Sly And The Family Stone

Non scrivo granché di musica black. In gioventù non mi piaceva molto perché – scioccamente, ma erano altri tempi e credo di poter essere giustificato – la associavo all’odiata “disco”, e in seguito perché nelle riviste nelle quali lavoravo (e che magari coordinavo) c’era sempre almeno un collega più ferrato di me sull’argomento. Ogni tanto, però, addentrarmi in quel mondo mi fa piacere, specie quando nello specifico si parla di Sixties.

Sly And Family Stone copLive At The Fillmore East
(Epic)
Nella convulsa, funambolica avventura di Sly And The Family Stone, costellata di eccessi e zone d’ombra, una delle poche certezze è quella relativa allo zenit artistico: fra l’inizio del 1969 e la fine del 1971, ovvero il periodo dei capolavori Stand! e There’s A Riot Goin’ On, dei primi, veri successi di mercato, dell’epocale concerto a Woodstock, dell’affermazione come alfiere di una maggiore equità sociale. Come ciò potesse conciliarsi con comportamenti pubblici censurabili, abusi di droghe pesanti e dissidi interni rimane uno di quei magnifici misteri che rendono il mondo della musica così affascinante e imprevedibile, indipendentemente dal fatto che l’ambito sia il rock, il jazz o – come nel caso in questione – una calda, policroma miscela di soul, R&B e funk, qua e là insaporita da spezie psichedeliche.
Live At The Fillmore East coglie la band multietnica di San Francisco poco dopo un problematico tour britannico e qualche mese prima del boom. Nei quattro set al Fillmore di New York del 4 e 5 ottobre 1968, due pomeridiani e due serali, venne proposto solo materiale precedente, senza neppure la Everyday People che a brevissimo avrebbe dato alla Famiglia il primo posto della classifica dei 45 giri; il tutto fu registrato con l’intenzione di commercializzare una sorta di “best of” dal vivo, ma quel singolo cambiò i programmi e il progetto fu accantonato. Oggi, quei nastri vedono finalmente la luce in un quadruplo CD – confezione pieghevole, libretto essenziale, prezzo non esoso – che pesca nel repertorio portato in scena nel 1968, con parecchi estratti dal secondo LP Dance To The Music e dal terzo Life, un recupero dal debutto, un paio di outtake e le cover di St. James Infirmary e I Can’t Turn You Loose. Contando come due quelle delle medley, sono in totale trentasette tracce per abbondanti tre ore di musica festosa e caleidoscopica, ma l’inevitabile presenza di “doppioni” fa sì che il numero dei titoli sia ridotto a una quindicina; benché l’ascolto sia coinvolgente e godibilissimo, non ci sarebbe da meravigliarsi se qualcuno preferisse acquistare il più agile doppio 33 giri, con copertina leggermente diversa, edito in occasione dell’ultimo Record Store Day.
Tratto da Classic Rock n.34 del settembre 2015

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