I Verdena e l’Endkadenz

Fra le tante stranezze del mondo musicale italiano ce n’è una che mi affascina (per così dire) in modo particolare; ovvero, come sia possibile che, a fronte di un apprezzamento comunque parecchio ampio, siano in tanti a trattare i Verdena come un bluff, dandogli addosso senza addurre motivazioni plausibili. Non me lo so spiegare, dopo tutti i dischi, i concerti e le prove di ogni genere, fornite in una carriera ventennale, che almeno a mio avviso dimostrano inequivocabilmente come i tre bergamaschi abbiano assimilato e vivano il rock alla maniera di pochissimi altri – soprattutto a livello di circuito major – qui nella Penisola. La curiosa doppietta di album edita nel 2015 ne è stata ulteriore conferma.

Verdena cop 1Endkadenz Vol.1 (Universal)
Dopo aver realizzato un album composito, brillante e baciato da notevoli consensi come Wow, per i Verdena sarebbe stato legittimo domandarsi “e adesso che facciamo?”. Nemmeno per idea: portato a termine il lungo tour e dedicatisi per un tot ad altre questioni, i tre bergamaschi si sono rinchiusi per mesi nel loro studio/laboratorio corredato di un prezioso registratore analogico e ne sono venuti fuori con un disco di due ore. Il rifiuto della Universal di pubblicarlo come CD doppio (e vinile triplo se non quadruplo) ha portato alla curiosa soluzione di suddividerlo in due uscite, uguali per durata e numero di brani (tredici). A Endkadenz Vol.1, in vendita dalla fine di gennaio, farà così seguito entro l‘estate un Vol.2 con caratteristiche sostanzialmente analoghe.
A dispetto di quel che sarebbe spontaneo ritenere, il sesto album della band non è un concept. È, invece, una raccolta di canzoni libere da vincoli e dal giogo della convenzionalità, che si snodano avvolgenti e qua e là conturbanti fra sonorità vigorose e abrasive, atmosfere certo non solari ma comunque non troppo cupe e/o claustrofobiche, melodie mai scontate, testi (in italiano) anch‘essi lontani dai cliché e ricchi di immagini evocative. Inevitabile, insomma, tirare in ballo il concetto di psichedelia; Alberto Ferrari, Roberta Sammarelli e Luca Ferrari lo interpretano però alla loro maniera, non ricalcando modelli specifici e amalgamando senza revivalismi anni ‘60, ‘70 e ‘90 in una miscela torbida e sanguigna che riesce a non essere respingente e che, al contrario, rivela continue attrattive. Sembra la solita frase campanilista e sensazionalista, ma qui da noi è davvero raro imbattersi in un gruppo tanto “dentro” al rock, sia sul piano formale, sia soprattutto in un approccio che di questa musica sa esaltare spontaneamente l‘essenza più pura, vibrante e avventurosa.
Tratto da AudioReview n.360 del febbraio 2015

Verdena cop 2Endkadenz Vol.2 (Universal)
Come da tempo anticipato, sette mesi dopo il Vol.1 arriva nei negozi il secondo capitolo di quello che avrebbe dovuto essere un unico CD doppio (o vinile triplo/quadruplo) e che un diktat legato a logiche commerciali dell’etichetta ha invece reso “a puntate”. Ora completato con due dischi identici per numero di tracce (tredici) e durata (un’ora), Endkadenz non ha più incognite. Rimane solo la curiosità di quale sarebbe stata, con un unico “oggetto”, la sequenza dei brani: una faccenda non proprio marginale, per chi concepisce la musica in un certo modo (e i Verdena lo fanno, eccome!). A contare sul serio, però, è che con questo sesto/settimo lavoro il trio bergamasco abbia confermato lo stato di grazia del precedente e altrettanto monumentale Wow (2011), fornendo ulteriore sostegno alla tesi che li vuole tra le poche band italiane capaci di far propria non solo la forma del rock’n’roll ma anche la sua indole più genuina, libera da soffocanti vincoli stilistici e all’occorrenza temeraria. Il tutto con il dito medio mostrato a chi voleva e vuole sminuirli apostrofandoli come emuli “provinciali” dei Nirvana prima e dei Motorpsycho poi.
Pur risultando (ovviamente) in totale sintonia con l’altro Endkadenz, il nuovo album mette in luce un’espressività nel complesso più evocativa che fisica. Intendiamoci, le trame telluriche, convulse e spigolose alle quali il gruppo ci ha abituati si snodano per l’intera scaletta, ogni arrangiamento sembra sussurrare – o urlare – “Psichedelia! Psichedelia!” e voce e testi si tengono alla larga da qualsiasi convenzione pop, ma in casi come questo le sfumature sono dannatamente rilevanti e allora, sì, è lecito parlare di Verdena (un po’) più morbidi. Ma sempre devianti e deviati, creativi e poco prevedibili, oltre che sostenuti dalla solita, granitica certezza di voler continuare a (in)seguire la loro visione.
Tratto da AudioReview n.367 del settembre 2015

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Categorie: recensioni live | Tag: | 2 commenti

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2 pensieri su “I Verdena e l’Endkadenz

  1. donald

    Grande Federico, perfettamente d’accordo con te, per quanto mi riguarda sono il gruppo più importante in Italia, oggi. Per quanto riguarda gli haters, boh, spesso ho la netta sensazione che sia puro snobismo, perchè quali argomentazioni serie vuoi che tirino fuori per demolire un gruppo che in poco più di 10 anni ti tira fuori Il suicidio dei samurai, Requiem, Wow e Endkadenz?

  2. Davide

    Totalmente d’accordo, sono decisamente bravi. Tanti album bellissimi e decisamente diversi dal comune sentire.

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