Posso capire le motivazioni della recensione di BlowUp ma non le condivido. Secondo me questo è un disco molto buono con testi molto buoni anche se gli argomenti sono stati in parte già toccati in passato ma questa è la cifra stilistica dei Gang per cui direi che è giusto così.
    La musica è ottima e l’album live che ho ricevuto per il tipo di finanziamento che ho scelto è veramente notevole.
    Secondo me i Gang sono fra una delle migliori rock bands italiane e vorrei solo aggiungere che sono stato veramente colpito dal successo che il crowdfuonding ha avuto permettendo loro di raggiungere in 24 ore il denaro sufficiente per realizzare il disco.

    • Anonimo

      No vabbè, sono la migliore rock’n’roll band italiana !!!
      Penso anche soltanto al lavoro culturale (forse prima che musicale) che hanno fatto su “Le Radici e le Ali” e “Storie d’Italia” dove veramente ci hanno dato nuove parole…
      No, niente da fare… sono i migliori

      • Gian Luigi Bona

        Ah! Sono sempre io che ho scritto il commento qui sopra !!! Ho solo dimenticato di mettere il mio nome 😃

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